Il “cattivo” Bojo vaccina e riapre, i Tories volano. E la Brexit…
22 Febbraio 2021
Con oltre 18 milioni di vaccinati il Regno Unito è di gran lunga in testa tra i Paesi europei e vede, finalmente, la fine del terzo lockdown, istituito ormai due mesi fa, dopo la scoperta della cosiddetta “variante di Kent”.
Oggi il Premier Boris Johnson annuncerà le prime misure di allentamento delle restrizioni. Prime tra tutte il rientro a scuola a partire dall’8 marzo. Nei mesi scorsi il leader Tory era stato sottoposto a pesanti critiche che avevano fatto salire la tensione in un partito in maggioranza anti-lockdownista. Tra i membri del Covid Group si era parlato anche di sfidare la leadership di BoJo. Steve Baker aveva prima scritto una lettera in cui paventava un nuovo contest per stabilire un percorso che avrebbe portato a sfidare Johnson, e poi aveva ritrattato sostenendo che Johnson fosse la migliore guida per i Conservatori in questo momento.
Il successo del piano vaccini ha riportato i Conservatori in vantaggio di 5 punti nei sondaggi, una cosa che non si vedeva da prima dell’estate. Mentre allo scoppio della pandemia il Premier appariva titubante e quasi restio a prendere delle decisioni importanti per il bene del paese, ora Johnson appare come un leader lungimirante, che aveva visto prima di tutti come le vaccinazioni fossero l’unica via d’uscita dalla pandemia. Dalla leadership nel Gavi a quella nel G7 – dove il Regno Unito si è anche speso per la fornitura dei vaccini in esubero ai paesi in via di sviluppo – il “modello inglese” sta facendo il giro d’Europa, tanto che pare che pure il neo Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, guardi a Londra per dare un’accelerata al piano italiano.
Sembrano passati secoli da quando il Guardian titolava “Con la Brexit i vaccini arriveranno in ritardo nel Regno Unito”, e la stampa europea accusava, ingiustamente, Johnson di “negazionismo”. Con il piano di vaccinazioni europeo in alto mare, e le polemiche suscitate dal blocco, temporaneo, del transito dei vaccini in Irlanda del Nord, gli inglesi stanno iniziando a vedere anche il lato positivo dell’uscita dall’Unione Europea.
Se Johnson vede la luce in fondo al tunnel, il Labour pare invece colto alla sprovvista da questo “surge” di consensi in favore di un governo che sembrava sulla via di dissipare il mandato elettorale del 12 dicembre 2019. Sir Keir Starmer è apparso sulle tv britanniche per tutto il week-end, dalla Bbc a Sky News, per ribadire la credibilità della sua leadership e del suo nuovo corso centrista, post-Brexit e patriottico. I suoi problemi però sono all’interno del movimento dove il rinnovo nelle cariche del maggiore sindacato affiliato ai laburisti, Unite, sta mettendo sul piede di battaglia la sinistra che si rifà all’ex leader Jeremy Corbyn. Starmer, che in aprile festeggerà il suo primo anno da Leader dell’Opposizione, era anche arrivato ad avere 4 punti di vantaggio su Johnson nei sondaggi, ma ora le cose sembrano tornate all’antica. E un report interno al Labour avverte: per vincere nel 2024 servirà un miracolo.
