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Il banco di prova per "Comando Unificato"

I ribelli contro Sirte la fortezza di Gheddafi

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I ribelli libici avanzano sui pick-up con mitragliatrici, mortai e armi leggere, entusiasti di aver riconquistato, nel giro di un weekend, Aidabiya, che sembrava persa, e poi di Brega e Ras Lanuf, riprendendo il controllo dei pozzi petroliferi.  Secondo un portavoce degli insorti, stanotte sarebbero entrati a Sirte, la città della tribù di Gheddafi, i Qadafa.

Ma l'avanzata degli insorti è stata possibile solo grazie alla copertura aerea dei "volenterosi", che tra sabato e domenica hanno colpito tutti i centri nevralgici sulla costa libica, sia quelli che Gheddafi cerca ancora di contendersi con i ribelli, come Misurata, sia le altre città menzionate in precendenza. Colonne di carri armati, aerei e jet, depositi di munizioni dell'esercito libico sono state bombardate e distrutte permettendo ai ribelli di farsi strada tra le carcasse dei mezzi abbandonati dagli avversari.

I caccia inglesi e francesi stanno facendo il loro lavoro in queste ultime ore della missione "Odissea all'Alba", ribattezzata "Comando unificato" con l'ingresso ufficiale della NATO nel conflitto, che prenderà il controllo delle operazioni entro 48 ore. Finora, la gran parte delle missioni contro le forze lealiste sono state condotte dagli americani, oltre il 60 per cento del totale di quelle del weekend, una percentuale che secondo il Pentagono può valere anche dall'inizio della guerra. Nella giornata di ieri, altri missili Tomahawk sono stati lanciati dalla USS Stout su obiettivi che non sono stati resi noti.

Non ci sono state defezioni di massa fra le truppe fedeli a Gheddafi che hanno retto il colpo, mantenendo le posizioni dove possibile, e indietreggiando quando la pressione dei "volenterosi" è diventata insostenibile. A Misurata, i cecchini piazzati sui tetti tengono ancora in scacco la città e quando i caccia anglo-francesi e americani spariscono dal cielo riappaiono i carri armati libici.  

Sirte appare quindi il crocevia della guerra. Qui Gheddafi può contare su una popolazione che gli è fedele, anche se questa fedeltà potrebbe finire presto. Conquistare Sirte potrebbe rivelarsi una vittoria sanguinosa per i ribelli, come pure un nuovo rivolgimento temporaneo del conflitto a favore del rais.

Gheddafi non ha mai smesso di lanciare messaggi distensivi alla comunità internazionale, dicendosi pronto al dialogo e addossando ai ribelli, i "terroristi", la colpa delle ostilità. Ieri ha mandato una carovana della pace verso Bengasi, che è stata colpita, si contano molti feriti fra i fedelissimi del Colonnello. Il governo italiano, per bocca del ministro Frattini, gli ha offerto l'esilio e una buonauscita onorevole. La Turchia, che ha accettato turandosi il naso di benedire la missione NATO, si è detta pronta a gettare dei ponti fra i contendenti.

La no-fly zone è stata rinforzata con un "plus" che permette di colpire la catena di comando libica, ma il ministro degli esteri inglese ammette che non si può violare l'embargo sulle armi, rafforzando i ribelli. Il segretario di Stato Clinton e il ministro della Difesa Gates ripetono che l'obiettivo non è rovesciare Gheddafi ma proteggere i civili libici. Per cui o Sirte diventerà la nuova Teano, preludendo a una possibile disintegrazione territoriale del Paese, oppure una delle due parti in campo riuscirà ad avere la meglio, scrivendo un'altro capitolo della lunga rivolta libica.

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2 COMMENTS

  1. Ci sono diritti e Diritti
    Napolitano a ONU: “Bisognava reagire a garanzia dei Diritti Fondamentali. Siamo impegnati a proteggere la Popolazione”. Bravo. Ma chi difende la Popolazione Lampedusana? E il loro Diritto di vivere nella pulizia e pace? E chi difende gli stessi Diritti fondamentali della Popolazione Italiana, di quei poveracci indifesi, cioè, che avranno la sfortuna di avere a che fare coi terroristi e gli evasi di galera clandestini islamici da cui saranno circondati sempre di piu’?

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