Il Cav. affossa il terzo polo, liquida Fini e riapre a Casini
14 Dicembre 2010
Incassata la fiducia al Senato e alla Camera, Berlusconi si concentra sul dopo. I tre voti di scarto in Parlamento gli hanno dato ragione e sul piano politico hanno sancito la debàcle di Fini e del suo partito dal quale è probabile che altri parlamentari dopo Catone, Siliquini, Polidori e Moffa, si allontaneranno. L’altro dato è che il terzo polo è morto in culla. Ma è pur vero che con tre voti non si dorme tra due cuscini. Per questo dopo l’incontro con Napolitano il premier conferma l’intento di tentare un “allargamento della maggioranza”. Apre a Casini e non esclude l’ipotesi di una "crisi pilotata".
L’apertura è ai moderati anche se non specifica come e con chi; tuttavia lascia intendere che punta a sottrarre truppe al presidente della Camera dal momento che le divisioni interne si sono palesate ieri nel voto in Aula sulla mozione di sfiducia. Con Fini ha chiuso e lo dice chiaramente: “Ogni trattativa è chiusa” dopo gli attacchi “velenosi’” di ‘Bocchino e gli altri falchi futuristi. Ma è altrettanto chiaro che per allargare il recinto della maggioranza il premier guardi con interesse all’Udc. Con Casini la partita resta aperta anche se lo stesso Cav. non è ottimista e il leader dei centristi per ora fa orecchie da mercante. Incalzato da Vespa e Folli, durante la presentazione del libro del conduttore Rai, il Cav. non esclude a priori l’ipotesi di una “crisi pilotata” pur di riallacciare il filo coi centristi, anche se non nasconde una buona dose di scetticismo.
Almeno finora dall’ex presidente della Camera arriva un no e tuttavia nel Pdl si confida nel maldipancia di numerosi centristi, ma anche dei moderati del Pd. Una giornata convulsa nei palazzi della politica e dopo il responso a Montecitorio i riflettori sono puntati su Fli. Il partito di Fini si astiene a Palazzo Madama e si divide a Montecitorio con due voti a favore del governo e Moffa che non partecipa al voto e dopo l’intervento in Aula di Bocchino ne chiede al presidente della Camera le sue dimissioni. Una votazione sul filo del rasoio: 314 no e 311 (due astenuti) sì alle mozioni di sfiducia, quella di Bersani e Di Pietro e quella di Fini e Casini.
La partita più delicata si è giocata alla Camera poco prima delle 14 e dopochè al Senato la fiducia al governo incassa 162 sì e 135 no, con sedici voti di scarto a favore della maggioranza. A fare la differenza sull’esito del voto sono stati, paradossalmente tre finiani che si sono sfilati da Bocchino&Co. sulle due mozioni di sfiducia presentate nei confronti dell’Esecutivo Berlusconi. Catia Polidori, a sorpresa e a dispetto dei pronostici, ha votato contro la mozione di sfiducia presentata dal suo partito. Subito dopo è scoppiata la bagarre in Aula tra il finiano Fabio Granata e il Pdl Giorgio Conte, tanto che i commessi si sono visti costretti a dividere i deputati, col presidente della Camera costretto a sospendere la seduta. che cercavano di venire alle mani. Dopo aver lasciato l’Aula la Polidori è stata "scortata" da alcuni deputati Pdl nella sala del governo dove si trovava Berlusconi.
Nel frattempo botta e risposta tra Antonio Bonfiglio (Fli) e Gianni Fava, ma sono intervenuti Crosetto e i commessi per evitare che la situazione degenerasse. Fava ha gridato a Fini: "Tutto grazie a te". Una giornata incandescente dunque quella di oggi nelle aule Parlamentari, che ha fatto luce sulle divisioni interne al partito futurista e messo la scelta finale nelle mani dei cosiddetti "indecisi". Fra questi Paolo Guzzanti, con il quale il premier si era intrattenuto prima di entrare a Montecitorio, ma poi ha deciso di votare contro il governo. La finiana Siliquini, al contrario, ha optato per il "no" alla sfiducia. Così come ha fatto il deputato del gruppo Misto Maurizio Grassano.
L’ex deputato Idv Domenico Scilipoti ha annunciato il suo voto "a favore del paese", non ha partecipato alla prima "chiama" ma alla seconda ha confermato la dichiarazione di voto, come hanno fatto Massimo Calearo e Bruno Cesario (gruppo misto). Momenti di tensione anche durante le dichiarazioni di voto. Il presidente del Consiglio e l’intero gruppo del Pdl hanno lasciato l’Aula durante l’intervento del leader Idv Antonio Di Pietro in segno di "protesta contro gli insulti" lanciati dall’ex pm. Premier e deputati sono poi rientrati su richiesta del leader Udc Pier Ferdinando Casini mentre i finiani, con Bocchino, hanno respinto le accuse di tradimento e puntato l’indice contro il Cav. considerato l’artefice del “vero ribaltone” per aver “cooptato deputati dall’opposizione”.
Dopo la conta dei voti il premier ha commentato: "Me lo aspettavo. Sono sereno ora, come lo sono sempre stato". Per il segretario del Pd Pierluigi Bersani il voto favorevole al governo non conta: "Il governo così non ce la fa. La crisi politica esce drammatizzata". Laconico il finiano Giuseppe Consolo, che raggiunto dai microfoni dei cronisti ha detto: "Bisogna rispettare il risultato della Camera, perché queste sono le regole della democrazia", augurandosi che il governo ora riesca a guidare nel migliore dei modi il Paese.
Per il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto "è fallito il disegno del ribaltone nei confronti di Berlusconi". "Abbiamo visto che una parte del Fli condivideva questo disegno – ha detto – tanto è vero che l’intervento di Italo Bocchino non si è distinto per nulla da quelli della sinistra. Però nel Fli si sono aperte delle contraddizioni destinate ad accentuarsi, e quindi questo disegno di destabilizzazine è fallito".
