I mullah trasformano l’Onda verde in una farsa di regime

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I mullah trasformano l’Onda verde in una farsa di regime

05 Ottobre 2010

Rallegriamoci, in Iran la resistenza non è finita! Domenica scorsa il movimento verde, gli studenti, i giovani che rischiano la pelle ogni volta che scendono in piazza, sono tornati per le strade a far sentire la loro voce… Forza ragazzi, anche se Obama vi ha dimenticato, nonostante la Clinton sia interessata solo al nucleare di Teheran, ogni volta che vediamo le bandiere verdi sventolare di fronte agli sgherri del regime ci prende un empito di soddisfazione e la speranza che la libertà trionfi presto. Non mollate, scendete dai tetti e tornate protagonisti, almeno idealmente siamo al vostro fianco, noi ci crediamo nella vostra lotta.

Ma un attimo, adesso che arrivano le foto della manifestazione di domenica e possiamo guardarle meglio, un po’ più da vicino, qualcosa non torna. Nelle immagini si vede un gruppo di ribelli dell’Onda che affrontano i poliziotti in tenuta anti-sommossa. E allora che c’è di strano direte voi. Che i ribelli sono tutti maschi – tra loro non vediamo neppure una fanciulla, ma com’è possibile visto che questo era il movimento delle ragazze che si battevano per rivoluzionare la condizione femminile nell’Islam? Ci sono un paio, sì soltanto un paio di manifestanti che sembrano appartenere al gentil sesso, eccole farsi sotto, eppure anche loro non convincono, vi siete accorti che indossano dei parrucconi biondi alla Platinette? Sono maschietti travestiti… Come pure gli slogan dei ribelli sembrano diversi da quelli tradizionali e sono scomparsi i grandi cartelli che denunciavano i brogli sulla rielezione di Ahmadinejad. Tutto appare più comico e mistificato.

Che succede all’Onda Verde? Lo abbiamo capito quando l’agenzia di stampa Farsi, una delle veline di regime, ha diffuso tutte le foto della “manifestazione”. Non c’era nessuna piazza, nessuna strada occupata, nessun giovane iraniano pronto a sfidare i mullah. Erano semplici comparse. Attori in un recinto. Avete capito bene, Basij che impersonavano i ribelli, in quella che il governo ha definito una “grande manovra” utile a prevenire future insorgenze. E lo dimostra, purtroppo, la presenza dei duri del regime sul palco delle autorità, come quell’Ahmad Reza Radan, a capo delle forze di sicurezza iraniane, in divisa militare e occhiali da sole, che ha presieduto l’esercitazione con un ghigno beffardo.

Quando il presidente Cossiga, di recente, intervenne per spiegare in che modo andavano contrastate le tute bianche, gli anarchici e i movimenti nostrani, la koinè dei benpensanti ebbe un moto di sdegno, traducendo quella che era l’ennesima provocazione del picconatore in un nuovo esempio di repressione fascista. In Iran invece la protesta è stata affogata nel sangue, nelle impiccagioni, nelle torture, nella delazione. Adesso il regime è arrivato perfino alla farsa, prendendosi sadicamente gioco degli oppositori e di tutti quelli che nel mondo condividono la loro causa. Ebbene, credete che di tutto questo importi qualcosa alle buone coscienze del nostro Paese? Suvvia, ragazzi, l’importante è che il ministro Gelmini ritiri il suo odioso decreto. Di quel che accade nel resto del mondo sono affari loro, tanto poi facciamo sempre in tempo a riempire Roma con un milione di manifesti pro-Sakineh.