Il caso Tremonti tinge di giallo il fine settimana del Governo
23 Ottobre 2009
Le voci sulle dimissioni di Tremonti paventate a mezzo stampa, la smentita dello stesso ministro, la difesa a oltranza di Bossi nei confronti del Professore di Sondrio, i malumori crescenti nel Pdl sulla politica economica (da parte di parlamentari e di ministri con portafoglio ma senza soldi da spendere). Il tutto condito con il giallo sul cdm saltato, o semplicemente rinviato. Alla riunione fissata per mezzogiorno Tremonti non si è presentato (a differenza di altri colleghi tra i quali Gelmini, Brunetta e Frattini): secondo alcuni perché sapeva che il premier Berlusconi sarebbe rientrato a Roma da San Pietroburgo solo nel pomeriggio e quindi, come hanno spiegato alcune fonti, sarebbe rimasto per tutta la mattina al lavoro nel suo studio; secondo altri, l’assenza del ministro sarebbe stata giustificata dalle tensioni degli ultimi giorni sulla politica economica.
I rumors su una nuova minaccia di dimissioni da parte del titolare di via XX Settembre, subito smentite dall’interessato, circolavano già da ieri, dopo che il premier spiazzando l’opposizione e soprattutto il superministro aveva annunciato la graduale soppressione dell’Irap. Iniziativa che secondo le indiscrezioni avrebbe scatenato le ire di Tremonti spingendolo a minacciare l’uscita dal governo. Due segnali di gelo nel giro di quarantottore: prima quella sul posto fisso, poi la polemica sull’alleggerimento della pressione fiscale. Nel pomeriggio però sarebbe stato lo stesso Tremonti, nel corso del vertice Governo-Regioni (nel corso del quale è stato siglato il patto sulla salute) a chiarire come il ragionamento sull’Irap "prenderà attuazione in linea con il federalismo fiscale". Una puntualizzazione che rimanda direttamente al faccia a faccia con Berlusconi in merito alle frizioni di questi giorni e alle priorità dell’agenda di Governo. L’incontro chiarificatore previsto per stasera nella Capitale potrebbe svolgersi ad Arcore nelle prossime ore dal momento che il Cav. rientrerà in serata a Milano da San Pietroburgo.
Il punto è che, in questo momento, il ragionamento dei due in materia di politica economica si snoda su binari differenti. Berlusconi alla vigilia di due tornate elettorali, compresa l’ultima, aveva promesso l’abbassamento delle tasse con la soppressione dell’Irap, misura rilanciata appunto ieri. In altre parole, secondo il Cav., perché l’economia torni a girare si deve rimettere in moto quel circolo virtuoso produzione-consumi-investimenti e per fare questo occorre ridurre la pressione fiscale. Tremonti, invece, teme che al calo delle entrate derivante per esempio dall’azzeramento dell’Irap, non risponderà un riequilibrio di quel circolo virtuoso. Insomma: in un momento di crisi come questo, sopperire al minor gettito derivante dal taglio delle tasse, con i margini di finanza pubblica limitati, sarebbe difficile e rischioso. La politica economica portata avanti dal ministro segue con i fatti il ragionamento: Tremonti ha adottato la politica del rigore tagliando spese e regalie e rispondendo picche alle richieste degli altri ministri in deficit di liquidità anche per fronteggiare le normali spese dei propri dicasteri. Ha deciso, Tremonti, di mettere sul piatto i soldi per tamponare gli effetti della crisi senza attingere alle tasche degli italiani mantenendo in ordine i conti pubblici. E di questo gliene va dato atto. Non ha alzato le tasse quindi, ma neppure le ha abbassate, perché questo avrebbe comportato un aumento del debito pubblico e un nuovo sbilanciamento del rapporto deficit/pil.
E’ proprio sul fronte della politica economica che si stanno concentrando anche le critiche dei ministri che fino ad ora avevano stretto la cinghia e che dopo un anno e mezzo di governo chiedono risorse per mettere in campo le riforme al centro del programma di governo. Tesi condivisa anche da molti esponenti del Pdl (e il documento che chiede al governo un cambio di rotta rispetto alla strada fin qui seguita da Tremonti è un segnale preciso, nonostante nessuno ne abbia rivendicato la paternità) è che in una fase di progressiva uscita dalla crisi, continuare a tenere stretti i cordoni della borsa non serve. In più, con le regionali ormai alle porte, c’è l’esigenza di dare un segnale politico forte.
A fare quadrato intorno a Tremonti è il leader del Carroccio Umberto Bossi che avverte: c’è un tentativo di fare fuori Tremonti ma io lo proteggo”. Secondo il Senatur, le dimissioni ventilate nelle ultime ore “sono solo gossip politico”. Dello stesso avviso anche il ministro della Difesa Ignazio la Russa: “Non metto neanche in conto che si possa dimettere”.
Nel primo pomeriggio è lo stesso Tremonti a parlare attraverso una nota molto stringata di via XX Settembre nella quale dichiara: “Nessuna delle note in circolazione corrisponde a verità”. Il riferimento è al rincorrersi di voci sulla sua assenza in Consiglio dei ministri, sulle tensioni con Berlusconi e sull’ipotesi delle sue dimissioni. Un tentativo di gettare acqua sul fuoco o comunque di rimandare il chiarimento con il Cav. alla prossima settimana, quando si terrà il vertice governativo saltato oggi.
