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Il calcio è imprevedibile ma l’Europa ha più voglia di vincere degli altri

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Fossi in un commentatore sportivo, di quelli che hanno speso ore e ore e centinaia di righe per spiegarci come mai le sudamericane andavano così bene e la vecchia Europa non esprimesse più il calcio di una volta, passerei a scrivere di cucina, almeno lì è questione di gusti. Nel calcio, come diceva il mago Herrera, la palla è rotonda e dunque “todo es posible”. Insomma, bisogna stare molto attenti a lanciarsi in bilanci prima del tempo.

Se non altro, perché si evita qualche figura barbina. Detto ciò, non cadremo in tentazione di dire ex post l’esatto contrario di ciò che hanno detto i tanti soloni del football: che il vecchio Continente abbia avuto tre squadre su quattro semifinaliste non vuol dir nulla. Non era un segnale di declino averne nei quarti tre su otto contro le quattro del Sudamerica. Non è sintomo di salute che quelle tre abbiamo conquistato tutto il podio, con la Spagna sul gradino più alto. Anche perché, diciamolo, il mondiale ormai trascorso non è stato esaltante: non abbiam visto nulla di paragonabile ai bei tempi in cui Maradona, invece di essere in panchina fasciato in un completo da matrimonio a Pozzuoli, indossava la camiseta de la Selecciòn e si beveva gli avversari come birilli.

Come del resto non era stato niente di che quello di quattro anni fa. Certo Germania 2006 per noi ha significato la quarta coppa. Prima di noi solo i pentacampeon del Brasile. Una vittoria, quella in terra tedesca, sulla quale si son costruiti quei miti, ormai logori, che ci hanno indegnamente rappresentato in terra sudafricana. Chissà perché quando vinciamo un mondiale – eccezion fatta per San Vittorio Pozzo - dobbiamo per forza fare una magra figura nell’edizione successiva. C’è cascato Bearzot e puntualmente c’è ricascato Lippi.

Tornando alle ficcanti analisi dei vari Sconcertati, c’è stato chi ci ha spiegato nel dettaglio come le competizioni sotto l’equatore le vincono sempre i sudamericani. Ora magari ci spiegheranno che comunque la Spagna, in fondo, è quasi Latinoamerica avendo avuto il controllo di quella parte di Nuovo mondo per lungo tempo. Il punto è un altro: il calcio è bello, come si diceva all’inizio, perché imprevedibile. Molto più di quanto lo siano i destini politici, economici e culturali. Ecco perché è un fenomeno così seguito ed è divenuto lo sport globale per antonomasia. Si dice World Cup e si intende tout court la Coppa del Mondo di Calcio.

Ora la Spagna è campione, per la prima volta. Ciò significa che sono i più bravi? No. Come non lo eravamo noi quattro anni fa. Eppure sono, come lo fummo noi, quelli che hanno meritato di più. L’Olanda era più squadra, più solida, più compassata, anche più cattiva. Ma la Spagna aveva più fame di vincere e quell’ingrediente fa fare miracoli. In un calcio sempre più muscolare, più bionico e brandizzato che mai, continua ancora a esser decisiva, nonostante tutto. Quella voglia di arrivare ti mette le ali ai piedi, è il vero doping infallibile. E così gli hidalgos, ormai stremati e evidentemente impauriti dalla roulette dei rigori hanno buttato oltre l’ostacolo il loro uomo in più: Iniesta.

Lui è la vera dimostrazione che solo un calibrato cocktail tra classe, intelligenza e cazzimma fa la differenza. Non Villa, non Torres, al momento giusto lì c’era lui. A 26 anni ha vinto tutto quel che un ragazzo che gioca a pallone può vincere. Noi, nonostante tifassimo Olanda per un senso di giustizia della storia – non dimenticheremo mai quella finale del 1974 – ora pensiamo che sarebbe bello dare il pallone d’oro a questo ragazzetto catalano. E siamo molto contenti che la vecchia Europa abbia ancora tanti “affamati”, tanti ragazzi con una grande voglia di vincere, che non risentono affatto del complesso di essere vecchi e superati.

Quando l’Africa sarà meno ingenua, vincerà. Quando noi torneremo a lottare come sappiamo, maestri nel mondo di cazzimma - almeno in questo - torneremo a vincere anche noi. Ora è il momento della Spagna. Ma vi prego: ora non ci spiegate perché Spagna è bello. Spagna vince, Spagna qui, Spagna là. E’ vero che sono bravi nello sport, in quasi tutti gli sport. Ma non per questo dobbiamo invidiarne il “sistema Paese”. Si sono intossicati molto più di noi di finanza, hanno steso cemento sulle coste come e peggio di noi. Hanno sfruttato meglio i Fondi Ue. Ma hanno ancora molto da imparare, anche da noi.

E vedere quella maglietta con la stellina del primo mondiale vinto, pensando alla nostra maglia azzurra con quattro stelle faceva veramente tenerezza…

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