Idee, impegno, condivisione: gli ingredienti della Politica che ci piace

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Idee, impegno, condivisione: gli ingredienti della Politica che ci piace

Idee, impegno, condivisione: gli ingredienti della Politica che ci piace

07 Febbraio 2012

Charles De Gaulle, un presidente tanto amato da far dichiarare al suo successore Pompidou alla sua morte “La Francia è vedova”,  un politico così influente da ispirare una longeva dottrina che da lui ha tratto il nome (il gollismo), ha sempre sostenuto che “la gloria si conquista con il quotidiano sogno”. Non succede spesso, ma quando un giovane si innamora della politica è dominato proprio da sentimenti di questo genere: la voglia di far valere le proprie ragioni, l’istinto di migliorare la realtà che lo circonda, la speranza di condividere con il prossimo valori preziosi e non scalfibili dal tempo.

Con questo animo ho fatto politica tra i banchi di scuola, con queste pulsioni ho continuato a farla all’università, con la curiosità che da esse deriva, nello scorso fine settimana, ho ufficialmente cominciato a farla in quello che un tempo vedevo come “il mondo dei grandi”, candidandomi al congresso del Popolo della Libertà di Bari Grande Città nella lista in appoggio alla mozione di Claudio Sgambati, candidato coordinatore cittadino in opposizione a Luigi D’Ambrosio Lettieri. L’opinione pubblica, parlando di sfida tra Davide e Golia e di vittoria annunciata della lista del farmacista senatore, pur non discostandosi affatto dalla realtà, non ha colto quale fosse davvero il nostro intento, ovvero quello di donare al partito una pluralità necessaria ad affrontare con spirito rinnovato i quotidiani problemi della città ed i prossimi appuntamenti elettorali, proponendoci alla base come alternativa e richiedendo ad essa di legittimarci quale minoranza creativa e costruttiva all’interno del partito stesso.

I risultati ci hanno premiato oltre le aspettative alla luce del 33,4 per cento delle preferenze che ci ha consentito di ottenere dieci seggi su trenta e di poter rappresentare, con il nostro quotidiano impegno, tanto un pungolo quanto uno strumento di riflessione per tutto il centrodestra barese, atteso dal difficile compito di tornare ad amministrare una città da troppo tempo lasciata in pasto al malgoverno di Michele Emiliano e del centrosinistra.

Il PdL barese può crescere, ha dimostrato di poterlo fare già dalla giornata di sabato, durante il dibattito animato da interventi lucidi, talvolta forti, ma quasi sempre corretti e solo in un paio di casi sgradevolmente sopra le righe. E’ stata manifestata la voglia diffusa delle primarie per definire le candidature alle cariche monocratiche; si è discusso su quanto internet e i social network siano funzionali al rapporto tra politica ed elettori; si è giocato su metafore che richiamavano l’attualità, quando D’Ambrosio Lettieri ha paragonato Tommy Attanasio, l’ex coordinatore cittadino che ha da poco abbandonato il partito per confluire nella Lista Emiliano e diventarne responsabile, al comandante Schettino; è venuta alla luce, grazie a Filippo Melchiorre, una lista di transfughi dal PdL da qualcuno definita “necrologio”, che non ha mai scatenato un dialogo interno sulle cause che hanno portato a quelle defezioni, mancanza imbarazzante dovuta alla paura che all’esterno si potesse discutere troppo di questioni così delicate. Il vice presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, ha analizzato questa questione facendo notare come il partito abbia in effetti la necessità di una guida che, alla stregua del comandante De Falco, intimi a chi manifesti l’intenzione di lasciare, di tornare a bordo: solo così il PdL, con gli equilibri stabiliti da questo congresso, potrà ergersi a novello pesciolino "Nemo", abbandonando il suo acquario per iniziare ad affrontare il mare aperto e le sfide affascinanti che lo aspetteranno.

Anche io ho preso la parola durante il dibattito, e durante il mio percorso dalla comoda poltrona su cui ero seduto allo scomodo pulpito sul palco ho ripensato alle battaglie vinte e a quelle perse, alle delusioni e alle gratificazioni che questa passione mi ha regalato. Mi sono venuti in mente gli amici che, al mio fianco, hanno vissuto anni di sacrificio e di libertà. Non erano tutti presenti, ma col cuore reggevano il peso della responsabilità che mi sono preso: ho parlato della mia predilezione per la politica del marciapiede, quella che tasta il polso alla gente e si conquista il consenso attraverso il viatico concreto della preferenza; ho sostenuto l’importanza della base e della partecipazione di tutti alla vita del partito; ho rivendicato per i giovani gli spazi di cui necessitano tanto in politica quanto nella società; ed ho citato De Gaulle, perché conscio che “la gloria si conquista solo con il quotidiano sogno”, portandomi dentro le emozioni di due giorni così ed il ricordo di aver lavorato con uomini e donne straordinari, non smetterò mai di immaginare che un futuro migliore è possibile.