Il caso Prestigiacomo fa infuriare Bossi che mette nel mirino Fini

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Il caso Prestigiacomo fa infuriare Bossi che mette nel mirino Fini

23 Dicembre 2010

Non è il “Fini dimettiti”, siamo a “il presidente della Camera a che ruolo sta giocando?”. Le avvisaglie di un altro redde rationem dopo la fiducia incassata da governo alla Camera, ci sono tutte e arrivano dalla Lega. Ma sarebbero dettate non solo e non tanto dall’atteggiamento dell’inquilino di Montecitorio in questi mesi, quanto dal sospetto che il Carroccio nutre da tempo: “finiani embedded” nel governo. E ieri il caso della Prestigiacomo (e prima ancora quello della Carfagna) avrebbe accelerato la richiesta di chiarimenti al Cav.

Ci sarebbe questo dietro allo scambio di auguri che ha portato a Palazzo Grazioli lo stato maggiore della Lega guidato dal Senatur. La ministra che in Aula su un provvedimento per la tracciabilità dei rifiuti nelle imprese ha votato col Pd mentre i sottosegretari lo hanno fatto con la maggioranza e soprattutto l’intervento in Aula nel quale la Prestigiacomo ha stigmatizzato l’atteggiamento del Pdl aprendo una polemica con Cicchitto su una norma per la quale aveva chiesto di soprassedere, sarebbe stata la molla che ha spinto il Carroccio a volerci vedere chiaro, direttamente con il premier.

E a Berlusconi il leader delle camicie verdi avrebbe manifestato l’insoddisfazione per la linea tenuta da alcuni ministri in odore di “finismo”. In altre parole Bossi sospetta che nell’esecutivo vi siano “quinte colonne finiane” che potrebbero continuare dall’interno a destabilizzare la compattezza di esecutivo e maggioranza sull’agenda delle cose da fare, a gennaio. Lo stesso maldipancia che i leghisti avrebbero manifestato qualche settimana fa quando la ministra Carfagna annunciò di voler lasciare Pdl, governo e scranno parlamentare in polemica col suo partito a Napoli. Su entrambe, infatti, i leghisti mantengono qualche riserva per il ‘feeling’ che in più di un’occasione avrebbero dimostrato di avere con la linea politica del presidente della Camera da un lato, e dall’altro col sottosegretario Miccichè leader del movimento “Forza del Sud” al quale nei rumors di Palazzo la stessa ministra all’Ambiente dopo l’annuncio delle dimissioni dal partito (ma non dal governo) era data in avvicinamento.

Ma c’è anche un precedente a irritare l’alleato di ferro del Cav: l’adesione di Prestigiacomo e Carfagna al gruppo di “Liberamente” che in un primo momento aveva segnalato qualche convergenza su temi politici coi finiani, specie nei mesi successivi alla direzione nazionale Pdl del ‘che fai mi cacci’, quella dove il presidente della Camera sancì lo strappo col Cav. Sarebbe anche per questo che ieri a Palazzo Grazioli, Bossi avrebbe chiesto a Berlusconi rassicurazioni precise, mentre il capogruppo a Montecitorio Reguzzoni fa intendere che il suo partito a gennaio intende aprire un dibattito in Parlamento sul ruolo di Fini, politico e istituzionale. Non ci sarà una vera e propria richiesta formale di dimissioni ma il fatto che il Carroccio solleciti una discussione è già un fatto che assume connotazioni politiche.

Il punto, spiegano negli ambienti del Carroccio, è che alla ripresa dei lavori parlamentari bisognerà verificare se le condizioni per un allargamento della base parlamentare ci sono ma anche il livello di compattezza di governo e maggioranza perché l’agenda delle riforme non consente di navigare a vista. In altre parole, serve stabilità, la stessa che il Cav. considera prioritaria. Per questo la verifica serve, altrimenti la Lega potrebbe incrementare il livello di pressing per tornare alle urne. In questo contesto il ‘chiarimento’ sul ruolo di Fini per il Carroccio diventa un punto strategico. Il caso della Prestigiacomo nella tarda serata di ieri è stato al centro della mediazione portata avanti dal sottosegretario Letta e la nota di Palazzo Chigi che chiude “l’incidente” parlando di “una sfortunata coincidenza e di un difetto di comunicazione che hanno generato uno spiacevole incidente parlamentare”. Al titolare del dicastero dell’Ambiente il premier e il governo rinnovano fiducia e stima, ma solo oggi si saprà se la vicenda rientrerà definitivamente.

Del resto, fanno notare alcuni pidiellini in Transatlatico, in questi mesi non sono mancati dissapori tra la Prestigiacomo e alcuni colleghi dell’esecutivo. Il tam tam del Palazzo ricorda gli ultimi screzi in ordine temporale prima con Fitto poi con Romani. A questo si aggiungono episodi palesi, primo fra tutti quello con Tremonti a novembre e l’altro “incidente” sempre in Parlamento quando  la maggioranza aveva bocciato la candidatura del capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente come componente dell’agenzia sulla sicurezza nucleare. Le parole sibilline di Maroni confermano le perplessità leghiste. Il ministro dell’Interno si è detto supito per la reazione della Prestigiacomo anche perché in Consiglio dei ministri “era riuscita a far correggere il decreto mille-proroghe. Poi non so cosa è successo col Pdl, io mi occupo della Lega”. Il ‘dossier’ è sul tavolo del Cav.

Nel faccia a faccia con lo stato maggiore del Carroccio il premier ha ribadito la linea: a gennaio verifica dell’allargamento della base parlamentare per garantire stabilità, altrimenti la strada resta quella del voto. Certo è che il Cav. deve muoversi su un delicato equilibrio: da un lato frenare il pressing della Lega sulle elezioni anticipate, dall’altro portare avanti il filo riannodato del dialogo con Casini. Ed è anche per non irritare troppo l’alleato di ferro che il Cav. sarebbe orientato a ottenere il sostegno dell’Udc e di alcuni finiani moderati su un pacchetto di provvedimenti e riforme strategiche per il Paese più che a favore un ingresso dei centristi a Palazzo Chigi. Prospettiva gradita al leader centrista che anche ieri insieme a Fini, Lombardo e Rutelli ha mandato segnali distensivi astenendosi sulla mozione di sfiducia al ministro Calderoli. Poi, il caso Prestigiacomo ha riacceso la miccia leghista.