Il Cav a Palazzo Chigi potrebbe tornarci senza i vecchi alleati
22 Novembre 2007
Le chiacchiere da bar e la saggezza popolare, spesso nascondono dentro una verità oracolare che, se nell’immediato può sembrare fantascienza, a distanza di tempo delle volte si rivela azzardata premonizione.
E quali sono gli argomenti “sciolti” preferiti dagli italiani al bar? Di certo tra cornetto e cappuccino non manca mai il calcio e, subito dopo le chiacchiere e i miliardi vergognosi al cospetto di precari, disagiati e pensionati che Milan e Inter si preparano a concedere ai loro gioielli Kakà e Ibrahimovic, al secondo posto ci sta la politica e in particolare capire che scenari apre lo strappo politico di San Babila del Cavaliere.
Rocco Buttiglione qualche sera fa a Matrix si è lasciato sfuggire una frase che può prestarsi a interpretazioni furbette. Il senatore Udc ha più o meno detto così: “Se Berlusconi fa un passo indietro, un grande progetto politico verso il partito dei moderati può interessarci”. C’è da chiedersi, e se Berlusconi non avesse fatto il passo in avanti i casiniani si sarebbero mai espressi in questi termini?
L’ episodio da’ spunto alle nostre chiacchiere da bar. Lettori attenti e più intellettuali potranno annoverare quanto stanno per leggere come il festival, direbbero a Roma delle “fregnacce” ma, saggezza popolare, appunto, insegna che a pensare male non si fa peccato e, per concludere il proverbio, finale attribuito ad Andreotti, “però spesso si azzecca”.
Allora buttiamola lì: e se il nuovo partito annunciato da Berlusconi e le sirene di dialogo aperte a Veltroni sulla legge elettorale fosse una strategia per staccarsi sia nel centrodestra che nel centrosinistra dagli alleati. E Prodi? E le alleanze? In una sola parola salta tutto. E quali scenari si aprono? Uno solo e semplice: un’alleanza politica e governativa tra Berlusconi e Veltroni; Partito delle Libertà e Partito Democratico insieme, dopo l’approvazione di un sistema elettorale magari alla tedesca che apre scenari di grande coalizione. Con un sorpasso imprevedibile, dunque, sei ostacoli aggirati, Prodi “out”, sinistra massimalista “out”, Lega e An –indebolita dall’uscita della Destra di Storace, che potrebbe diventare la mina vagante come il Movimento Sociale Italiano di Almirante negli anni Settanta ai tempi dell’elezione di Leone al Quirinale – “out”, Udc “in”( e qui ci ricolleghiamo alla sortita di Buttiglione), voto a breve senza governi tecnici alimentati con il respiratore e i due fuggiaschi al comando verso il traguardo di Palazzo Chigi con due partiti che, se i sondaggi Pd reggono, e i voti di Forza Italia riescono tutti ad essere traghettati verso la nuova compagine politica, sfiora oltre il 60 per cento. Cifre da capogiro che riaprono scenari centristi legati ai ricordi ormai sbiaditi della Democrazia Cristiana.
Più che “colpo di teatro” come l’ha definita Fini, la “rivoluzione” del Cav. sembra l’epilogo di una strategia costruita da tempo e ancora non completamente svelata. Non ci meraviglieremmo nemmeno a ipotizzare la più inipotizzabile delle ipotesi (e il gioco di parole è voluto) e cioè che ai gazebo del Pd, che hanno incoronato segretario Veltroni, sia andata a votare gente che sta dall’altra parte e che ai gazebo di Forza Italia per la petizione contro Prodi, sia “apparsa” a sottoscriverla gente che sta da quell’altra parte…
Non so quanto è surreale questa ricostruzione, di certo un altro tassello che può sorreggerla è il fatto che anche Fini adesso cerchi più centralità nella manovra di dialogo con Veltroni: da via della Scrofa, infatti, pare ci sia la totale apertura a parlare di legge elettorale e riforme.
“Se Berlusconi si accorda con Veltroni, per quanto riguarda An il Cavaliere non tornerà più a Palazzo Chigi” – pare abbia proferito Fini in Transatlantico, frase subito smentita dall’ufficio stampa di An.
“Il fine giustifica i mezzi per “Il Principe” di Machiavelli e Berlusconi a Palazzo Chigi potrebbe tornarci senza i vecchi alleati. Che sia l’alba di un diverso compromesso storico…
