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Il braccio armato di Putin ora si chiama Gazprom

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Uno Stato nello Stato, come l’Eni di Enrico Mattei. Gazprom ha il monopolio dell’attività estrattiva del gas naturale in Russia e ne assicura la distribuzione, in patria e all’estero (l’estensione della rete di gasdotti ha superato i 150mila chilometri); impiega più di 400mila persone; ha un giro d’affari colossale, con profitti attorno al miliardo di euro nel 2006; differenzia fortemente le proprie attività imprenditoriali, che spaziano dall’editoria ai trasporti aerei, dalle banche alle assicurazioni; è presieduta da Dmitry Medvedev, il primo vicepresidente della Federazione russa (e si vocifera che il presidente Putin, alla scadenza imminente del suo duplice mandato vorrebbe la carica per sé); ha avviato un progetto per la realizzazione di una cittadella della Gazprom a San Pietroburgo (un po’ come Metanopoli). E adesso, grazie a una proposta di legge approvata dalla Duma a larghissima maggioranza (ma per entrare in vigore c’è ancora bisogno di un passaggio alla seconda camera, il Consiglio della federazione), potrà disporre di un vero e proprio esercito privato - un privilegio esteso alla Transneft, l’azienda statale che controlla la rete di oleodotti.

I contractors, gli addetti privati alla sicurezza, hanno conquistato la ribalta mediatica con la guerra in Iraq: ma la riprivatizzazione della guerra è un fenomeno in forte espansione dalla caduta del muro di Berlino, uno degli aspetti salienti della guerra di quarta generazione - quella combattuta non solo dagli Stati ma da gruppi armati (privati, estremisti, terroristici, etnici) che hanno obiettivi autonomi o privatistici. Gazprom e Transneft, però, non si limiteranno a servirsi di imprese di sicurezza: come del resto già fanno oggi per assicurare protezione ai propri impianti e impiegati; ma assumeranno direttamente soldati privati, che potranno disporre di un arsenale fornito dal ministero dell’Interno e godranno di un’ampia libertà nell’uso di queste armi. E le ragioni di questa iniziativa sono evidenti e convergenti: da una parte, i rischi del terrorismo interno (ceceno) e internazionale che sempre più punta al sabotaggio esplosivo delle pipelines - accade in Iraq, accade nel Balochistan pachistano, accade in Cecenia e nel Caucaso - per infliggere pesanti danni economici e politici; dall’altra, le inadeguatezze degli eserciti nazionali che, a parte numericamente esigue eccellenze, non sono attrezzati per combattere con efficacia i nuovi nemici - men che mai le forze armate russe, il cui degrado in uomini e mezzi appare inarrestabile.

Ma altrettanto giustificati, per l’Occidente e i vicini della Russia, sono i timori che suscita la creazione di eserciti privati per Gazprom e Transneft. Infatti, l’esportazione attraverso gasdotti e oleodotti delle risorse naturali russe e dell’Asia centrale è diventata per Mosca il principale strumento della propria politica estera; e ci si chiede se questi eserciti privati verranno chiamati a difendere le pipelines anche fuori del territorio nazionale: trasformandosi in ulteriore strumento di pressione verso i clienti che dipendono dalle forniture energetiche dalla Russia, o comunque beneficiano dal transito sul loro territorio. D’altro canto, questa militarizzazione può essere letta anche come una risposta ai recenti tentativi della Nato: che si sta proponendo come fornitore di sicurezza alle multinazionali dell’estrazione petrolifera (le prime contattate, Dutch Shell e BP: in relazione soprattutto alle loro attività offshore ) per contrastare - in Africa e Medio Oriente - atti di sabotaggio e pirateria, rapimenti compresi; che ha proposto un accordo all’Oman, per la protezione armata degli impianti dell’industria del gas liquefatto da esportazione. Un nuovo capitolo, insomma, del grande gioco del’energia che è ormai diventato globale.

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1 COMMENT

  1. Il braccio armato di Putin ora si chiama Gazprom
    Ho letto il Vs articolo sul Gazprom di Putin, e vi
    dico che la cosa non mi meraviglia affatto. Per
    noi europei la risoluzione al problema energetico
    della UE si chiama “ATOMO”. E’ sempre più neces-
    sario ricorrere a questa fonte energetica copiando dalla Francia che in questo campo è la
    più evoluta. I nostri politici poi, invece di fare le lenzuolate verdi e altre scemenze del genere, abbiano il coraggio di dire ai cittadini
    italiani che un paese sovrano per continuare ad essere tale deve essere anche indipendente da ri-
    catti energetici.

    Cordiali saluti daniele.martarelli@alice.it

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