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Il braccio di ferro tra Bush e i Democratici

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Le polemiche sul rifinanziamento delle missioni all’estero non affliggono soltanto l’Italia. Anche a Washington le votazioni al Senato sono state ricche di contrasti e i democratici sono riusciti a far passare un emendamento che prevede il ritiro delle truppe entro il 2008. La votazione, che si è conclusa con 50 voti a favore e 48 contro, garantirà al provvedimento di rifinanziamento un iter lineare, anche grazie alla scelta repubblicana di non fare ostruzionismo. Una scelta ponderata, poiché a difesa delle posizioni dell’esecutivo rimane il potere di veto del Presidente, arginabile soltanto da una maggioranza qualificata dei 2/3, attualmente inesistente. Il peso di tale potere Bush lo ha ben presente, tant’è che subito dopo aver manifestato il suo disappunto per l’esito della votazione, il Presidente ha chiarito che porrà un veto sistematico su qualsiasi provvedimento che preveda il ritiro delle truppe dalle zone di guerra. «Ciò che è chiaro – ha detto Bush – è che le conseguenze di imporre una data così specifica e casuale per il ritiro sarebbero disastrose. I nostri nemici non dovranno far altro che mettere una data sul calendario».

La via dei democratici per fissare una data di ritiro sarà tutta in salita, dunque, e potrà prendere almeno due direzioni. Dal punto di vista democratico ci sono due soluzioni, infatti, che portano entrambe allo stesso risultato, vale a dire il ritiro delle truppe dall’Iraq. La prima, la più drastica e ostile, è quella di ritardare il più possibile lo stanziamento per le truppe, facendo pressione sulla Casa Bianca e obbligandola a discutere di una data per il ritiro. La seconda è quella di dare il via libera ai finanziamenti, come di fatto è successo, per la cifra astronomica di 124 miliardi di dollari, e introdurre come moneta di scambio una data per il ritiro. Ma la morsa in cui credono di aver chiuso Bush è in realtà un’arma a doppio taglio. La volontà di ritardare gli stanziamenti sarà sostenibile solo fino ai primi di aprile. Quando cioè i fondi ora disponibili cominceranno a scarseggiare e i soldati al fronte si troveranno nelle prime difficoltà. Una responsabilità che il partito democratico non può assolutamente permettersi di assumere, a meno che non voglia affrontare l’elettorato americano come chi ha tagliato i viveri dei soldati al fronte.

Una sorta di guerra di logoramento tra il Presidente e il Congresso si prefigura all’orizzonte, con il primo che cercherà di schiacciare il secondo tra il suo potere e la volontà dell’elettorato.

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1 COMMENT

  1. Tanto alla fine Bush ha il
    Tanto alla fine Bush ha il veto. Quindi tutte queste scene sono fasulle. w la non vincolanza

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