Il Cav. accelera sulle riforme. Nel Pdl scoppia il caso Puglia: Fitto si dimette

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Il Cav. accelera sulle riforme. Nel Pdl scoppia il caso Puglia: Fitto si dimette

30 Marzo 2010

Un voto che premia il governo e si traduce in un mandato a fare le riforme. Silvio Berlusconi affida a una nota il commento sul responso delle urne, senza enfasi ma con la consapevolezza di un risultato che è sotto gli occhi di tutti, e si concentra sul cammino già indicato nei giorni della campagna elettorale: le riforme, appunto.

Due le direttrici di marcia in una prospettiva di medio termine: fisco e giustizia. Poi, il presidenzialismo. A Palazzo Grazioli il premier fa il punto prima con Tremonti, poi con Alfano. L’altro passaggio lo riserva agli equilibri interni alla coalizione e al rapporto Pdl-Lega. Con Fini il faccia a faccia ci sarà dopo Pasqua. Ma nel giorno in cui le analisi del voto si fanno a bocce ferme, nel centrodestra scoppia il caso Puglia col ministro Fitto che rassegna le dimissioni dopo la sconfitta di Rocco Palese del quale era stato uno dei principali sponsor nella sfida contro Vendola.

Nel commento post-voto, Berlusconi sottolinea come la campagna "di calunnie e di diffamazioni” non abbia impedito "all’amore di vincere sull’invidia e sull’odio". Un modo neanche troppo indiretto per rivendicare la vittoria in una competizione sulla quale ci ha messo la faccia, trasformandola – di fatto – in una sorta di referendum di middle term su di lui e l’operato dell’esecutivo. Soddisfazione che non nasconde ai suoi più stretti collaboratori quando cita l’esempio della Francia dove il governo Sarkozy  è stato punito dal test delle regionali. In Italia, invece, il governo non solo ha tenuto, ma il centrodestra è riuscito a strappare quattro regioni al centrosinistra e ad ottenere così la maggioranza nella Conferenza Stato-Regioni.

Al lavoro con il ministro del Tesoro, senza tuttavia tralasciare l’obiettivo di fine legislatura: arrivare a due aliquote e ridurre le tasse. Al lavoro con il Guardasigilli per accelerare sul pacchetto che a breve approderà in Parlamento, a cominciare dal dossier intercettazioni che già la prossima settimana dovrebbe riprendere l’iter al Senato. Su questo il Cav. è intenzionato a sondare l’opposizione alla quale chiederà di accogliere l’invito del Capo dello Stato a riforme condivise, tuttavia non sembra farsi troppi scrupoli e nonostante l’apertura di Bersani, resta convinto che se anche questo tentativo dovesse fallire, la maggioranza andrà avanti da sola.

E che il premier sia intenzionato a spingere il piede sull’acceleratore delle riforme lo dimostra il fatto che proprio a neo-governatori del Pdl ha raccomandato di lavorare in sintonia con il governo. Raccomandazione subito raccolta dal presidente della Campania, Stefano Caldoro che da uomo del Sud, si è detto pronto a tradurre in pratica il federalismo targato Carroccio.

Fisco, ordinamento giudiziario e presidenzialismo. Altro capitolo, quest’ultimo, al centro delle riforme istituzionali del quale Berlusconi ha parlato con il presidente della Camera nel colloquio telefonico (preceduto dal lavoro dei pontieri del Pdl) servito anche a riallacciare i fili di un rapporto che pure nelle settimane della campagna elettorale ha segnato percorsi paralleli tra i due co-fondatori del Pdl. Fini e Berlusconi si vedranno la prossima settimana: l’inquilino di Montecitorio è disposto a ragionare sul presidenzialismo ma sul piano politico e dell’azione di governo ribadisce il suo pensiero: il Pdl non deve andare a traino del Carroccio, bensì essere il motore della coalizione.

Certo è che rispetto alle scorse settimane, ieri i toni usati da Fini sono sembrati più soft, tanto che a Montecitorio i commenti degli esponenti pidiellini sottolineavano due aspetti: il cambio di rotta dell’ex leader di An che dopo l’esito del voto "non può più forzare la mano" e l’atteggiamento altrettanto "morbido" dei finiani, ora più interessati alla ricucitura che allo strappo. Un modo per ribadire che l’ipotesi di una resa dei conti che solo pochi giorni fa sembrava nell’ordine delle cose, adesso pare più sfumata e, in fondo, non conviene a nessuno. Insomma, a calmare le acque ci hanno pensato le urne.

Quanto al rapporto con Bossi, Berlusconi ribadisce la convinzione – corroborata dal trend elettorale – che l’alleanza del Pdl con la Lega  "si conferma una robusta forza di cambiamento, garanzia del rinnovamento e della modernizzazione del Paese”. Nel centrodestra si osserva che la performance del Carroccio (al Nord ma anche al Centro) non è vissuta come motivo di preoccupazione, anche perché il Cav. conta sulla lealtà del Senatur e sul fatto che tra i due c’è un dialogo costante e l’intesa è profonda. Concetto che peraltro ieri hanno ribadito anche Calderoli e Maroni.

Ciononostante,  se in politica tutto ha un prezzo, è possibile che Bossi spinga non solo per accelerare l’attuazione del federalismo ma anche su due questioni non secondarie negli assetti interni alla coalizione: la poltrona di Zaia all’Agricoltura e la candidatura in quota Lega del prossimo sindaco di Milano (tra un anno). Se sul primo punto, pur rivendicando per il suo partito la guida del dicastero, Bossi non sembra intenzionato a fare le barricate anche per via del patto pre-elettorale siglato col Cav. che dovrebbe quindi aprire la strada all’avvicendamento con Galan, è sul capoluogo lombardo che le mire di via Bellerio si potrebbero concentrare maggiormente (anche nell’ottica territoriale tanto cara al Carroccio). Per il momento, dal Pdl ci pensano La Russa e Formigoni a mettere in chiaro che la questione non è in discussione, ma è altrettanto vero che la partita è ancora tutta da giocare.

Il caso Fitto. Dopo la vittoria di Vendola in Puglia, il ministro per i Rapporti con le Regioni ha presentato le dimissioni. Un gesto coraggioso (specie se si pensa che la tendenza prevalente è semmai quella opposta) attraverso il quale Fitto assume su di sè la responsabilità politica di una strategia che in un primo tempo aveva lasciato perplesso lo stesso premier, più propenso alla candidatura di Adriana Poli Bortone, suo ex ministro. Opzione quest’ultima fortemente osteggiata soprattuto dagli ex aenne. La convergenza su Palese ha prodotto una spaccatura nell’area di centrodestra con la corsa della Poli Bortone sotto le insegne del suo movimento – Io Sud – sostenuta dall’Udc di Casini.

In difesa di Fitto ieri si sono spesi il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri che ha definito le dimissioni un gesto di responsabilità ma ha invitato il premier a respingerle e Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl e  ministro della Difesa, per il quale "andrebbero tenute distinte le questioni di partito da quelle del governo”. Il premier per ora prende tempo e valuta il da farsi. C’è chi, nel Pdl avanza l’ipotesi che del caso possa essere investito l’Ufficio di presidenza ma è una via che non convince granchè nei ranghi del partito. La decisione finale spetterà al premier, anche se appare probabile la tendenza ad evitare fibrillazioni interne proprio nel momento in cui – si fa notare – è necessario marciare uniti sull’onda del successo elettorale. Una decisione che tuttavia potrebbe avere tempi abbastanza contingentati, dal momento che il prossimo Consiglio dei ministri è convocato per domani.