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I Simpson al cinema: quando il cattivo è l’ambientalista

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Nel tanto atteso film “The Simpsons” il cattivo più cattivo si chiama Russ Cargill ed è il direttore dell’Epa (Enviromental protection agency), la versione americana del ministero per l’Ambiente. Nel film, Cargill, una new entry dell’epopea simpsoniana, è persino più cattivo dell’orrido signor Burns, proprietario della locale centrale nucleare e Grande Inquinatore d’aria e di coscienze.

Quando si scopre che la cittadina di Springfield - teatro di tutte le vicende simpsoniane - è diventata il luogo più inquinato d’America è proprio lo zar della tutela ambientale ad entrare in scena. Cargill si presenta al presidente degli Stati Uniti - per l’occasione un invecchiato e disilluso Schwarzenegger - e gli dice: “Signore, quando mi ha nominato responsabile dell’EPA, lei ha ottenuto dei grandi consensi per aver assegnato uno degli uomini di maggiore successo in America all’agenzia governativa più fallimentare”. Così per invertire la tendenza e ridar credito alla sua agenzia, Cargill strappa al presidente il via libera per un piano definitivo. La scena successiva ci mostra la natura del progetto: 400 elicotteri dell’Epa, depositano una enorme cupola trasparente e infrangibile attorno a Springfield sotto gli occhi stupefatti dei suoi cittadini. L’idea è semplice e risolutiva: isolare la sorgente del pericolo e lasciare che la città e i suoi colpevoli abitanti scompaiano per autoconsunzione una volta finite le scorte di cibo e di energia.

La famiglia Simpson però trova - del tutto inconsapevolmente - il modo di guastare i piani di Cargill che si riveleranno meno definitivi di quanto sperato. Così il protettore dell’ambiente deve fare un altro passo e - sempre con il via libera di Schwarzy-presidente - programma l’eliminazione totale di Springfield per via atomica: un modo sicuro per tagliare il male alla radice.

Guardando il film non si può fare a meno di collegare queste stralunate vicende al dibattito in corso in questi giorni alle giornate sul clima organizzate a Roma non dall’Epa ma dall’Apat (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente). Sul podio romano non è passato Russ Cargill, ma Pecoraro Scanio, Mussi e Bertinotti non sono stati da meno. La notizia che l’Italia è il paese più surriscaldato del mondo, con tutto il suo accompagnamento di catastrofi, ricorda il colpevole destino di Springfield e le pazzesche dichiarazioni che sono seguite sembrano preludere alla stessa punizione definitiva.

La filosofia di Russ Cargill che gli autori dei Simpsons mettono sadicamente alla berlina ha una sua logica folle. Per eliminare l’inquinamento occorre andare alle sue origini cioè agli essere umani che con la loro vita e le loro opere sporcano e infettano il pianeta. Springfield merita di essere cancellata dalle mappe (nel film il progetto è di creare un nuovo grand canyon con tanto di biglietto d’ingresso nel cratere nucleare provocato dall’esplosione) perché i suoi abitanti sono campioni d’inquinamento: tolti di mezzo loro, tolto di mezzo il problema, o almeno avviato a soluzione.

Quando Fabio Mussi dice che il capitalismo è incompatibile con il pianeta, da un nome diverso agli stessi fantasmi di Cargill. Sono gli uomini ad essere incompatibili con il pianeta, soprattutto perché il capitalismo e la sua produzione di beni e di benessere li moltiplica come mai prima nella storia. E quando Pecoraro Scanio propone i suoi piani d’intervento e chiede decine di miliardi di euro di investimenti immediati, applicazione stretta del protocollo di Kyoto, e invoca ogni genere di misure di contenimento, ha in testa l’unica idea secondo cui il regresso è la soluzione. Quello che l’amerikano Cargill vuole ottenere con una sola rapida esplosione, l’italico Pecoraro lo prescrive con un ben meditato calendario d’azioni. L’idea alternativa che sia invece il progresso, l’avanzamento della tecnologia, l’aumento della ricchezza complessiva del pianeta a condurre alla soluzione è negata in radice e predicata con tutti i “no” di cui il rossoverdismo è capace: dalla Tav ai rigassificatori.

E come Cargill gioca con i numeri per strappare a Schwarzennegger il suo via libera, così il ministro dell’Ambiente gioca con i suoi. Il suo annuncio bomba: “L’Italia si riscalda 4 volte più del resto del pianeta” è stato subito ridimensionato dai dati del Cnr che, misurazioni alla mano, ammettono un riscaldamento anomalo ma di un quarto maggiore della media mondiale, non di quattro volte. Però è quel pazzesco quadruplo che è finito sulle pagine di tutti giornali ed è rimasto infitto nella memoria della gente. 

Chi conosce la saga dei Simpsons sa che la loro scorrettezza politica è assolutamente equanime e  ben distribuita: non c’è angolo della vita pubblica americana che non venga scandagliato e disinfestato dal virus del politically correct . Non c’è partigianeria nella famiglia più disfunzionale d’America: Homer Simpson non è democratico né repubblicano e a nessuno tra i miti a stelle e strisce viene risparmiata una liberatoria spernacchiata. Ma nel film il bersaglio dell’ambientalismo declamatorio e catastrofista non esce mai dal mirino e non trova riscatto. Lo si capisce fin dalle primissime scene quando la banda rock dei Green Day, dopo tre ore di musica trascinante prova a sollecitare il pubblico sui temi ambientali e viene travolta da quintali di spazzatura. Come a dire: non se ne può più dei Live Earth e dei megaconcerti con predica di Al Gore compresa nel prezzo.

In Italia non basteranno in Simpsons a far arretrare la retorica ambientalista. Qui non ci sono neppure i concerti, rimangono solo le prediche.

 

 

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