Vita da difendere

I maltesi sono contrari ma le lobbies spingono per l’aborto libero

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Anche a Malta, piccolo Stato di estrazione cattolica, tra i Paesi con la più restrittiva legislazione in tema di aborto, crescono forti le pressioni perché sia sdoganata la tutela del diritto alla vita con l’ingresso dell’aborto libero.

Nonostante in base ai più recenti sondaggi la popolazione si dimostri fortemente contraria all’introduzione dell’aborto, previsto come reato dalle legge maltese, le lobbies abortiste vanno all’attacco di una delle poche roccaforti rimaste che tutelano la vita del concepito.

Diverse sono infatti le ONG, le fondazioni, i collettivi che operano come gruppi di pressione perchè Malta abbandoni la protezione della vita nascente.

Tra queste ben sette ONG si sono riunite nel collettivo “Voice for choice”, istituito nel marzo 2018 che raccoglie al proprio interno organizzazioni femministe, provenienti anche dall’estero, come l’inglese “Abortion support network”, che si occupa di fornire supporto economico e logistico alle donne maltesi perchè vadano ad abortire in Gran Bretagna o come il gruppo di pressione, sempre inglese, “Doctors for choice” che nel mese di maggio ha creato la propria costola mediterranea “Doctors for choice Malta”.

Tutte queste organizzazioni stanno lavorando a livello mediatico perché l’opinione pubblica maltese, tradizionalmente contraria all’aborto considerato come soppressione di una vita umana, cambi idea in merito. Secondo i più recenti sondaggi il 90,2% della popolazione si oppone all’aborto senza restrizione nelle prime 12 settimane, con solo il 5,2% a favore. Una percentuale altissima che non va affatto giù alle organizzazioni abortiste, le quali stanno lavorando alacremente perché le tematiche abortive entrino nel dibattito pubblico, attraverso eventi pubblici e manifestazioni e aprendo organizzazioni in loco per convincere la popolazione ad abbandonare i propri principi morali.

Non solo quindi questi gruppi di pressione portano avanti un lavoro dal basso, ma si stanno adoperando anche a livello politico, tanto che il mese scorso il leader del partito nazionalista Adrian Delia, fortemente contrario alla soppressione dei bimbi non nati nel grembo materno, ha dichiarato che il Governo si sta dividendo sulla questione dell’aborto e che ci sono funzionari di partito che caldeggiano un’agenda che va contro la vita. Durante un’intervista alla radio di partito, Delia ha denunciato in merito all’attività legislativa in corso che “il Governo sta scegliendo, ancora una volta, di non dare protezione al bambino nel grembo materno” e ha invitato il Primo Ministro Joseph Muscat a riferire in Parlamento il perchè della mancata intenzione di non voler garantire la vita dei concepiti.

Di fronte dunque a una circostanza seria e complessa come una gravidanza indesiderata della donna, nella quale vengono in gioco diversi aspetti, tra cui il primario diritto alla vita del figlio nel grembo, la risposta non può essere l’unica via dell’aborto, presentata e ben confezionata dai vari gruppi di pressione come “diritto della donna alla salute riproduttiva” ed energicamente sospinta affinché anche a Malta sia spazzata via la lunga tradizione legislativa della protezione della vita nascente.

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