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La legge è uguale per tut...anzi no!

Il 25 aprile in piazza e lo sfregio ai morti senza un funerale

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La destra sarà pure brutta, sporca e cattiva, ma un po’ di senso dell’umorismo lo ha conservato. Sicché la si sarebbe potuta anche prendere a ridere perché, per dirla con Flaiano, per quanto grave possa essere difficilmente in Italia la situazione diventa seria. Ma essendoci di mezzo un Paese incatenato in casa, privato della sua naturale socialità, sulla soglia di una crisi economica senza precedenti, è difficile derubricare le scene alle quali abbiamo assistito il 25 aprile dell’anno domini 2020 come la banale conferma che davanti alla legge siamo tutti uguali ma c’è sempre qualcuno che è più uguale degli altri.

Che nel giorno dell’”orgoglio rosso” (questo è diventato il 25 aprile, non ci prendiamo in giro) ne avremmo viste di tutti i colori lo si era capito dalla circolare con la quale il gabinetto del ministero dell’Interno aveva autorizzato “in qualche modo” (testuale) la partecipazione dell’Anpi alle celebrazioni commemorative. Alla luce del dispiegamento di forze messo in campo nelle scorse settimane per inseguire con i droni degli innocui runner solitari, disperdere con guardie in divisa, elicotteri e mezzi anfibi un povero cristo che prendeva un po’ di raggi ultravioletti naturali su una spiaggia deserta, perquisire le buste del supermercato ed erogare multe in presenza di spese giudicate non di stretta necessità, ci si sarebbe attesa tuttavia l’intelligenza di non sfruculiare oltremodo la pazienza degli italiani. 

E invece. E invece dal cuore di Roma alla rossa Emilia la rete web ha documentato assembramenti a frotte, ritrovi all’aperto all’insegna dell’antifà, senza che una sola elica si sia alzata in volo. Al più, come pare essere accaduto al Pigneto nella capitale, qualche agente ha avvicinato gli astanti per invitarli gentilmente ad andare a casa. Nessuna identificazione, nessuna autocertificazione, figurarsi le multe. Qualche ora dopo, le pattuglie erano disseminate per le strade come se niente fosse a martoriare i poveri cittadini che magari si erano spostati per lavorare.

Siamo abituati, è vero. L’Italia è da tempo il Paese nel quale le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici, e qualsiasi sia il colore del governo si verifica quello strabiliante fenomeno per il quale gli amici si trovano sempre o quasi a sinistra. Ma c’è un limite, e quel limite è rappresentato dal fatto che ai nostri concittadini in queste settimane è stato impedito di accompagnare i propri cari defunti nell’ultimo viaggio, ai cattolici è stato proibito di celebrare la loro Liberazione (la Pasqua), i nonni vengono tenuti lontani dai nipoti, gli imprenditori e i lavoratori devono stare alla larga dalle proprie aziende e ogni giorno che passa vedono avvicinarsi lo spettro del fallimento.

C’è poco da aggiungere, se non il fatto che ci saremmo aspettati all’indomani un po’ di risalto in più per questo spettacolo poco edificante. E invece niente, come se fosse tutto normale, come se nulla fosse accaduto. Allora le opzioni sono due: o il lockdown è finito, e da oggi a tutti è consentito tornare a vivere e a lavorare, o gli intrepidi che il 25 aprile hanno sfidato la quarantena (senza vedersi torcere un capello) sono degli eroi da celebrare. In tal caso, questi paladini della democrazia e della libertà trovino il modo di rendersi utili. Qualcosa ad esempio sta accadendo nel paradiso comunista della Corea del Nord. Partite, c’è bisogno di voi.

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