I pirati non sono mai scomparsi, erano semplicemente nascosti molto bene
15 Aprile 2009
Ieri i corsari somali si sono impadroniti di un altro mercantile, l’Irene (battente bandiera greca), mentre 2 pirati – probabilmente i mediatori – provenienti da Las Qorey sono giunti a Bosaso per cercare di trattare con le autorità locali il rilascio del rimorchiatore d’altura italiano Buccaneer. A bordo ci sono 10 connazionali, un croato e cinque rumeni, catturati sabato dai pirati nel Golfo di Aden, in Somalia. Il tutto dopo l’azione delle teste di cuoio americane, che il giorno di Pasqua hanno liberato il comandante del mercantile Alabama, Richard Phillips.
La cronaca degli ultimi giorni vede i "pirati del XXI secolo" protagonisti di avventure che sembravano relegate al grande schermo. Ma nella realtà gli assalti non si sono mai fermati, come dimostrano numeri e situazioni di abbordaggio degli ultimi anni.
Prima di tutto occorre capire chi sono questi "bucanieri". Si tratta di un fenomeno molto simile al passato. Cattivi, armati di tutto punto con lanciarazzi ed armi automatiche, sfruttano la vulnerabilità delle navi che spesso, per motivi meramente economici, attraversano tratti di mare che sfuggono alla giurisdizione degli stati di appartenenza. I punti più a rischio sono il Canale di Suez, il Canale di Panama e lo Stretto di Malacca, dove i grandi mercantili vengono facilmente superati ed attaccati dai pirati, grazie alla maggiore velocità delle loro piccole imbarcazioni a motore.
Fino a circa 10 anni fa le navi venivano attaccate soprattutto nei mari della Cina, a largo della Nigeria o lungo lo Stretto di Malacca. In quei tratti di mare, tra il 1991 e il 1998, sono state depredate quasi 1.200 imbarcazioni. Il massimo bottino fu però raggiunto nel 2007, quando solo in Malesia e Singapore vennero saccheggiate una media di 4 navi la settimana, anche se nel 2003 ci furono ben 443 attacchi e 16 morti.
Bisogna riconoscere comunque alla pirateria somala del XXI secolo un salto di qualità, quantomeno qualitativo. Tra i 130 attacchi compiuti nel Golfo di Aden lo scorso anno hanno, è stato "agganciato" un cargo ucraino pieno d’ armi e una petroliera saudita che trasportava 2 milioni di barili di petrolio. Un bel passo avanti rispetto alle “barchette” a cui aspiravano in precedenza.
Sulle tracce di questa nuova razza si era già messa "Vanguard", una trasmissione di Current Tv (il network fondato da Al Gore) che gli aveva dedicato una puntata ad aprile. Kaj Larsen, uno dei "vanguard journalist" ha parlato con i cacciatori di pirati, per poi visitare i pericolosi covi dove i pirati si danno appuntamento.
Anche le compagnie di assicurazione si erano accorte del business, qualificando il Golfo di Aden come "area di guerra" alla stregua di Iraq ed Afghanistan. E’ stato valutato come, più o meno, una polizza in grado di coprire tutti i rischi incluso il sequestro da parte dei pirati può costare dai 2mila ai 50mila dollari al giorno, considerando a parte un incremento cospicuo nel periodo di transito nel Golfo di Aden.
La rete (intesa come web) come sempre ha rilanciato, chiedendo pareri, indicendo sondaggi e aprendo blog. Quella che segue è una piccola selezione di proposte anti-pirateria. Da un perentorio "uccidere i pirati" dello studioso Fred Iklè pubblicata sul "Washington Post" alla task force mista, composta da portaelicotteri e unità più piccole ma adatte a inseguire i barchini dei banditi. C’è chi propone la protezione autonoma da parte delle marinerie civili, prevedendo spostamenti in convoglio, armi a bordo, addestramento specifico degli equipaggi, modifiche per proteggere meglio le navi, ampliamento di difese passive e attive e chi invoca i contractors, ovvero vigilantes armati e preparati al peggio cui gli armatori potrebbero ricorrere. La più immediata parte dal presupposto che finché ci sarà qualcuno disposto a pagare, i pirati continueranno, quindi la contromisura è semplice: stop ai pagamenti.
Fin qui i media e il web, ma serve anche che le Istituzioni si mobilitino. Purtroppo, il controllo marino presenta difficoltà e margini di errore elevati. Si stanno studiando soluzioni nuove, nel frattempo si spera nel brutto tempo e nel mare agitato per scongiurare gli attacchi.
