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I motivi dello sciopero

I sindacati frenano la ristrutturazione (necessaria) di Alitalia e Meridiana

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Lo sciopero proclamato per il 5 febbraio dai dipendenti Alitalia e Meridiana rischiava di bloccare il trasporto aereo in Italia. È la ragione per la quale il Ministro dei Trasporti delle Infrastrutture Altero Matteoli ha precettato i lavoratori poiché non riteneva giustificato proclamare uno sciopero mentre le trattative erano in atto. I sindacati hanno reagito duramente arrivando fino a dichiarare incostituzionale l’azione del Ministro.

 

È interessante comprendere quali siano le motivazioni alla base che hanno indotto i principali sindacati dei due vettori a proclamare lo sciopero. Pur essendo differente la situazione di Alitalia e Meridiana è possibile ritrovare una matrice comune in questa azione sindacale.

Le due principali compagnie aeree italiane, che insieme coprono meno del 30 per cento del mercato, nell’ultimo anno sono andate incontro a problematiche non molto diverse. Alitalia, dopo il salvataggio da parte della cordata d’imprenditori italiani, ha avuto un anno molto difficile, con delle perdite operative che dovrebbero superare i 300 milioni di euro. L’integrazione tra AirOne e la vecchia Alitalia ha comportato ulteriori difficoltà, come era logico aspettarsi. Nel complesso oltre 7000 dipendenti hanno visto la perdita del posto del lavoro e le nuove condizioni lavorative non sono certo quelle antecedenti la crisi.

I dipendenti Alitalia per la prima volta dopo la nascita della compagnia, reclamano con lo sciopero, condizioni lavorative migliori e lamentano la mancanza del rispetto degli accordi raggiunti a Palazzo Chigi a settembre del 2008.

Meridiana nel corso dello scorso anno ha continuato l’integrazione con Eurofly, compagnia specializzata nel lungo raggio. Quest’ultimo vettore tuttavia ha notevoli difficoltà e ha subito pesantemente la crisi del trasporto aereo mondiale. Nel corso del 2009 le due compagnie potrebbero perdere oltre 40 milioni di euro con una caduta del fatturato di circa il 15 per cento. Il processo di fusione sta richiedendo un notevole sforzo e i tagli di costo riguardano anche la voce del personale.

Questi tagli di costo tuttavia sono inevitabili poiché fanno parte di un processo di razionalizzazione necessario alla sopravvivenza.

La crisi che accomuna le due principali compagnie italiane ha radici profonde, ma in parte anche delle motivazioni di breve periodo.

Per molti anni Alitalia ha potuto vivere al di sopra delle proprie possibilità, dato che i Governi garantivano la sopravvivenza con continue ricapitalizzazioni a spese dei contribuenti italiani. Questi aiuti tuttavia hanno illuso i sindacati di poter avere delle condizioni lavorative che il vettore non si poteva permettere. Nel momento in cui la concorrenza delle compagnie aeree low cost ha cominciato ad aumentare, il vettore di bandiera non ha saputo effettuare quella ristrutturazione necessaria che quasi tutti i vettori tradizionali europei hanno compiuto.

Meridiana invece per molto tempo è riuscita a crescere grazie anche al regime di oneri di pubblico servizio che vigeva per i voli verso e da la Sardegna. Questo regime limitava la concorrenza e la seconda compagnia italiana ha usufruito di questa situazione. Nel momento in cui l’Unione Europea nel 2007 ha eliminato l’oligopolio per le rotte sarde, Meridiana si è trovata di fronte alla concorrenza di nuove compagnie nel “proprio” mercato. La reazione del vettore è stata molto logica ed è stata quella di unirsi a Eurofly, compagnia specializzata nel lungo raggio. In questo modo Meridiana, focalizzata su voli domestici ed europei, cercava di creare delle economie di scala e ampliare i propri orizzonti; tuttavia l’integrazione tra due business molto differenti non è stata facile.

La concorrenza delle compagnie low cost, la fine di una situazione di oligopolio o di aiuti pubblici e le difficoltà nell’integrazione tra compagnie aeree sono le principali motivazioni delle difficoltà attraversate dalle prime due compagnie italiane.

A queste difficoltà di lungo periodo si è aggiunta nel 2009 la peggiore crisi del trasporto aereo degli ultimi decenni. Non solamente il traffico aereo è caduto in tutto il mondo, ma i ricavi sono crollati del 15 per cento. Neanche dopo l’attacco alle Torri Gemelle si era vista una contrazione tale del mercato aereo. Solamente le due principali compagnie low cost, Ryanair ed Easyjet, hanno visto aumentare il numero dei passeggeri trasportati.

A fronte di tutte queste difficoltà le due compagnie aeree hanno scelto di ristrutturarsi. Certo tale soluzione comporta dei notevoli sacrifici, ma era l’unica strada percorribile per poter sopravvivere in un mercato sempre più competitivo.

I sindacati, come successo anche nel caso degli scioperi annunciati o effettuati in British Airways o Iberia, cercano di fermare questo processo di fusione che comporta necessariamente una ristrutturazione aziendale.

Il futuro di Alitalia e Meridiana sarà difficile viste le condizioni di mercato deteriorate. Senza ristrutturazione potrebbe invece non esserci futuro.

 

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2 COMMENTS

  1. Alitalia
    E’ disarmante, leggendo l’articolo,il senso di prostrazione totale che prevale oltre le parole.
    Si nota, quella perversa volontà gratuita del giornalista di scagliarsi contro qualcuno che si sa non può difendersi;vengo ad esporre i fatti: le trattative al ministero si sono interrotte e pertanto NON erano ancora in corso il documento stilato con le parti lo prova;si parla di SALVATAGGIO di Alitalia ma una cordata di Inprenditori che prende a CREDITO una società in liquidazione e badate bene prende solo quello che è la parte sana e produttiva come il network, gli aerei, il logo e la quantità di personale (55%) giovane ed a basso costo, al quale offre un contratto con ancora più economico di quello a cui era assoggettato nella vecchia AZienda. NON c’è il bisogno, quindi, di fare un sono euro di investimento per il primo periodo e così parte la nuova Alitalia CAI il 13gennaio2009.Durante l’anno si nota subito quale saranno i futuri scenari,la Nuova Alitalia CAI comincia a VENDERE le proprietà che ha preso e non ancora pagate, vende ad esempio gli scali di Palermo, Napoli, Lametia e Catania, si libera cos’ anche dei dipendenti allo stesso tempo comincia subito il PIANTO della sofferenza; infatti alla chiura l’anno 2009 dichiara perdite operative per circa 300milioni di Euro; la cosa risulta abbastanza singolare se si pensa che ha incassato quel danaro che la vecchia Alitalia incassava in un anno trasportando i suoi passeggeri che adesso sono di CAI, ha avuto la fortuna del calo nel costo del carburante ha pagato la metà dei dipendenti con un o stipendio ancora più bassi di quelli che pagava Alitalia, non è stata fatta fino ad ora una sola ora di sciopero, e dulcis in fundo la CAI ha avuto una fiscalizzazzione superiore ad Alitalia spa, perchè aveva assunto tutto il suo personale dalla Cassa Integrazione (!) usufruendo così degli sgravi previsti dalla Comunità Europea….i conti prorio non tornano!
    Se oggi sommiamo il costo dei dipendenti ancora in CIGS di Alitalia Spa, il costo lavoro, ridotto del 40% per chi sta lavorando adesso in CAI e le perdite dichiarate per l’anno passato, siamo di gran lunga oltre quanto erano le sofferenze di Alitalia dichiarate negli anni passati, la domanda viene spontanea:”….ma che cosa c’è dietro tutto questo?”
    Allora una cosa risulta chiara, il COSTO del Lavoro in Alitalia Spa NON era il problema di Alitalia,perciò finamola con gettare fango su chi NON HA COLPE ed affrontiamo in modo onesto il problema dando le giuste responsabilità a chi da sempre ha creato questo caos.

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