Il 25 aprile dei dimenticati
26 Aprile 2009
di Redazione
Con questa storia della Liberazione che un po’ per uno non fa male a nessuno, della nuova destra che ammicca alla sinistra e dei miti di sinistra che non tramontano mai (e poi mai), la memoria del 25 aprile più che condivisa pare ammuffita.
Se il presidente della Repubblica dice che la Liberazione è la festa di tutti fa il suo mestiere di paciere. Che la sinistra festeggi la Resistenza senza curarsi dei libri di Pansa è normale, provate a citarlo in una facoltà di lettere e filosofia e vedrete che succede. E che adesso anche la destra riabiliti i partigiani c’era da aspettarselo, le ideologie non sono finite per caso.
Solo che i veri protagonisti del biennio ’44-‘45 furono altri ed erano altrove. Quelli spediti a combattere sui fronti dell’imperialismo fascista, che non bastano i Capitani Corelli o la squadra di calcetto di “Mediterraneo” a rappresentarli tutti. I soldati traditi dal duce, da una monarchia senza spina dorsale, e anche da chi era rimasto a casa a scalpitare come fa Johnny il ribelle.
Né partigiani né repubblichini. Stiamo parlando delle centinaia di migliaia di uomini che alla fine della guerra si trovarono dispersi e disorientati, indecisi se tradire e disertare oppure finire sotto un metro di terra.
Mentre Salò agonizzava e la Resistenza si trasformava da fenomeno elitario in paradigma della lotta popolare, i soldati italiani di cui non fregava più nulla a nessuno dovettero cavarsela da soli. Lo dimostrano le migliaia di lettere scritte a mogli e figli in quei giorni di fuga, nascondimenti e resistenza interiore.
Non avrebbero mai immaginato di venire dimenticati così presto. I più fortunati divennero eccentriche esperienze epiche, letterarie ed esistenziali; gli altri sono finiti nell’oblio. Ci sono pile di manoscritti inediti che riposano negli archivi della case editrici, opera di reduci della Russia, della Libia e della Grecia, scampati a un nemico preponderante o all’alleato pronto a spedirti nei campi di concentramento. A voi la scelta di ricordarli.
