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L'uovo di giornata

I pieni poteri di Gualtieri

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Con un celebre aforisma, Aby Warburg notò come “il diavolo si nasconde nei dettagli”. Chissà in quanti, alla lettura di un semplice articolo del cosiddetto “Decreto Rilancio” (per la precisione, il numero 265), avranno avuto modo di constatare come l’intellettuale tedesco vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento avesse perfettamente ragione. Il riferimento è al comma n.8, in cui è specificato come il ministero dell’Economia e delle Finanze potrà decidere, dopo valutazioni e monitoraggi, di ricollocare a piacimento le risorse stanziate nel decreto stesso. Una cifra non banale, se pensiamo che l’ammontare delle somme contenute in questo provvedimento ammonta all’incirca a 80 miliardi di euro e, soprattutto, si dà la possibilità ad una struttura ministeriale di poter modificare – senza confronto preventivo col Parlamento – leggi approvate in via definitiva.

Questo, in poche parole, sta a significare che nei prossimi mesi il ministro Gualtieri si ritroverà ad essere una specie di Premier “ombra”, con possibilità quasi illimitate di prendere il sopravvento sui suoi colleghi di governo e affiancando de facto Giuseppe Conte alla guida del Paese. Qualche reazione al testo così formulato pare si sia registrata anche da esponenti del PD – come il costituzionalista Stefano Ceccanti che presenterà probabilmente un emendamento in merito – ma fa specie che quasi nessuno nel mondo politico, giornalistico o istituzionale abbia menzionato a dovere questa vicenda dai risvolti oggettivamente poco democratici.

Da più parti la spiegazione che viene data a tutto ciò è che questa mossa sarà funzionale all’arrivo dei miliardi provenienti dagli aiuti europei che verranno stanziati (già, ma a partire da quando?) nel Recovery Fund, la cui discussione e approvazione terminerà probabilmente entro l’estate. Il MEF diverrebbe una sorta di centrale di coordinamento dei fondi che dovranno essere accuratamente utilizzati, pena la sospensione degli aiuti, e un personaggio dal profilo europeista come Gualtieri a capo di questa centrale sarebbe ben gradito anche a quelle cancellerie europee più restie a concederci ingenti somme di denaro da spendere a fondo perduto.

Ora, premesso che una simile giustificazione sia sufficiente per liquidare i notevoli risvolti di un provvedimento simile, è lecito chiedersi che fine abbiano fatto coloro i quali hanno prima sparato a zero sulla ventilata presa dei “pieni poteri” da parte di Salvini e poi criticato quella temporanea e approvata per via parlamentare di Orban. Se un semplice ministro diventa plenipotenziario dell’esecutivo – scavalcando anche il Parlamento – nessuno ha nulla da ridire? Bastano i suoi rapporti più che buoni con le istituzioni europee per consentirgli di ottenere un tale potere decisionale?

Per qualcuno, a quanto pare, sono solo dettagli…

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