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L'emergenza e la politica

Il bicchiere mezzo pieno

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Non è un governo di “alto profilo”, o non solo. O quanto meno è fortemente discutibile che lo sia. Né poteva forse esserlo. E né forse c’era da augurarsi fino in fondo che lo fosse.

La democrazia è prosaica, non poetica. E i poeti, come gli uomini di pensiero in genere, in politica non hanno mai dato generalmente buona prova di sé. È un governo di unità e salvezza nazionale, e quindi di “larghe intese”, che cerca di tenere tutti uniti sulla barca e che perciò si presenta come una conciliazione di opposti: continuità e discontinuità, nuovo e vecchio, tecnici e politici, profili abbastanza “alti” e “meno alti” (per usare un eufemismo). Il regista, insieme al presidente della Repubblica, colui che ci metterà la faccia (anche all’estero), è un “fuoriclasse”, come si è detto in questi giorni, e quindi da solo vale un po’ per tutti.

Qui faccio alcune considerazioni generali, per vedere, come credo sia anche giusto, il bicchiere dalla parte piena. Intanto, il sistema democratico, per quanto sgangherato e in crisi possa essere, ha mostrato di avere in sé ancora anticorpi a sufficienza. Giuseppe Conte alla fine è caduto perché aveva provato ad essere quell’ “uomo solo al comando” usando i “pieni poteri” che Matteo Salvini aveva incautamente ma solo metaforicamente evocato (il Capitano pensava semplicemente al superamento per via elettorale della ingovernabilità consegnataci dalle urne un anno prima). Per di più ha mostrato di accettare solo a parole i “consigli” di Sergio Mattarella: non utilizzò a dovere Vittorio Colao e il suo Piano; non coinvolse l’opposizione; mostrò di tenere in scarso conto il Parlamento, a cui invece Mario Draghi si è richiamato già nel suo primo discorso.

La scelta dei nomi, compiuta in solitaria ma rispettando partiti e Parlamento, riporta anch’essa, come ci ha ricordato Michele Ainis, tutto in un’ottica di correttezza costituzionale e istituzionale. Non se ne può che essere contenti. Da un punto di vista più strettamente politico, ad essere sconfitto è invece quel paradigma del “mai con”, fatto proprio soprattutto da Giuseppe Conte e dal Pd, che non solo sapeva di ideologismo, e perciò era fortemente antidemocratico, ma di fatto impediva a una parte diventata nel frattempo maggioritaria del Paese di poter governare. Draghi non ha posto veti ai partiti, nemmeno ai Fratelli d’Italia che hanno scelto autonomamente di farsi fuori ma interpretando in modo democratico e propositivo la loro opposizione. Con buona pace di molti intellettuali à la page, in Italia non c’è più oggi una “emergenza democratica” o un “pericolo fascista”. E il governo Draghi lo mostra a tutti anche istituzionalmente e anche al mondo intero (sulle cui opinioni pubbliche quegli intellettuali hanno avuto ed hanno un qualche ascendente).

E veniamo infine, last but not least, all’aspetto più militante delle mie riflessioni. Il bicchiere mezzo pieno in questo caso, per noi di centrodestra, consiste proprio nel fatto di poter rientrare, e molto prima di quanto potessimo pensare, nel gioco politico. Senza esserne esclusi per motivi strumentali e ideologici. Un risultato che da solo vale un milione di dollari. Con un’avvertenza, questo di Draghi è anche un “governo di tregua”. Il che significa, che le forze politiche saranno prese un po’ meno dal contingente e non saranno costrette a sprecare molte energie nella lotta politica simbolica che le ha tenute fin troppo impegnate fin qui. Sarebbe davvero un peccato, una occasione persa, se il centrodestra non usasse questo frangente per lavorare ad un serio e credibile programma di governo per il Paese, per non farsi trovare impreparato quando sarà di nuovo alla guida diretta del Paese.

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1 COMMENT

  1. Mi scusi l’autore, ma ho, per pluriennale esperienza, la tendenza – “stimolata” anche dal mio nome ecognome, dove “Dante” può intendersi anche come participio presente del verbo “dare” – a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Soprattuttto vedendo Elena Bonetti lasciata al suo vecchio posto. Siamo sicuri che non le sia stato promesso che nessuno, nella maggioranza parlamentare che voterà la fiducia al governo, si opporrà, seriamente e non solo formalmente, all’approvazione in Senato del ddl Zan sulla c.d. “omotransfobia”?

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