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Tra le nebbie della guerra in Afghanistan

Il caso WikiLeaks: un esempio di uso politico del giornalismo

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Chiunque abbia trascorso gli ultimi due giorni a leggere tra le pagine dei 92.000 resoconti militari e degli altri documenti resi pubblici dal sito spia WikiLeaks, sarà scusato se finirà col domandarsi cosa sia tutto questo trambusto. Io sono un ricercatore, conduco studi sull’Afghanistan e non ho accesso abituale alle informazioni riservate, eppure non ho ancora visto nulla in quei documenti che mi abbia sorpreso o fornito qualche notizia significativa. Mi viene da pensare che sia lo stesso anche per chi legge solamente un terzo degli articoli sull’Afghanistan nel suo giornale locale.

Proviamo ad analizzare, comunque, quelle che vengono considerate le maggiori rivelazioni in quei documenti (che sono stati pubblicati in parte dal Times, dal Guardian di Londra e dalla rivista tedesca Der Spiegel):

Primo, alcuni agenti dell’intelligence americana hanno dichiarato che elementi interni all’agenzia di spionaggio del Pakistan, il Directorate for Inter-Services Intelligence, sono in cospirazione con fazioni di Talebani ed altri ribelli. Tali accuse non rappresentano nulla di nuovo. Questo giornale ed altri ancora se ne stanno occupando da anni – spesso supportati da fonti anonime all’interno dei servizi militari e d’intelligence americani.

Secondo, il sito fornisce documenti su vittime civili afghane causate da operazioni militari americane e alleate. E’ vero che i civili inevitabilmente soffrono in guerra. Ma i ricercatori di Kabul, attraverso la Campagna per le Vittime Innocenti dei Conflitti, stanno raccogliendo prove di queste morti, e dei loro effetti in Afghanistan, ormai da qualche tempo. I loro resoconti, ai quali hanno aggiunto informazioni sul contesto generale, hanno contribuito alla decisone dell’ex comandante in Afghanistan, Gen. Stanley McChrystal, di adottare l’anno scorso, in modo controverso, nuove rigorose misure intese a ridurre tali morti.    

Terzo, il sito asserisce che il Pentagono impieghi una task force segreta, composta da commandos altamente addestrati, incaricata di catturare o uccidere i leader ribelli. Ho il sospetto che agli occhi della maggior parte degli Americani, utilizzare squadre d’operazioni speciali per uccidere terroristi è uno dei modi meno discutibili in cui il governo spende i soldi delle tasse.

I documenti rivelano in effetti alcune informazioni specifiche riservate su tattiche, tecniche, procedure e attrezzature di Stati Uniti e NATO, che saranno causa di grande costernazione all’interno delle forze armate. Potrebbero addirittura portare alla morte di alcune persone. Pertanto la Casa Bianca ha tutte le ragioni di esprimere il proprio disappunto nei confronti del WikiLeaks.

Ancora la maggior parte delle rivelazioni che sono state divulgate con tanto clamore dal fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, non sono affatto delle rivelazioni – sono semplicemente ulteriori esempi di ciò che già sapevamo.

Assange ha sostenuto che la pubblicazione di questi documenti sia analoga a quella delle Carte del Pentagono, ma semplicemente più significativa. Questo è ridicolo. Le Carte del Pentagono hanno offerto al pubblico una coerente storia interna del conflitto in Vietnam, che era in contraddizione con la versione fornita dalla leadership di stato e militare.

La pubblicazione di questi documenti, al contrario, getta 92.000 nuovi documenti di fonte primaria nelle mani del pubblico di tutto il mondo senza fornire alcun contesto, né alcuna spiegazione sul perché alcuni resoconti possano essere in contraddizione con altri, né alcun senso su cosa sia importante o inconsueto in contrasto al normale corso della guerra.

Molti esperti di guerra, sia nell’esercito che nella stampa, si battono da tempo per affrontare la complessità e le sfumature del conflitto. Cosa ha intenzione di fare il pubblico con questo confuso insieme di documenti, molti dei quali sono stati scritti durante il combattimento da ufficiali che non percepivano come le loro osservazioni potessero accordarsi allo scopo finale della guerra?

Io stesso all’inizio sono andato in Afghanistan come giovane ufficiale dell’Esercito nel 2002 e sono ritornato due anni più tardi, dopo aver guidato una piccola unità di operazioni speciali – ciò che Assange definisce “una squadra per uccidere”. (Ho anche lavorato per poco come consigliere civile del generale McChristal l’anno scorso). Posso confermare che la situazione in Afghanistan è complicata e resiste a qualsiasi tentativo di trasformarla in semplici lezioni da imparare o in finalità politiche. Eppure è proprio quello che hanno cercato di fare tutta una serie di opinionisti e di politici all’indomani della pubblicazione di quei documenti. E’ troppo facile per loro trovare report sull’argomento per riaffermare i loro preconcetti sulla guerra.

Il Guardian nell’editoriale della scorsa domenica ha sostenuto che i documenti pubblicati rivelano “un panorama ben diverso … rispetto a quello al quale eravamo abituati”. Ma chiunque abbia scritto quel pezzo non legge i report degli inviati in Afghanistan sul suo giornale locale.

I media hanno fatto un buon lavoro nel mostrare al pubblico come la guerra afghana rappresenti una ambiente fortemente complesso, che si stende al di là dei confini di un paese spaccato. Spesso quello che appare come un conflitto a due vie tra il governo e gli insorti viene meglio descritta come una rivalità tra tribù diverse. E spesso questa rivalità viene inasprita o eclissata dal violento traffico di droga.

I giornali Times, Guardian e Der Spiegel non hanno fatto nulla di male nell’esaminare i documenti del WikiLeaks e nel citarli. A parte alcune occasionali proteste da parte dell’ala di destra, la maggior parte della stampa negli Stati Uniti e nei paesi alleati presta grande attenzione a non pubblicare informazioni che possano mettere in pericolo la vita dei soldati. 

Ma WikiLeaks rappresenta una questione a parte. Assange sostiene di essere un giornalista, ma non è così. E’ un attivista, e non si capisce bene a quale scopo. Questa settimana – come quando diffuse un video ad aprile che mostrava elicotteri da combattimento americani che uccidevano civili iracheni nel 2007 – continua a lanciare il termine “crimini di guerra”, ma non offre alcun contesto per gli eventi che sta giudicando. Sembra che la morte di qualsiasi civile in guerra, evento inevitabile, sia un “crimine”.

Se il suo desiderio è quello di promuovere la pace, Assange, con il suo genere di attivismo, non è di grande aiuto come crede. Infangando le acque tra giornalismo e attivismo, e lanciando la sua organizzazione nel dibattito sull’Afghanistan senza mostrare alcuna considerazione per le difficili scelte morali e la mancanza di buone opzioni politiche che i leader si trovano ad affrontare, si sta rivelando tanto sconsiderato e distruttivo quanto lo spregevole soldato o i soldati che in primo luogo hanno diffuso quei documenti. 

 

© The New York Times
Traduzione Benedetta Mangano

Andrew Exum è ricercatore presso il Center for a New American Security.

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3 COMMENTS

  1. Il caso WikiLeaks
    Per mettere le cose al loro posto, osserviamo che Wikileaks si propone come rottura sostanziale nel sistema mediatico globale. Utilizzando le moderne tecnologie di comunicazione, e’ stata creata una rete alternativa che raccoglie le informazioni a monte del sistema di filtraggio predisposto dal sistema e le mette a disposizione pubblica. L’efficacia con cui vengono perseguiti tali fini innesca la crisi del sistema mediatico nel suo complesso e sono quindi ben comprensibili le furibonde reazioni dei suoi esponenti. Per chi volesse seguire da vicino l’evolversi della vicenda raccomandiamo per esempio di partire da un sito che difende punti di vista opposti a quelli dell’establishment:

    http://powerofnarrative.blogspot.com/2010/07/wikileaks-resistance-genuine-heroes-and.html

    Le nostre ragioni tengono senz’altro conto di questa loro posizione critica, la quale parte da un rigetto della mentalità ipocrita dominante nell’establishment, che ovviamente ha il suo riscontro nel sistema mediatico. Lord Russell nel libro “Sceptical Essays” caratterizza tale mentalità come segue: “There is in English-speaking countries a process which may be called “irrationalizing”. A shrewd man will sum up, more or less consciously, the pros and cons of a question from a selfish point of view. Having come to a sound egoistic decision by the help of the unconscious, a man proceeds to invent, or adopt from others, a set of high-sounding phrases showing how he is pursuing the public good at immense personal sacrifice. Anybody who believes that these phrases give his real reasons must suppose him quite incapable of judging evidence, since the supposed public good is not going to result from his action. In this case a man appears less rational than he is; what is still more curious, the irrational part of him is conscious and the rational part unconscious. It is this trait in our character that has made the English and Americans so successful.”
    Osserviamo tuttavia che la classe dirigente americana e’ abituata a perseguire i suoi fini a prescindere da considerazioni esterne, confidando in una preminenza che nei fatti esiste solo sul piano economico – finanziario, ma non certo quello della conduzione delle guerre. Senza andare a rivangare troppo nel passato, ci limitiamo a richiamare le vicende del recente conflitto georgiano. Chi si prende la briga di scorrere i filmati su YouTube non può non notare la presenza tra i caduti georgiani anche di militari che nel loro aspetto possono essere solo americani. Del resto nessuno ha mai contestato la presenza di “osservatori” USA tra le truppe georgiane, tuttavia, tenuto anche conto che una provocazione talmente aperta nei confronti della Russia non poteva certo partire dal solo Sakashvili, la loro funzione era piuttosto quella di comando. In definitiva si configura un quadro caratteristico delle coalizioni militari di cui la NATO e’ il paradigma, per cui la risposta fulminante dell’esercito russo, oltre a mettere in evidenza il grado di preparazione raggiunto, non poteva che sottolineare un margine di superiorità incolmabile nel confronto degli avversari, sia sul piano tattico che quello strategico.

  2. Perfetto.
    A) Andrew Exum: finalmente una persona di buon senso.
    B) enav: un altro che vede gli Amerikani come il male assoluto, legge troppo e non riesce a filtrare ciò che legge col proprio cervello.
    C) la guerra è la guerra, la pace è il periodo di stabilità che segue a una guerra e dura sino a che qualcuno la destabilizza e ce ne vuole un’altra.
    D) mettete dei fiori nei vostri cannoni: che noi nei nostri mettiamo dei bei proiettiloni.
    E) arriverà l’età dell’oro, quando il lupo e l’agnello passeggeranno a braccetto nei giardini fioriti, ma durerà solo sino a che al lupo non verrà fame.

  3. comunisti e antisemiti
    Certo che non avete vergogna alcuna. Il vostro conclamato diffondere notizie tendenziose è ridicolo. Mi aspetto da un momento all’altro di scoprire che Wikileaks è un covo di comunisti antisemiti (tanto per ricordare qualche vostro tormentone). Ringrazio il precedente commentatore per aver ricordato che sono stati ritrovati agenti stranieri in Georgia (non solo americani ma anche israeliani e ucraini…) a dimostrazione dei dubbi legami con altri protagonisti “dietro le quinte” del caro Saakashvili… il vostro modo di fare informazione è scandaloso.

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