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Diario della Summer School

I ragazzi della Summer School di Magna Carta hanno sete di politica

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Finalmente è iniziata la Summer School di Magna Carta. Circa 60 giovani di tutta Italia si incontrano al Grand Hotel Villa Tuscolana di Frascati per una settimana full immersion di formazione politica con l’obiettivo di conoscerla meglio e condividere nuove idee per il domani. Devo ammettere che mi aspettavo una grande sfilata di borse Luis Vuitton e tacchi a spillo, magari alla ricerca dell'opportunità giusta per farsi notare e fare carriera nel Pdl. Come se fossimo in una specie di ufficio di collocamento d’alto standing. Ripensandoci, è proprio così che certi giornali raccontano la destra italiana. Invece sono rimasta piacevolmente delusa: di aspiranti veline o novelli veloni per fortuna se ne sono visti davvero pochi.

Nonostante la giovane età, questi ragazzi portano nelle loro vene qualcosa che in molti, me compresa, pensavamo si fosse perso negli ultimi anni: la passione politica. Respirano politica, quella vera, fatta nelle regioni più rosse d’Italia, la Toscana, l’Umbria o l’Emilia Romagna; quella dei mitici banchetti nelle facoltà di lettere, dove i candidati che si sfidano alle elezioni universitarie un po’ minacciandosi, un po’ boicottando le rispettive assemblee; quella dove si lavora dal basso, quartiere per quartiere, cercando di risolvere i problemi locali, magari scoprendosi “segnalati” e tagliati fuori dalle nomenclature locali.

Tranne rare eccezioni, la maggior parte fanno politica attiva, sono militanti del Pdl, giovani amministratori o ragazzi che debbono giostrarsi fra un esame all’università e le sedi politiche di “Azione Giovani” e “Studenti per la Libertà”. Per loro la Summer School rappresenta l’opportunità ideale per allargare i propri orizzonti e affacciarsi al mondo della politica con la “P” maiuscola. La cosa che mi stupisce di più è che sono coscienti di ciò che li circonda e lontani dai cliché che circondano la gioventù italiana di oggi. Sono aggiornati sulle vicende del momento e sembrano avere le idee chiare, almeno in materia di politica. Sanno usare alla perfezione il “politichese” ma anche distinguere tra “un leader che dà le spalle al suo partito e quello che lo fa alle sue idee”. Sono appassionati, ma anche realisti e talvolta scettici. Adulti e consapevoli. Chissà se tra loro potrebbe nascondersi uno dei leader di domani.

La rottura tra Fini e Berlusconi accende gli animi. Molti di loro in passato hanno militato dentro Alleanza Nazionale ma a pochi piacciono le scelte recenti del presidente della Camera. “Fini sta dando i numeri. Si può essere in disaccordo ma non si possono dare le coltellate alle spalle”, dice una ragazza di Matera. “E’ tutta strategia politica”, ribatte un altro studente pugliese. A dar voce al loro disappunto, gli applausi che hanno interrotto i discorsi degli esponenti politici presenti,  il senatore Quagliariello, il senatore Gasparri, il ministro Meloni. Quell’entusiasmo spiegavano bene il loro stato d’animo: si sentono traditi da Fini.

C’è anche l’università. Le incertezze del governo e della maggioranza rischiano di indebolire i giovani conservatori che s'impegnano nelle aule universitarie, dove devono competere con organizzazioni ben collaudate come l’Udu e il suo principale sponsor, la Cigl. “I finiani ci hanno tagliato i fondi”, si lamentano in molti, ammettendo però che uno degli errori storici di Forza Italia è stato quello di non investire fino in fondo nei giovani. “Finalmente da quando hanno fondato il Pdl e la Giovane Italia hanno capito che tutto deve partire dal basso, peccato che hanno dimezzato le risorse”, racconta un ventenne perugino.

Fatto sta che ognuno di loro porta con sé un’esperienza politica, una vita vissuta all’insegna di ideali nei quali credere e per i quali lottare ogni giorno, ciascuno nelle propria realtà. Domenica scorsa il presidente della Camera Fini ha detto che ormai non vale più la pena di fare militanza. I ragazzi della Summer School dimostrano esattamente il contrario. E lasciano qualche spiraglio di speranza per chi crede che la politica possa cambiare senza dover barattare i propri ideali.
 

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