La Siria che verrà

I siriani tra l’incudine di Al-Assad e il martello dei Salafiti

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Un “emirato islamico comandato un emiro salafita” stava per essere creato a Deraa, città meridionale della Siria al confine con la Giordania.

La tv di Stato siriana ha mostrato la confessione di un gruppo di terroristi, che ha ammesso di essere stato ingaggiato da capi della corrente integralista islamica, per lanciare attacchi contro il governo, le forze dell’ordine ed i palazzi del potere. Lo scopo? Rovesciare il Presidente Bashar Al-Assad.

Safi Yassin, uno dei terroristi arrestati, ha spiegato che uno dei loro piani, era cercare di innescare una ribellione durante la preghiera collettiva del venerdì. Un altro membro della banda, Ismail Al-Bayyasi, ha detto che avrebbero dovuto “piazzare bombe in luoghi sensibili”. Da dove provenga il denaro per queste operazioni, non è un mistero: dall’Arabia Saudita.

A fronte del pericolo, una fonte governativa di Damasco citata dalla tv statale, ha giustificato il sanguinoso intervento dell’esercito contro il capoluogo di 75mila abitanti della regione agricola dell’Hawran, a maggioranza sunnita, diventata una delle roccaforti delle proteste senza precedenti contro il regime degli Assad (alawiti), che dura da quasi mezzo secolo. “Non tollereremo le attività terroristiche di questi gruppi armati, imporremo con fermezza la sicurezza e la stabilità”, ha dichiarato il regime.

Deraa è assediata dalle forze di sicurezza dal marzo scorso, con oltre 5mila agenti, mentre le proteste sono guidate da influenti leader tribali locali, che con la loro lotta hanno dato esempio alle città di Latakia, Banias, Homs, Jabla, i sobborghi di Damasco. La repressione della rivolta ha causato la morte di decine e decine di civili, riferiscono attivisti e testimoni oculari.

I soldati hanno sparato nelle case ed alla poca gente per strada. Il 25 aprile sono circolate voci sull’uso di colpi di mortaio da parte dei cecchini, i quali si sarebbero piazzati anche sui tetti dei palazzi. Uomini dai 18 ai 45 anni sono stati prelevati dalle loro abitazioni. Le autorità siriane hanno espulso quasi tutti i giornalisti stranieri, rendendo praticamente impossibile verificare le informazioni e l’autenticità dei video sugli scontri, che circolano su YouTube.

Intanto gli oppositori hanno denunciato la scoperta di 40 cadaveri fosse comuni proprio a Deraa (fatto naturalmente smentito dal regime). “Li hanno scoperti alcuni abitanti, me l’hanno raccontato loro prima che le forze di sicurezza confiscassero loro i cellulari”, ha detto al telefono Radwan Ziadeh, direttore del centro di Damasco per i diritti umani. Il terribile ritrovamento (corpi in decomposizione, mutilati e seminudi) sarebbe avvenuto in un momento in cui l’esercito  ha permesso agli abitanti, dopo tre settimane di assedio con tagli all’elettricità, ai cellulari e all’acqua, di uscire dalle loro case per due ore: due ore d’aria. “Nelle fosse c’erano anche i resti di donne e bambini”, ha detto Ziadeh ed alcuni sono stati identificati. Una donna con i suoi due figlioletti sono stati uccisi “dalla quarta divisione dell’esercito guidato da Maher Assad”, fratello del Presidente.

Mentre le forze internazionali sono intervenute in Libia, il regime siriano continua indisturbato il massacro, con la sola, vaga minaccia di sanzioni.

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