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I tagli alla Difesa obbligano a rivedere gli impegni internazionali

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Intervista a Vincenzo Camporini
di Emiliano Stornelli

In Italia la necessità di contenere la spesa pubblica sembra valere quasi esclusivamente per il comparto Difesa. Le ragioni si comprendono facilmente: i militari, per statuto e deontologia, non possono scioperare o scendere in piazza a protestare; in più, il loro voto non è determinante per gli esiti elettorali. Pertanto, invece di procedere a un alleggerimento del peso sulle finanze pubbliche di tutte le branche della macchina dello Stato, indistintamente, società militare compresa, nel far di conto si penalizzano esclusivamente e oltremodo le Forze Armate, con grande soddisfazione dei pacifinti e antimilitaristi di professione - e per programmazione culturale - nostrani. Il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, generale Vincenzo Camporini, fa il punto sul bilancio della Difesa, mettendo in luce le difficoltà cui deve far fronte l’Aeronatica militare italiana, nonostante svolga un ruolo imprescindibile per la sicurezza dello spazio aereo nazionale e nelle missioni internazionali in cui le nostre Forze Armate sono impegnate.

In merito alla giusta polemica innescata dal ministro della Difesa, Arturo Parisi, contro i tagli al settore che si profilano nella prossima Finanziaria, lo Stato maggiore dell’Aeronautica ha preferito non entrare nel dettaglio della questione, ma dall’intervista emerge la grande preoccupazione del vertice militare per i danni che la penalizzazione finanziaria arreca alle Forze Armate e alla sicurezza del Paese.


Quali sono le condizioni del bilancio della Difesa italiana?
In ambito europeo, il dato medio degli stanziamenti nel 2006 per la funzione Difesa rispetto al PIL si è attestato all’1,4%, mentre nello stesso anno l’Italia ha destinato alle sue Forze Armate solo lo 0,824%. Della mancanza di fondi ha sofferto soprattutto lo strumento operativo. Nel 2006, infatti, solo il 28% è andato alle spese di ‘esercizio’ e ‘investimento’, mentre il rimanente 72% è stato utilizzato per le spese relative al ‘personale’. L’Esercizio Finanziario del 2007 ha presentato, a differenza di quelli precedenti, una leggera inversione di tendenza che ha momentaneamente arrestato l’erosione del bilancio della Difesa. Gli stanziamenti hanno raggiunto lo 0,96% e lo sbilanciamento è stato in parte ridotto (39% per esercizio/investimento e 61% per il personale), ma ciò è avvenuto soprattutto per assicurare la copertura finanziaria delle quote annuali previste per i maggiori programmi internazionali di acquisizione in atto. La situazione dell’“esercizio” rimane molto critica. 

Che contraccolpi ha subito l’Aeronautica italiana?
In questo quadro di difficoltà, l’Aeronautica, come più in generale tutta la Difesa, ha dovuto adattare in ogni ambito la sua politica organizzativa alla scarsità di fondi, concentrando le spese sulle attività di maggiore valenza operativa, a discapito delle spese connesse alle attività di volo e alle infrastrutture. 

In caso di crescita degli impegni internazionali, l’Aeronautica riuscirà a garantire la propria sostenibilità con una dotazione di fondi così endemicamente insufficiente?
Gli impegni internazionali, ovvero le cosiddette missioni ‘Fuori Area’, sono normalmente oggetto di finanziamenti “ad hoc” che garantiscono la sostenibilità dello sforzo militare. A questo punto mi pare evidente che ci debba essere coerenza tra le risorse assegnate e le richieste d’intervento. Qualora dovesse esserci una riduzione degli stanziamenti, anche il mantenimento degli impegni internazionali andrà inevitabilmente riconsiderato.

Va comunque sottolineato che il funzionamento di uno strumento di fondamentale importanza come le Forze Armate non può certamente essere legato a eventi di mera natura politica.

In quali operazioni internazionali è impegnata oggi l’Aeronautica? Quali compiti svolge esattamente?
Per ogni operazione al di fuori dei confini nazionali, la Forza Armata contribuisce al trasporto strategico di uomini e mezzi e garantisce lo sgombero sanitario. Al momento, le due missioni principali in cui è impegnata sono la Joint Enterprise - KFOR in Kosovo e la NATO ISAF in Afghanistan. In Kosovo, l’Aeronautica si occupa della realizzazione e della gestione tecnico-operativa di una struttura aeroportuale all'interno dell'area di responsabilità del contingente italiano, situato nella zona di Dakovica. In Afghanistan, l’Aeronautica fornisce un importante contributo alla Forward Support Base (FSB) di Herat nella parte occidentale del teatro operativo. La FSB - a carattere multinazionale e a leadership spagnola - impegna una Task Force nazionale (Task Force Aquila) con funzioni di APOD (Airport Of Debarkation), Force Protection e Combat Service Support. Personale dell’Aeronautica è impiegato anche in qualità di staff presso il Regional Command West (RC-W). Riguardo agli assetti aerei impiegati, nella base di Herat la Forza Armata ha schierato un velivolo C-130J e 3 velivoli APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto). Inoltre, all’aeroporto di Kabul sono schierati 3 elicotteri AB-212 con il relativo personale di supporto. Infine, una componente da trasporti è dislocata presso l’aeroporto di Al Bateen (EAU) con 3 velivoli C-130J, quale “hub” per i collegamenti con il teatro operativo afgano. 

Quali sono le priorità negli investimenti dell’Aeronautica, vista la penuria dei fondi disponibili?
Le risorse finanziarie, nel tempo sempre più limitate, si è rivelata un vincolo tanto forte da imporre il ricorso ad “alchimie” che consentissero di proseguire verso gli obiettivi prestabiliti. In quest’ottica, la Difesa degli spazi aerei nazionali e la sicurezza dei cieli riveste per l’Aeronautica Militare un’elevata priorità. Da tempo sono stati avviati i programmi per aggiornare la linea volo della difesa aerea con l’introduzione dell’Eurofighter 2000 (Typhoon), sviluppato assieme a Gran Bretagna, Germania e Spagna, e già operativo presso il 4° Stormo di Grosseto. Nel corso del prossimo ottobre verrà attivata con gli EF2000 anche la seconda base della difesa aerea a Gioia del Colle. L’entrata in linea del velivolo Eurofighter e l’acquisizione della sua piena capacità operativa permetteranno alla Forza Armata di assicurare con maggiore efficacia il servizio di difesa dello spazio aereo nazionale e nel contempo di ammodernare un settore operativo che soffriva da anni di obsolescenza dei mezzi con capacità francamente insufficienti. 

Quali sono le altre unità aeree di cui si prevede l’acquisizione?
L’Aeronautica ha in programma il graduale avvicendamento della componente aerea proiettabile. Con l’adozione del già citato JSF (F-35) della Lockheed Martin a partire dal 2013-2014, la Forza Armata avrà raggiunto uno strumento bilanciato in quanto il Lightning II è da considerarsi il giusto complemento all’EF2000. Si tratta di un velivolo che, per le sue caratteristiche di versatilità, flessibilità d’impiego e interoperabilità, potrà essere utilizzato in una vasta gamma di missioni, molte delle quali anche a connotazione difensiva. Esso nasce con concetti tecnologici innovativi che dovrebbero consentirne un utilizzo operativo in molteplici settori con particolare attenzione ai costi di esercizio e alle dimensioni del supporto logistico. Il JSF rappresenterà il sostituto dell’attuale flotta in “Front Line” composta da velivoli Tornado e AM-X. Una volta completata la sostituzione dei velivoli, la Forza Armata baserà la propria capacità aerea di eccellenza su due soli assetti, Eurofighter e JSF anziché sugli attuali quattro, con un notevole risparmio di risorse soprattutto nel settore manutentivo e di supporto logistico.

Per quanto riguarda il settore del trasporto aereo, l’Aeronautica si sta dotando di 12 velivoli C-27J per il trasporto tattico, il cui primo esemplare è stato consegnato a gennaio 2007. I C-27J affiancheranno i 22 C-130J già in dotazione, e andranno a rinforzare la capacità di mobilità del comparto della Difesa. Per le sue caratteristiche di flessibilità e capacità operativa, il C27J ha la possibilità di diventare il “velivolo di punta” in campo internazionale in questo specifico settore. L'arrivo del C-27J permetterà all’Aeronautica di compiere un significativo salto qualitativo nel settore del trasporto tattico. Si tratta, infatti, di un aereo che, per la sua elevata flessibilità d'impiego, può operare nei diversi contesti multinazionali, risultando interoperabile con gli altri assetti stranieri.

Il comparto trasporti sarà completato nel 2008 con l’arrivo del velivolo aerorifornitore multiruolo KC-767A. Questo conferirà alla Forza Armata, ma soprattutto alla Difesa, un efficace e solido apparato di supporto aereo per tutte le attività di proiezione che il Paese dovesse richiedere.

Il programma KC-767A rappresenta il completamento  di uno dei più importanti obiettivi del processo di modernizzazione della flotta di supporto e trasporto dell'Aeronautica Militare.

Per la linea elicotteri è in corso di realizzazione un programma di aggiornamento di configurazione della linea HH-3F, finalizzato al miglioramento di alcune capacità operative. Parallelamente è stato definito il requisito operativo per l’approvvigionamento di un sostituto rispondente alle future esigenze dell’Aeronautica, con tempistiche tali da permettere la dismissione dell’HH-3F entro il termine della sua vita operativa. In relazione alle limitate disponibilità finanziarie nel settore investimento, tuttavia, l’avvio del programma è stato posticipato al 2008.

Infine, con il finanziamento del ministero dello Sviluppo economico, nel settore dell’addestramento avanzato sarà acquisito un primo lotto di Aermacchi M-346 destinati all’addestramento propedeutico della futura generazioni di piloti chiamati a volare sugli EF2000, sugli F35 e su tutti gli altri caccia di terza generazione. Si tratta di un addestratore dalle straordinarie potenzialità, destinato a diventare il benchmark mondiale.

Qual è la politica adottata dall’Aeronautica nel settore della ricerca, della produzione e dello sviluppo degli armamenti?
L’Aeronautica militare può sentirsi orgogliosa dei risultati che l’industria aerospaziale italiana sta conseguendo, perché ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e al perfezionamento di prodotti che oggi non hanno eguali. L’ultimo successo in ordine cronologico è l’acquisizione della commessa da parte di Finmeccanica per la fornitura all’esercito ed all’aviazione militare degli Stati Uniti dei velivoli da trasporto tattico C-27J Spartan. Questa è la prova della riuscita sinergia tra mondo industriale e militare, perfetto connubio tra l’ingegno dei progettisti e il contributo offerto al progetto da parte dei militari. Intendiamo proseguire con tale approccio anche in vista dei piani di ammodernamento di altri velivoli, a partire dal JSF (Joint Strike Fighter), dall’elicottero Combat SAR (Search and Rescue) e via dicendo.

Prosegue poi il programma di ammodernamento della componente missilistica della difesa aerea nazionale denominato MEADS (Medium Extended Air Defence System), un programma tri-nazionale con Germania e Stati Uniti. L’obiettivo del programma è quello di disporre di un sistema missilistico a medio raggio, altamente mobile e aerotrasportabile, con concrete capacità anti-missili  balistici destinato alla protezione di obiettivi vitali, sia militari che civili.

Per quanto concerne i sistemi di sorveglianza, a seguito dell’impiego operativo del sistema UAV Predator nel teatro iracheno e delle indicazioni pervenute dallo Stato Maggiore Difesa, si sta sviluppando un piano volto a rafforzare la flotta UAV sia in termini di vettori che di sensori, oltre che di equipaggiamenti per l’analisi e la diffusione delle informazioni acquisite.

Come ha reagito l’Aeronautica italiana agli attentati dell’11 settembre? In che modo sono stati potenziati i sistemi di controllo dello spazio aereo nazionale?
I fatti dell’11 settembre hanno sicuramente fatto innalzare il livello di guardia relativo al rischio di attentati connessi al terrorismo internazionale, accelerando un processo di aggiornamento delle procedure connesse al mantenimento della sicurezza delle spazio aereo nazionale, già avviato ad esempio in occasione del G8 del luglio 2001 a Genova. L’Italia, infatti, ha definito nuove procedure e adottato provvedimenti normativi per fronteggiare le situazioni classificate come “renegade”, ossia quando ci si trova in presenza di un velivolo il cui comportamento sia correlabile al terrorismo. Tutto ciò ha portato la difesa aerea a modificare la propria posizione da “sorveglianza vigile ma fondamentalmente inerte”, basata sulla scoperta di una minaccia di tipo militare tradizionale, ad una “sorveglianza attiva”.

L’Aeronautica ha prontamente indirizzato il proprio addestramento operativo verso tale tipologia di minaccia mediante l’esercitazione denominata “Giopolis”, nella quale si simulano eventi caratterizzati da minacce di natura asimmetrica (imprevedibili, trasversali, non ortodosse).

La Forza Armata, in questi ultimi anni, ha riversato sempre più le esperienze maturate nelle esercitazioni in vere e proprie operazioni reali. I numerosi eventi internazionali e nazionali (denominati dalla NATO “High Visibility Events” - HVE) quali gli incontri del G8, i Summit internazionali, le Olimpiadi del 2006, i funerali di Giovanni Paolo II e più recentemente l’incontro dei giovani con Benedetto XVI a Loreto, hanno richiesto la creazione di “cappelli” di protezione e hanno rappresentato l’occasione per verificare il sistema di difesa integrato interforze. In tal modo, si è potuta testare l’efficacia di nuove procedure, che vedono un mirato impiego dei sistemi d’arma, come ad esempio l’impiego di assetti nel ruolo di Slow Movers Interceptor (SMI) per il contrasto di minacce provenienti da aeromobili a bassa velocità quali elicotteri, ultraleggeri e così via. In particolare, grazie a un complesso coordinamento interministeriale e interforze, si è giunti alla costituzione di una catena di allertamento delle emergenze per atti terroristici aerei.

Le minacce da affrontare oggi sono profondamente diverse da quelle del passato e richiedono abilità e conoscenze specifiche. La formazione culturale e l’addestramento dei militari dellAeronautica come si sono adattati alla globalizzazione, alla guerra asimmetrica ed alla minaccia terroristica connessa al fondamentalismo islamico?
Già a partire dal 1989, con la fine della guerra fredda, la Forza Armata ha preso atto del mutato contesto geopolitico e ha adeguato la formazione e l’addestramento del proprio personale in modo tale da rispondere efficacemente alle nuove sfide. Nei programmi degli Istituti di formazione sono stati inseriti insegnamenti orientati a: 

- accrescere le capacità di comando e di partecipazione al fine di disporre, in
  qualsiasi circostanza, di personale capace di controllare tutti i processi di
  pertinenza, operare in autonomia e reagire con immediatezza agli imprevisti;
- conseguire un’elevata capacità nel lavoro di squadra attraverso il corretto
  utilizzo delle tecnologie e l’applicazione di dinamiche e metodologie di lavoro 
  efficaci;
- promuovere la sensibilità interculturale in modo da agevolare la propensione
  alla cooperazione e integrazione interforze e internazionale sia a livello
  militare sia civile;
- incrementare la conoscenza delle lingue e degli strumenti informatici;
- sviluppare elasticità culturale e professionale, nella ricerca di soluzioni
  innovative al mutare degli scenari. 

Ciò consente agli “uomini in azzurro” di operare negli attuali scenari internazionali con la piena consapevolezza del proprio ruolo e la necessaria preparazione professionale.

Come s’inseriscono in questa fase di rinnovamento l’avvio del modello professionale e l’ingresso delle donne nelle Forze Armate? Come è cambiata la policy di impiego del personale?
Il processo di “professionalizzazione” si è inserito in maniera assolutamente coerente agli impegni richiesti alla Forza Armata al di fuori del territorio nazionale. In tale contesto, le donne, sin dal 2000, hanno avuto pari dignità in ogni settore operativo rispetto alla componente maschile. Va poi sottolineato, per quanto riguarda la policy d’impiego, come i recenti mutamenti strutturali della Forza Armata, con la “professionalizzazione” e le crescenti esigenze operative, hanno imposto l’adozione di una politica mirata ad accrescere l’efficienza dello strumento militare attraverso la razionalizzazione dei costi e la migliore utilizzazione delle risorse umane. Il tutto garantendo, in funzione dei profili d’impiego e di carriera, pari opportunità al personale di ambo i sessi. Il processo di valorizzazione del capitale umano, nel quale la Forza Armata pone la massima attenzione, passa necessariamente attraverso l’ottimizzazione delle attività di reclutamento, formazione, addestramento e impiego. Notevole importanza riveste pure il continuo processo di aggiornamento del quadro normativo e procedurale nell’ottica di garantire alla Forza Armata la capacità di rispondere prontamente alle molteplici sfide che potrebbe essere chiamata a fronteggiare. Ciò, di fatto, consentirà di disporre di un’organizzazione più dinamica e flessibile che sia in grado d’impiegare l’uomo giusto al posto giusto.

Con la fine della guerra fredda e l’ingresso nell’era dell’informazione, la NATO ha adottato la cosiddetta Network Centric Warfare (NCW) come dottrina militare, sia per le operazioni ad alta intensità di tipo combat che per quelle a supporto della pace e di assistenza umanitaria. Di conseguenza l’Italia, insieme al resto dei paesi membri della NATO, ha avviato una fase di trasformazione dello strumento militare finalizzata all’acquisizione della nuova impostazione concettuale e del modus operandi netcentrico. Qual è il punto della situazione sui programmi di trasformazione avviati e allo studio dall’Aeronautica italiana per consolidare ed estendere le sue capacità NCW, rispetto agli obiettivi e ai tempi fissati dalla NATO e al cambiamento in corso negli altri paesi membri?
In tema di NCW occorre preliminarmente osservare che, quanto meno per le Aeronautiche occidentali, non si tratta affatto di un concetto nuovo, frutto della rielaborazione dottrinale post 89. La questione dell’accelerazione dei flussi di informazione e della loro più ampia disponibilità a tutti gli operatori era consapevolezza condivisa fin dai primi anni 70, periodo in cui affondano le radici dei programmi poi sfociati nell’adozione dei vari tipi di TADIL (Tactical Digital Information Links), di cui il Link 16 (TADIL7) è quello di più comune impiego nelle Aeronautiche alleate.

In quest’ottica l’adozione dei vari tipi di terminali, tra cui il più recente MIDS/Low Volume, consente l’applicazione ottimale dei concetti tattici che scaturiscono dall’elaborazione dottrinale in tema di NCW. E’ ovvio che la materia, grazie alla tumultuosa evoluzione tecnologica, sta quotidianamente ampliando i suoi campi di applicazione, e al riguardo è importante citare l’avvenuta realizzazione di una rete sicura in banda larga per la funzione di Comando e Controllo e lo scambio di informazioni e la disponibilità di sensori ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) quali l’UAV PREDATOR (attualmente impiegati anche in Afghanistan).

Quali vantaggi scaturiscono per l’Aeronautica dal modello integrato NATO-PESD?
L’integrazione NATO-PESD (Politica Europea di Sicurezza e di Difesa) ha rappresentato un passo indispensabile per la sicurezza dell’Occidente. La costituzione parallela della NATO Response Force (NRF) e degli European Battle Group (EU-BG) dimostra quanto l’intento di tutti i Paesi, compresi quelli del Mediterraneo e della Partnership for Peace (PfP), sia quello di raggiungere uno stabile equilibrio e le necessarie sinergie nel settore della sicurezza. In verità, tale aspetto di sicurezza è caratterizzato da confini ben più ampi, basti pensare all’iniziativa internazionale per il controllo della proliferazione delle armi di distruzione di massa (Proliferation Security Iniziative – PSI), alla quale l’Italia partecipa e nel cui ambito sono state effettuate attività di addestramento ed esercitazioni multinazionali, aeree, navali e terrestri. E’ comunque importante precisare che, ancor prima che nella pianificazione operativa ed addestrativa, l’integrazione in ambito NATO e UE si concretizza nell’ambito dei propri strumenti di pianificazione della Difesa, che tra l’altro sono compatibili e si sviluppano in maniera coordinata fra di loro. Tali processi non solo offrono dei validi ausili per costruire e sviluppare collegialmente le capacità militari dei Paesi membri, ma offrono anche l’opportunità per una maggiore integrazione ai più alti livelli, la cui massima espressione è l’adozione di un approccio multinazionale nella risoluzione delle crisi. In proposito, il nostro impegno si concretizza con la contribuzione di capacità di Comando e Controllo, Combat, Combat Support (CS) e Combat Service Support (CSS) adeguatamente dimensionate e bilanciate, pienamente sostenibili e integrabili in modo da poter operare efficacemente negli scenari internazionali di riferimento e in contesti interforze e multinazionali. Posso serenamente affermare che il livello di contribuzione è in armonia con le potenzialità del Paese e soddisfa le aspettative NATO e UE.

Quali vantaggi offrono all’Aeronautica i programmi addestrativi multinazionali? A quali programmi partecipa l’Aeronautica?
La partecipazione a programmi addestrativi multinazionali presenta diversi vantaggi. Fra questi: 

- l’adattamento all’interno delle organizzazioni multinazionali (NATO, UE etc.);
- l’acquisizione di elementi di valutazione per le decisioni sui metodi  
  d’addestramento nazionali;
- esempi d’impiego diversificato di uno stesso assetto;
- in alcuni casi, un prezioso supporto all’iniziale implementazione in ambito 
  nazionale di una capacità operativa già posseduta da altri Paesi;
- l’ottimizzazione delle risorse impegnate nell’esecuzione dell’attività
  addestrativa;
- la pratica delle lingue straniere da parte del personale. 

Tra i programmi addestrativi si possono annoverare il Tactical Leadership Program (TLP) a Florennes (Belgio) e lo sviluppo delle capacità tattiche presso l’AATTC (Advanced Airlift Tactics Training Center) negli Stati Uniti. La partecipazione ai programmi multinazionali e nel quadro della NATO rappresenta per l’Aeronautica un momento di confronto importante, per questo motivo la Forza Armata nel 1996 è entrata a far parte, come nazione firmataria, del TLP. Si tratta di un programma di corsi accademici e di volo tenuti allo scopo di aumentare e standardizzare l’addestramento degli equipaggi di volo mediante lo sviluppo delle capacità di comando nel volo tattico, di pianificazione delle missioni e della capacità d’assegnazione dei compiti.

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