I nomi certi e i punti interrogativi del nuovo governo
15 Aprile 2008
Il Popolo della Libertà ha vinto le elezioni del 13 e 14
aprile 2008. Silvio Berlusconi ritornerà a Palazzo Chigi per la quarta volta e
sarà a 14 anni esatti dalla prima volta ed a sette dalla seconda. Quasi come se
fosse una sorta di rito, ogni sette anni. Una vittoria che non ha storie.
Limpida, netta, abbondante. Il temuto o sarebbe meglio dire lo sperato, dal Pd,
pareggio non c’è stato. Anzi quello che si è verificato, parafrasando il gergo
sportivo, è stato un vero cappotto al Partito Democratico che tanto alla Camera
che al Senato è rimasto lontano dal Pdl di oltre nove punti: 46,8 a 37,6 a
Montecitorio e 43,7 a 38 a Palazzo Madama. Un successo senza precedenti e che
concede così al Cavaliere una maggioranza ampia tanto alla Camera, 340 deputati
contro i 239 del Pd, quanto al Senato, 168 senatori contro i 130 di Walter
Veltroni. Numeri che ricomprendono anche la Lega Nord e l’Mpa di Raffaele
Lombardo. Ma pure da solo il Pdl è riuscito a sbancare.
Al Senato il Popolo
della Libertà ha ottenuto il 38,2 per cento conquistando 144 seggi mentre alla
Camera, esclusi i dodici seggi delle circoscrizioni estere, il Pdl avrà 272
seggi grazie al 37,4 per cento. Un margine molto ampio rispetto al Pd di Walter
Veltroni che al Senato potrà contare solo su 116 senatori ed alla Camera su 211
deputati. Il Cavaliere ha quindi sbaragliato nuovamente tutti, vincendo anche
la scommessa del partito unico, quella del Pdl. Altro che predellino o partito
monarchico, le percentuali che gli elettori italiani hanno concesso al Pdl
ricordano tanto quelle date alla Dc dei tempi d’oro. E forse anche qualcosa in
più. Ad esempio in Campania dove il Pdl è arrivato in alcuni paesini a toccare
quota 60/70 per cento. Non ci saranno quindi grandi intese ed inciuci per
governare. L’Udc al Senato ha portato a casa solo
tre senatori e non sarà determinante . E già Pierferdinando Casini ha fatto sapere che “non voterà la
fiducia al governo” ma sarà pronto a dialogare su alcuni temi. L’ammissione di
una sconfitta secca.
E non determinante sarà pure Francesco Storace al quale
Gianfranco Fini ha sibilato, piuttosto che inviato, i suoi “auguri”. Infatti
nessun parlamentare per la formazione politica che candidava Daniela Santanchè
siederà nelle due Aule parlamentari. Nemmeno il tanto temuto Lazio, nel quale
l’ex governatore sperava di fare bottino ed aveva puntato tutte le sue risorse,
è riuscito a dare a Storace qualche seggio.
Ad essere determinante sarà invece la Lega Nord che proprio da queste
elezioni ottiene uno dei suoi maggiori successi elettorali. L’8,1 per cento al
Senato garantirà alla Lega ben 25 senatori, il doppio rispetto alla scorsa
legislatura. Mentre a Montecitorio saranno 60 i deputati in virtù del clamoroso
8,3 per cento. Un risultato che ha consentito ad Umberto Bossi di conquistare
un deputato anche in Toscana e nelle Marche. Infine c’è Raffaele Lombardo che
con il suo Mpa sarà al Senato con due senatori ed alla Camera con otto seggi.
Fin qui i numeri di una due giorni di voto che ha regalato il governo del Paese
al nuovo centrodestra. Ma adesso la parola passa alla politica ed in primo
luogo all’analisi degli equilibri politici. E’ indubbio che da questa
situazione il primo partito che se ne gioverà sarà proprio la Lega, che adesso
vede il suo ruolo politico accresciuto. Tanto che subito Walter Veltroni ha
voluto puntare il dito sul rapporto proprio con Bossi parlando di “governo
targato Lega” e che “li condizionerà”. Strascichi di campagna elettorale ai
quali subito i leghisti hanno voluto replicare, con Umberto Bossi che ha
spiegato: “Berlusconi non sarà mio ostaggio, lui è mio amico. Noi rispettiamo i
patti”. Concetto ribadito poi da Roberto Maroni: “Siamo stati gli alleati più
fedeli di Berlusconi e lo saremo ancora. A patto che venga rispettato il
programma”. Ed in questo senso Bossi oggi dalle colonne de “La Stampa” in
un’intervista precisa che “adesso bisogna fare le riforme, se no perdiamo la
pazienza. Il Nord ha mandato un segnale preciso, vuole assolutamente che cambi
il Paese e la prima iniziativa che prenderemo è il federalismo fiscale”.
Difficoltà che nemmeno Berlusconi vede all’orizzonte, tanto che ieri sera ha
subito incontrato nella sua villa di Arcore il leader della Lega ribadendo che
“non abbiamo mai avuto difficoltà in cinque anni di Governo. Non ricordo
nessuna decisione arrivata sul tavolo del consiglio dei ministri che abbia
trovato la posizione negativa della Lega”.
Parole distensive, quindi. Sul
tavolo però c’è adesso da decidere le prossime mosse. Ed il Cavaliere sembra
avere le idee chiare, quasi su tutto. Ancora incerti i nomi di due ministeri di peso: Sanità e Istruzione. La squadra di governo sarà pronta la prossima settimana
anche se molte caselle sono state già occupate ed annunciate. In tutto saranno
dodici i ministri e sessanta nomi costituiranno l’intera squadra di governo. Quattro le donne con
Mara Carfagna probabile per un ministero della Famiglia o degli Affari
giovanili. Poi ci sarà Stefania Prestigiacomo e le due donne di An
Giorgia Meloni e Giulia Bongiorno. Per quest’ultima si dà quasi per certo il
ministero della Giustizia.
All’economia è già sicuro il ritorno di Tremonti, gli esteri invece andrà a Franco Frattini,
secondo quanto annunciato ieri in diretta tv da Berlusconi. Per la difesa si fa il nome di Ignazio La Russa. Per il Viminale quello di
Renato Schifani (visto che il posto di capogruppo al Senato dovrebbe essere
occupato da Maurizio Gasparri). Ma dentro Fi avanza anche l’ipotesi di Claudio
Scajola ministro degli Interni, a meno che questo – ipotesi che pare tra le più probabili – dovesse ricoprire il ruolo di capogruppo alla
Camera. Per la Lega saranno due i ministeri. Uno sicuro sarà Roberto Maroni che
potrebbe ritornare alle Politiche Sociali e Welfare o, in alternativa, traslocare alle Attività Produttive, proprio per dare un segnale al
Nord. L’altro posto potrebbe
essere occupato da Roberto Calderoli che ritornerebbe alle Riforme. In più per
la Lega ci sarebbe la poltrona di governatore della Lombardia visto che Roberto
Formigoni stavolta dovrebbe approdare a Roma. A Milano andrebbe Roberto
Castelli, mentre l’ex governatore lombardo potrebbe trasferirsi nella Capitale
per fare
il presidente del Senato (qualcuno aveva anche avanzato l’ipotesi del ministero dell’Istruzione, con il pieno consenso di Cl). Alla Camera lo scranno più alto sarà invece nelle
mani di An ed in particolare di Gianfranco Fini.
Per i Beni Culturali si fa il
nome del portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, e quello del coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, mentre a Infrastrutture e Ambiente andrebbe
Altero Matteoli. Da decidere la sorte del ministero delle Politiche Agricole,
visto che Gianni Alemanno, ex titolare di questo dicastero, sarà impegnato
nella sfida per il sindaco di Roma. Gianni Letta, invece, sarà vicepremier ma
non dovrebbe avere alcun incarico ministeriale. Rimane ancora l’incognita su che fine faranno i grandi vecchi di Forza Italia: Marcello Pera, Beppe Pisanu e Antonio Martino. Ma c’è ancora qualche giorno per scoprire le ultime carte. E ancora un punto interrogativo è costituito dal rapporto con la destra di Storace e della Santanchè. Il dubbio è se offrire un ruolo di governo alla leader della Destra o aspettare che i temi si maturino differentemente per poi riaprire il dialogo.
Sul fronte del programma anche
qui poche le incertezze. Berlusconi stamattina ha ribadito che la prima
riunione del Cdm sarà a Napoli e che l’emergenza rifiuti sarà la priorità del
governo. Chiare anche le idee sull’inflazione con il Cavaliere che annuncia di
avere già “in mente qualcosa”, “anzi un progetto preciso che metteremo in atto
subito per contenere i prezzi, a partire dalle catene alimentari, con la
collaborazione della rete dei consorzi di commercio”. Intanto lavora pure alla
vicenda Alitalia annunciando di star preparando “la cordata di imprenditori
interessata a rilevare l’azienda”. Ed infine un ultimo accenno alle pensioni,
soprattutto a quelle sotto i mille “per adeguarle” ed all’Ici che “aboliremo
nel primo Consiglio dei ministri”. Le urne si sono chiuse solo ieri ma il
Berlusconi IV è già bello e pronto.
