Il bullismo al femminile esiste ed è molto più subdolo di quello maschile

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Il bullismo al femminile esiste ed è molto più subdolo di quello maschile

23 Aprile 2010

Una ragazza di 14 anni ha creato un gruppo su Facebook per insultare pesantemente una compagna di classe, brava e studiosa. I motivi di questo odio ancora non sono particolarmente chiari. Si assiste purtroppo sempre più spesso ad atti di bullismo dove i moventi non ci sono: pura violenza senza senso. Il padre della ragazza ha denunciato l’esistenza della pagina web ai carabinieri e la preside dell’istituto Besta in zona Palmanova ha sospeso per 2 giorni i sei studenti che si erano iscritti al gruppo, e all’ideatrice sono stati dati 6 giorni; inoltre, la creatrice della pagina dovrà tenere pulito il cortile della scuola.

La preside ha organizzato incontri per la classe con gli psicologi. L’intento è quello di rendere le ragazze consapevoli della gravità degli insulti. Inoltre, aggiunge la preside, si cercherà di far capire che esprimersi attraverso il web rende ancora più subdolo e violento il loro comportamento. Il contenuto della pagina era talmente aggressivo e volgare che gli stessi gestori della pagina lo hanno rimosso. La preside, Paola Tieri, ha sottolineato la sconcertante insensibilità dimostrata dalle ragazze che si sono divertite senza porsi nessun dubbio e farsi nessuna domanda. E’ proprio questo l’aspetto al quale, meno male, si inizia a dare peso e rilievo: l’insensibilità che manifestano ragazzi e ragazze di fronte alla violenza. Ciò che ha inquietato la preside in questo caso è stata proprio l’insensibilità delle ragazze che hanno assistito e partecipato in gruppo divertendosi con indifferenza. Potremo pensare che il disadattato di turno è sempre esistito ma immaginare un gruppo che assiste, guarda, ride, fa riflettere. E’ possibile che in nessuna di loro sia scattata una riflessione diversa? Possibile che siano sempre tutte d’accordo? Nessuna di loro ha una sensibilità diversa che fa dire: basta, stiamo esagerando?

In questo caso la preside ha dato importanza all’episodio. Non ha sottovalutato la violenza ed è intervenuta. Anche se la sospensione resta a mio avviso davvero poco efficace e, come fa notare lo psichiatra Luca Bernardo del Fatebenefratelli, autore del libro “il bullismo femminile”, sospendere può far sentire le ragazze fiere di aver fatto la bravata. Questo comportamento della dirigente, insieme a quello degli altri presidi, che sono ricorsi a sanzioni per fatti di bullismo, fa sperare; finalmente il mondo degli adulti inizia ad essere disposto a guardare alla generazione che ha educato, o che forse sarebbe più giusto dire che non ha educato. Si inizia a capire che vanno trovate soluzioni a questi casi di bullismo che ormai si ripetono con esagerata frequenza.

I rimedi non sono né facili né immediati. Ci sono varie ipotesi di lavoro. Intanto arrivano le sanzioni costruttive ed è già un buon inizio. Giudici che fanno fare lavori manuali, altri che occupano i ragazzi nel volontariato, altri ancora come in Germania che hanno pensato alla lettura come pena rieducativa. Il giudice Christoph Mangelsdorf del tribunale minorile di Fulda, costatando che dopo aver fatto lavori socialmente utili i ragazzi non cambiavano li ha obbligati alla lettura di romanzi. Entro un numero preciso di giorni i ragazzi hanno dovuto leggere romanzi dove accadono soprusi e violenze. Devono parlarne con l’assistente sociale e poi devono fare un resoconto al giudice. Si cerca in questo caso di toccare le emozioni e di rendere più empatici questi ragazzi che probabilmente non hanno sperimentato nelle relazioni primarie emozioni positive e legami efficaci e significativi.

Sembrerebbe che questo esperimento abbia dato buoni risultati rispetto alla consapevolezza e quindi sarà ripetuto. Ovviamente i romanzi sono selezionati e mirati nel contenuto. Identificarsi e provare emozioni è una buona strada per rieducare emotivamente i ragazzi. Si può fare anche con i film ma con la lettura c’è un tempo diverso e si può immaginare rimanendo più aderenti a se stessi, si è più in gioco con la propria identità.

Il bullismo al femminile è sicuramente molto più psicologico e fatto di parole. Se si vuole escludere una compagna con il pettegolezzo pesante si possono fare danni che lasciano molti segni a volte più potenti dei veri lividi. Le ragazze sanno essere insinuanti e con sguardi sanno dettare legge al gruppo. Spesso la leader delle bulle neanche si evidenzia con facilità, sa far lavorare le altre, manovra nell’ombra si espone poco. Un potere tutto femminile ma non meno pericoloso fatto di sotterfugi, sguardi, silenzi, insinuazioni, pettegolezzi che distruggono. Storie sospese, fatti immaginati e mai accaduti ma fatti passare per veri. Una vera specialità tutta femminile è isolare e rendere la vittima trasparente inesistente, distruggendola con le calunnie. Poi anche la beffa, la vittima è accusata quasi sempre di essere stata lei ad aver causato il “tutto” perché sicuramente non ha fatto qualcosa che avrebbe dovuto fare e quindi….deve pagare!