I vescovi Usa ad Obama: sulla difesa della vita nessuno strappo

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

I vescovi Usa ad Obama: sulla difesa della vita nessuno strappo

11 Novembre 2008

 

I cattolici che hanno votato Obama non gli hanno dato un assegno in bianco sulle questioni fondamentali della vita e della famiglia: è quanto sottolineato dai vescovi americani, riuniti da ieri a Baltimora per la loro assemblea plenaria. Il risultato della storica elezione del 4 novembre ha dominato la prima giornata di lavori. Nel suo discorso d’apertura, il cardinale Francis E. George, presidente dell’episcopato statunitense e (cosa non trascurabile, vista la provenienza di Obama) arcivescovo di Chicago ha messo l’accento sullo straordinario significato delle elezioni di martedì scorso.

“Simbolicamente”, ha detto il porporato, “questo è un momento che tocca la nostra storia. Un Paese che includeva la schiavitù razziale nel suo ordinamento costituzionale è arrivato ad eleggere un afro-americano alla presidenza. Ritengo che tutti dobbiamo gioire per questo”. Ed ha ricordato la figura eroica di Martin Luther King come anche i tanti cattolici, laici e religiosi, che dall’“I have a dream” di 45 anni fa si sono impegnati strenuamente per abbattere le barriere della discriminazione razziale.

Il cardinale George ha quindi tracciato un paragone molto significativo: “Dobbiamo essere davvero felici che la coscienza sociale del nostro Paese sia arrivata al punto che ad Obama non è stato chiesto di rinunciare alla sua eredità razziale per diventare presidente, come in effetti avvenne con Kennedy a cui fu chiesto di promettere che la sua fede cattolica non avrebbe influenzato la sua prospettiva e le sue decisioni da presidente”. Ricordo, questo, che ha dato l’abbrivio all’arcivescovo di Chicago per una considerazione di stretta attualità. “Non siamo ancora arrivati al punto”, ha rilevato, “in cui i cattolici, specie nella vita pubblica, possono essere considerati completamente partner dell’esperienza americana, a meno che siano disposti a mettere da parte gli insegnamenti cattolici sulla giusta morale e l’ordine pubblico”. Quindi, il presidente dei vescovi USA ha esplicitato il suo pensiero: “Nel lavorare per il bene comune della nostra società, la giustizia razziale è un pilastro della nostra dottrina sociale. La giustizia economica è un altro pilastro, specie per i poveri in patria e all’estero”. Ed ha aggiunto: “Il bene comune non può mai essere adeguatamente incarnato in una società in cui quanti sono in attesa di nascere possono essere uccisi legalmente”.

I temi eticamente sensibili sono tornati in primo piano nella conferenza stampa a cui ha preso parte, oltre al cardinale Francis E. George, anche l’arcivescovo di San Francisco George H. Niederauer. Quest’ultimo ha sottolineato che una grande sorpresa delle elezioni è stato il risultato di alcuni referendum. Molti sostenitori di Obama, ha rilevato il presule, hanno votato in favore del bando delle unioni gay in California, Arizona e Florida. “Hanno visto la questione non secondo i parametri conservatore/liberal, ma come una questione di legge naturale”, ha affermato mons. Niederauer. Ma è soprattutto la questione dell’aborto ad animare il confronto tra i cattolici americani, che per il 54 per cento hanno votato il candidato democratico.

Alcuni pro-Lifer cattolici, rileva l’agenzia “Catholic News Service”, hanno votato Obama perché sposano la sua idea che si possano ridurre gli aborti incrementando i servizi sociali per le donne in difficoltà. Per l’arcivescovo Niederauer, tuttavia, è auspicabile un approccio dell’ “e e” (both/and): da una parte lavorando per cambiare un sistema legale che non protegge i membri più vulnerabili della società e dall’altra aiutando le donne che si trovano, spesso sole, ad affrontare una gravidanza non desiderata.