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I soldati in Iraq scarseggiano, ma i risultati no

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La cosiddetta “surge” voluta dal presidente Bush, che “iniettava”, appunto, quasi trentamila soldati in Iraq, stava a dimostrare che le truppe già presenti sul suolo iracheno non erano sufficienti a contrastare la minaccia terrorista. Ora in un memorandum pubblicato dal Telegraph, il Generale Richard Dannat avverte i suoi commilitoni che non ci sono abbastanza soldati britannici per fronteggiare eventuali operazioni d'emergenza in Iraq o in Afghanistan. Liam Fox, portavoce dei conservatori, ha definito questa mancanza di truppe una situazione “terrificante”.

“Si sta chiedendo alla nostre truppe di portare a compimento delle missioni per le quali non dispongono di fondi sufficienti e non sono nemmeno equipaggiate. C'è un estremo bisogno di rivedere il nostro approccio strategico perché non possiamo continuare a sovra-utilizzare le nostre forze armate”, ha affermato Fox.

Ieri poi è trapelata la notizia secondo cui l'esercito Usa sta destinando sempre meno soldati all'addestramento degli iracheni perché, come annunciato dal Generale Usa Dana Pittard, non ci sono abbastanza uomini per pattugliare Baghdad e addestrare i soldati locali allo stesso tempo.

Eppure, anche in questa situazione d'emergenza, i risultati non mancano. Secondo i più alti ufficiali Usa, Petraues e Fallon, l'incremento di truppe ha portato alla diminuzione della violenza a Baghdad e nella turbolenta provincia di al-Anbar, dove in precedenza erano morti svariati marines. Altrove invece sono aumentati gli attacchi contro le forze della coalizione, ma solo dove ci sono meno soldati. Non solo, quindi, questa gente riesce a svolgere il proprio lavoro ogni giorno e nonostante i numerosi rischi che si corrono, ma porta anche avanti un tipo di incarico più difficile: nella lotta contro i fondamentalisti islamici i soldati sono il braccio armato dell'intelligence britannica e americana e spesso gli capita di arrestare personaggi-chiave del fronte nemico.

Per esempio Abu Omar al-Baghdadi, a lungo ritenuto il capo dello Stato Islamico dell'Iraq. Quest'uomo misterioso è scomparso, riapparso, è stato dichiarato morto dal governo iracheno e, poco dopo, ha mandato messaggi incendiari contro il “Grande Satana”. Un David Copperfield prestato all'Islam radicale, un Harri Houdini dalle velleità jihadiste.

Figura alquanto singolare a cominciare dal nome: un quaidista che si chiama al-Baghadi e di nome fa Abu Omar. Un po' come se il campione europeo dell'anti-terrorismo si chiamasse “Mario Occidente”. Nessuno però (eccetto Bruce Riedel, vedremo po di chi si tratta) si è mai sognato di mettere in dubbio la sua esistenza. Poi, lo scorso mercoledì 18 Luglio, il portavoce ufficiale dell'esercito Usa- Generale Kevin J. Bergner- ha fatto chiarezza in merito all'identità del capo dello Stato Islamico dell'Iraq e di come questi riuscisse sistematicamente ad evitare la cattura: non è mai esistito. Scordatevi Abu Omar e il suo ridicolo cognome-farsa, e rimpiazzatelo con il più realistico Khalid Abdul Fatah Da"ud Mahmud al-Mashadani, alias: Abu Shahed.

Shahed fu catturato dalle truppe statunitensi il 4 Luglio scorso mentre si trovava nei pressi di Mosul. È stato lui stesso a confessare che Abu Omar al-Baghadadi era un invenzione, un nome di comodo, e la sua voce apparteneva in realtà ad Abu Abdullah al-Naima. Secondo Bergner, Shahed è da considerarsi come una delle figure di spicco della rete di al-Qaeda, la sua testimonianza è quindi da considerarsi attendibile al 100%. Lo “spaventapasseri” qaidista sarebbe un invenzione di Abu Ayyub al-Masri, colui che ha preso il posto di Zarqawi al comando di “al-Qaeda in Mesopotamia”.

Al-Masri ha ideato la figura di al-Baghdadi in modo da dare un che di iracheno ad un organizzazione altrimenti composta quasi esclusivamente da stranieri. Lo stesso Ayman al-Zawahiri avrebbe poi fatto più volte riferimento a Shahed nei suoi discorsi, giurandogli fedelt

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