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I pm di Napoli chiedono di nuovo l’arresto di Cosentino

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C'è anche Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl campano ed ex sottosegretario all'Economia, tra i destinatari degli oltre cinquanta provvedimenti restrittivi della magistratura napoletana, in corso di esecuzione in queste ore nell'ambito di una vasta operazione anticamorra contro esponenti e fiancheggiatori del clan dei Casalesi. Nei capi di imputazione della procura di Napoli, Cosentino figura come il "referente politico nazionale" della cosca mafiosa.

Coinvolti nell'inchiesta numerosi esponenti politici di rilievo nazionale e locale, tra cui un consigliere provinciale di Caserta, personaggi del mondo bancario e imprenditoriale operanti, oltre che in Campania, nel Lazio, in Toscana, in Emilia Romagna, in Lombardia e in Veneto. Gli uomini della Dia di Napoli e dei Carabinieri di Caserta stanno eseguendo decine di arresti (si parla di un numero oltre i cinquanta) e perquisizioni e questa mattina è stata depositata in giunta per le autorizzazioni della Camera la richiesta d'arresto nei confronti di Cosentino. L'Aula di Montecitorio ha tempo 30 giorni per esprimersi e con tutta probabilità il voto arriverà entro Natale.

Si tratta, per il deputato originario del casertano, della seconda sempre con la stessa motivazione, che fa riferimento ai suoi presunti rapporti con il clan dei casalesi. Questa volta, i reati ipotizzati dai magistrati sono di concorso in falso, riciclaggio e violazione della normativa bancaria. Al centro delle indagini è finita, in particolare, la vicenda relativa alla costruzione di un grande centro commerciale nel comune di Casal di Principe (Caserta), nell'ambito della quale - è la tesi dei magistrati napoletani - Cosentino avrebbe fatto da mediatore con alcuni funzionari di Unicredit, riuscendo a far ottenere un finanziamento di 5,6 milioni euro all'imprenditore Nicola Di Caterino, titolare della società che avrebbe dovuto acquisire i terreni per la costruzione del centro di commerciale e considerato organico al clan.

A questo affare si aggiungono, per Cosentino, accuse di voto di scambio alle elezioni amministrative. 

L'inchiesta diretta dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Curcio, Woodcock e Ardituro ricostruisce, in generale, i rapporti tra una parte della classe politica di Casal di Principe e il clan camorristico. "Si tratta di un'osmosi - scrive il gip Egle Pilla nell'ordinanza di custodia cautelare - che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica della provincia casertana: quello elettorale, quello economico e quello istituzionale".

Tra i circa settanta indagati nell'ambito della maxi inchiesta c'è anche (ma non per camorra) il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro. Secondo i magistrati avrebbe accompagnato Cosentino a Roma per sollecitare i vertici di Unicredit a concedere il credito per la costruzione del centro commerciale di Casal di Principe.

 

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