I veleni della magistratura e l’amaro della giustizia

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I veleni della magistratura e l’amaro della giustizia

09 Dicembre 2008

Lo squarcio che si è aperto con la guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro offre allo sguardo una visione della magistratura italiana che mette i brividi. E’ così e basta: non veniteci a parlare di erbe, di fasci e di mele marce. Si tratta di una realtà che avevamo sempre sospettato ma che ora si spalanca sotto i nostri occhi senza più pudore.

Quello che si vede è la vicenda di un “ordine” irresponsabile e autoreferenziale che divora se stesso, che abbandona qualsiasi ancoraggio rispetto alla sua funzione e si avvita in una spirale di puro potere. Il fatto che i metodi che sino ad oggi abbiamo visto all’opera contro comuni cittadini (umiliazioni, perquisizioni improvvise, violazione di ogni riservatezza, soprusi di ogni genere)  si rovescino contro gli stessi magistrati non è di alcun sollievo, anzi ci mostra che il sistema è ormai arrivato all’implosione finale.

L’unico prodotto che questa magistratura non sembra in grado di fornire è la giustizia. Tutto il resto è in abbondanza: veleni, vendette, ritorsioni, violazioni delle regole, carrierismo, rivalità, ambizione. Mentre i cittadini aspettano per anni giustizia per le loro vicende e i loro drammi, i magistrati di Salerno ascoltano per 65 volte il pm De Magistris e le sue storie di complotti e quelli di Catanzaro si aggrappano ostinatamente ad una inchiesta fumosa e irreale che a quanto sembra la Procura di Paola da mesi conduce in parallelo. L’accordo siglato in queste ore tra le procure di Salerno e Catanzaro è solo un esile compromesso grazie al quale i due uffici giudiziari potranno continuare a rimestare nel torbido dell’inchiesta why not a loro piacimento.

Lo scontro tra le due procure ha mostrato un tale disprezzo per le regole e le procedure che spaventa, perché regole e procedure  dovrebbero proteggere i cittadini dall’arbitrio di chi commina pene e sanzioni in nome della legge. Se quelle regole e quelle procedure possono essere stravolte a piacimento in una guerra tra magistrati pensate quello che può accadere quando in ballo ci sono comuni mortali.

Il manto dell’indipendenza è servito a coprire i guasti dell’irresponsabilità; l’appello  all’autonomia si è trasformato nell’asservimento ad un sistema di correnti più pervasivo e rigido di quello della politica. Così, mentre la grande stampa additava al disprezzo dei cittadini la “casta” dei politici, una casta di “funzionari delle Stato” ben più potente e intoccabile prosperava all’ombra di quel disprezzo.

Ma neppure davanti allo smascheramento di questi giorni c’è il segno di una resipiscenza. Persino l’intervento del capo dello Stato è stato accolto con fastidio e i veleni hanno raggiunto anche il sancta sanctorum del Csm, quello che i magistrati chiamano “l’organo di autogoverno”. Il presidente dell’Anm, Luca Palamara, parlando con l’organo ufficiale delle procure italiane, la Repubblica, non ha trovato di meglio che lanciare un avvertimento a Berlusconi perché “non strumentalizzi” la vicenda, “non prenda a pretesto” lo scontro in atto, per proporre una riforma della giustizia. Come se ci fosse bisogno di pretesti o di strumentalizzazioni per capire che la giustizia va riformata e radicalmente. Palamara, invece di fare atto di contrizione, lancia ultimatum al governo: “La Costituzione non si tocca”, con il giornalista che coraggiosamente gli chiede: “Contro la riforma tornerete quindi sulle barricate?”. Senza pensare che, se le cose non cambiano, sulle barricate ci finiranno i cittadini senza giustizia.