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I ragazzi e la dipendenza. L’importanza dei modelli

Luca 14 anni, da pochi spinelli e qualche birra è arrivato ad abusare spesso di entrambi, dicendo che in questo modo si sente più “ok”. A volte ruba i soldi ai genitori per comprare la sua merce. Intanto lo studio ne risente notevolmente ed anche il suo umore. È sempre arrabbiato, depresso e demotivato. Nonostante i divieti e le restrizioni dei genitori, quando va a ballare o ha bisogno di fare amicizia o tollerare emozioni scomode ricorre all’“aiutino”, come lo chiama lui, insieme agli amici. Dai suoi racconti si scopre che il padre si è spesso vantato di un passato trasgressivo con uso di droghe e che ancora oggi utilizza le “canne” abitualmente.

I giovani sono sempre più spesso impigliati in dipendenze da alcool, droga, cibo, pasticche. Questa attitudine alla dipendenza viene indotta anche dalla pubblicità, dall’informazione in generale ed anche dalle famiglie. Certamente per una minoranza di casi c’è anche una psicologia individuale che fa la differenza; ma per la maggioranza dei ragazzi tali esperienze sono anche il portato di ciò che si respira nella società odierna. Per questi motivi credo che sia importante considerare la “dipendenza” anche come il risultato di un’educazione, e di una serie di esempi.

Oggi infatti si abusa di tutto. Gli adulti spesso danno un esempio attraverso il quale dimostrano di non saper gestire cibo, fumo, alcool, droghe, acquisti e relazioni. Rispetto a quest’ultime spesso fanno vivere e vivono in “atmosfere malate” dove in modo altalenante e sfibrante la vita si prolunga in una serie inconclusa  di “rapporti vittima-carnefice”.

Si mostra così l’incapacità ad evolvere la propria individualità in una crescita di consapevolezza che attinga a nuove risorse interne le quali, in questo modo, rimangono inespresse; spesso cristallizzando l’adulto in uno stato adolescenziale e rendendolo quindi poco capace di fare il genitore. Insomma, l’esempio non è spesso di consapevolezza e di coerenza; e in questo modo l’autonomia, sia fisica, sia psichica, ne risulta compromessa.

Questa situazione fa sì che i  ragazzi abbiano sempre più bisogno di appoggi e di aiuti. Tale aiuto è sovente declinato nella ricerca di sostanze varie, di acquisti ossessivi, di amici virtuali e di ricerca di rischi, necessari per sentirsi adeguati ai messaggi e agli stili di vita che li circondano.  Si tratta di ragazzi spaventati, che non hanno la forza di scegliere, di mettersi alla prova, di accettare la possibilità di sbagliare. Vivono con angoscia il cambiamento e i naturali “passaggi di vita”. Questi adolescenti spesso non hanno potuto scegliere tra i “grandi” dei modelli di riferimento; persone da poter stimare, rispettare, e con le quali confrontarsi.

I ragazzi hanno difficoltà a trovare anche nel gruppo dei coetanei quelle amicizie che compensano, sostengono e non fanno sentire soli. Sono chiusi in un egocentrismo che li rende deboli. Non sono capaci di desiderare e di progettare per se stessi e per gli altri. Come gli adulti che sono al loro fianco non guardano oltre un disagio che si dilata sempre di più. I ragazzi che hanno la fortuna (penso e spero siano la maggioranza) di avere passioni ed interessi, curiosità ed idee, voglia di imparare e di scoprire, sicuramente avranno anche loro dei momenti di sconforto, di dolore, di trasgressione e di smarrimento. Ma questi momenti rappresenteranno una parentesi, un’esperienza che rimane e rimarrà circoscritta. Essi riusciranno col tempo a ritrovare il filo della loro vita, l’equilibrio: ritroveranno se stessi. Sono quelli che “ce la fanno” e che probabilmente hanno potuto respirare la coerenza e il buon esempio degli adulti che li hanno affiancati. Hanno sperimentato la forza dell’ascolto e l’efficacia del dialogo. Ma sicuramente hanno anche sperimentato e resistito alle frustrazioni date dai rifiuti, dall’opposizione, e dai conflitti che un genitore adulto, e non immaturo e complice, mette in atto con i propri figli. Ponendo così le condizioni per un confronto duraturo. Sicuramente l’esempio dell’autonomia fisica e mentale è il più grande riferimento per un ragazzo che può in tal modo apprezzare la libertà e l’autonomia.

Il buon esempio e la coerenza che un adulto mostra tra parole, pensieri, emozioni e comportamenti è essenziale per un ragazzo. E’ meglio poter dire ad un figlio “ho sbagliato%E2

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