Cosa succede nel piccolo arcipelago di Okinawa

“Ikigai”, ecco il segreto dell’arcipelago dei centenari in Giappone

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Esiste un luogo mitico, in Giappone, dove si registrano il maggior numero di centenari viventi: la soddisfazione interiore degli abitanti, infatti, non trova riscontro nel resto del mondo. Stiamo parlando del piccolo arcipelago di Okinawa, passato alla storia per esser stato teatro di una più sanguinose battaglie della Seconda Guerra Mondiale, che qui ha visto scontrarsi l’esercito americano con quello giapponese.

Per molti anni si è cercato di comprendere quale fosse il segreto della longevità e del benessere degli autoctoni: si sono indagati l’aspetto alimentare, l’attività fisica, l’assenza quasi totale di stress, la spiritualità e lo stretto contatto con la natura. Ma l’arcano sembra risolversi in un’unica parola, apparentemente semplice: Ikigai. Letteralmente, «una ragione d’essere»: essa deriva da ikiru “vita” e kai “significato”. Profondamente radicata nella millenaria cultura giapponese, questa filosofia – che si esplica in un approccio positivo alla vita – mira alla scoperta di sé e delle proprie qualità attraverso il compimento del proprio Destino. Essa alberga in quattro elementi:

– Le cose che ci piace fare (passione)

– Le cose si sanno fare bene (vocazione)

– Le cose per cui siamo pagati (professione)

– Le cose che noi possiamo fare per risultare utili al prossimo (missione)

L’anello di congiunzione di ognuno di questi elementi è, appunto, l’Ikigai, la nostra strada. E’ interessante pensare che, fin dalle sue origini, un’idea così antica contemplasse ogni aspetto della vita, nella convinzione che dall’unione degli stessi derivasse una perfetta ed armonica realizzazione personale.

Tutti noi vantiamo diverse attitudini che, la maggior parte delle volte, non siamo consapevoli di avere e che, per pigrizia ed immotivato catastrofismo, tardiamo a scoprire. I giapponesi ci insegnano che tutto risiede nel saper trasformare il dovere – cioè il motivo per cui ogni mattina siamo costretti ad alzarci – in una piacevole e stimolante missione di vita. L’Ikigai può essere l’amore per un figlio, la scrittura di un libro, l’attività sportiva: è altamente soggettiva e dipende da molte variabili. Ciò che lega le diverse esperienze di ognuno, dunque, è la costante ricerca della pace interiore. Il fine? Mettere a frutto le migliori potenzialità per sé e per gli altri, nella convinzione che l’autentica felicità non derivi affatto da una visione economicistica e calcolante della vita, ma dall’apprezzamento e dalla valorizzazione delle piccole cose. Ingredienti fondamentali per fuggire la frenesia di un mondo ipertecnologizzato che spersonalizza, opprime e aliena l’essere umano, sono il contatto con la natura, con la sacralità, con la Comunità di appartenenza e con la propria terra. E, in linea con il più profondo retaggio orientale, la continua ed incessante ricerca del proprio io, in un’eterna tensione al superamento di quei limiti “umani ancora troppo umani”.

Proprio laddove si è scritta una drammatica pagina di storia – decisiva nell’epilogo che porterà l’Impero del Sol Levante a subire l’aggressione atomica e la successiva occupazione americana – la Tradizione giapponese sembra essere riaffiorata autenticamente, cavalcando la tigre della modernità. All’ombra delle basi militari statunitensi, in un paradosso comprensibile, le radici nipponiche hanno mostrato la propria capacità di tenuta, rispolverando un’eredità culturale che – facendosi stile di vita – sembra essere diventata un’arma più incisiva dell’Enola Gay.

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