L'intervento

Il caso Cucchi e i principi violati

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Secondo la nostra Costituzione in Italia è garantito il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la libertà di stampa (art 21) ed ogni cittadino è considerato non colpevole sino a sentenza passata in giudicato (art 27).
Nella triste vicenda riguardante Stefano Cucchi tutti tre i principi vengono violati.
Come è noto agli addetti ai lavori, ma non ai media italiani che si guardano bene dal dirlo (con l’eccezione del quotidiano La  Verità), allo stato degli atti c’è una sentenza di primo grado di Corte D’Assise che ritiene colpevoli due carabinieri di omicidio preterintenzionale per avere, come ha scritto la stampa “ammazzato di botte” Stefano Cucchi ed una sentenza nello stesso giorno della Corte di Assise di Appello che ha invece ritenuto di non assolvere i medici dell’ospedale Pertini, ritenendoli responsabili di non averlo curato adeguatamente davanti ad un quadro clinico già compromesso da gravi patologie e indebolito dallo sciopero della fame e da anni di tossicodipendenza, in base ad una ennesima perizia che conferma non esserci nessuna relazione tra le presunte percosse e la morte.
Tutti sanno della prima sentenza, nessuno è stato informato della seconda.
Chi tenta di esercitare la libertà di pensiero, sulla base delle sentenze sino ad ora pronunciate a nome del popolo italiano, come continua a fare Carlo Giovanardi, viene insultato o minacciato, o ruvidamente e perentoriamente invitato a tacere (come fa  Aldo Grasso) mentre altri chiedono di scusarsi con la famiglia Cucchi.
Ma la querela avanzata a suo tempo dai Cucchi contro Giovanardi è stata archiviata dalla Autorità Giudiziaria con ampia motivazione rilevando come l’ex Ministro abbia sempre detto cose vere, basate su atti e perizie giudiziarie, con linguaggio continente e mai diffamatorio.
In una escalation impressionante, tra canzoni, film, sceneggiate e comparsate televisive si viene addirittura aggrediti se si sostiene che la verità giudiziaria, tra due sentenze che dicono l’una il contrario dell’altra, si avrà soltanto alla fine ed non all’inizio dei processi quando ci sarà una sentenza passata in giudicato.
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