Il Cav. anticipa il pareggio di bilancio al 2013 e le riforme: lavoro e welfare
05 Agosto 2011
La tempistica è la chiave. Anticipare e non modificare, la strategia. Tutto in un “mese in cui è come se fosse cambiato il mondo” per dirla con Giulio Tremonti nella conferenza stampa che Berlusconi convoca a Palazzo Chigi, a mercati chiusi. L’altalena delle Borse, la stretta degli speculatori sulla ‘eurozona’, il trend col segno meno dei mercati e la crescita del differenziale tra titoli italiani e Bund tedeschi, sono il menù di un’altra giornata ad alta tensione.
Contatti serrati e frenetici tra i ministri del tesoro e i capi di governo europei sono andati di pari passo con le montagne russe delle Borse, stamani in apertura col segno meno, poi in rialzo con Piazza Affari migliore performance a livello europeo, quindi chiusura di nuovo in calo, con Wall Street che si trascina Milano, nonostante i dati in lieve ripresa sull’occupazione statunitense che evidentemente non ha sortito l’effetto sperato sui mercati internazionali. Merkel, Sarkozy, Zapatero e in serata Obama: il premier spiega che è stato concordato un piano di intervento a livello europeo e un’azione coordinata per difendere l’eurozona dagli attacchi degli speculatori rispetto a una crisi “che non riguarda solo l’Italia ma è planetaria”.
Berlusconi, Tremonti e Gianni Letta spiegano cosa fare. Quattro i punti-cardine di ciò che il governo intende fare, da subito. Anzitutto l’anticipo del pareggio di bilancio al 2013m anziché nel 201, previsto nella manovra economica. “Che non vuol dire rimettere mano all’impianto del provvedimento che è stato giudicato corretto e sufficiente a livello europeo” spiega il premier, ma solo anticiparne gli effetti. Di pari passo va l’accelerazione che il governo intende dare alla delega fiscale e assistenziale, anche qui bruciando quanto più possibile le tappe in Parlamento per renderla operativa “già a settembre o nei mesi successivi”. Tanto è vero che Berlusconi annuncia un’informativa del ministro Tremonti già la prossima settimana alle commissioni di Montecitorio dopo averne fatto esplicita richiesta al presidente della Camera, Fini e a quello del Senato Renato Schifani, perché l’intenzione è lavorare in contemporanea anche sulla riforma del lavoro che sarà presentata, appunto a Palazzo Madama. E ancora: tra i provvedimenti di finanza pubblica, Il Cav. cita il ddl costituzionale per inserire nella Carta la norma del pareggio di bilancio, mentre sul fronte della finanza pubblica l’altra modifica costituzionale che sarà portata in Parlamento riguarda la revisione dell’articolo 41 sulla libertà di impresa, la “madre di tutte le riforme” in campo economico, scandisce Tremonti.
Berlusconi insiste su un punto: “Nulla di ciò che sta accadendo è qualcosa che si può ascrivere alla responsabilità di uno dei governi di qualunque paese, perché è qualcosa che riguarda globalmente il sistema finanziario”. Da qui l’idea concordata con Sarkozy di anticipare ai prossimi giorni “un G7 dei ministri delle finanze, magari preparatorio a un G8 dei capi di Stato e di governo nel caso in cui gli stessi ministri delle finanze non raggiungano un piano di azione comune”. Insomma un piano concordato per difendere l’Europa dall’attacco degli speculatori finanziari.
“Prima si fa, meglio è”: così il ministro del Tesoro vede il ddl costituzionale sull’equilibrio di bilancio, ma l’attenzione è rivolta anche ad anticipare al 2013 il pareggio del deficit pubblico. Una mossa che finora il governo non era sembrato valutare fino in fondo, e che tuttavia dopo l’ennesima altalena delle Borse è sembrata la via da imboccare rapidamente per dare un segnale concreto ai mercati. C’è un’altra priorità che il titolare di Via XX Settembre richiama: l’avvio rapido dell’iter di confronto con le parti sociali da un lato e in Parlamento dall’altro sulla delega fiscale e assistenziale. In manovra era prevista come “normativa di rigore da sviluppare nel biennio 2013-2014; adesso sarà sviluppata nel biennio 2012-2013 e dobbiamo chiedere al Parlamento che il testo – un buon testo – sia approvato in tempi rapidi”.
Quindi ricorda che ai quattro punti-cardine della strategia del governo si aggiungono tutte quelle norme ordinarie già previste per semplificare e liberalizzare. E rilancia la necessità, altrettanto rapida, di ragionare sulla riforma del mercato del lavoro definita “essenziale”. Anche in questo caso il testo c’è già seppure finora era rimasta su un binario morto anche per le resistenze di alcune sigle delle parti sociali, Cgil in testa (anche nel vertice dell’altro ieri la Camusso ha confermato il no del suo sindacato alla proposta del governo). Resta fermo l’impegno dell’esecutivo – è stato ribadito in conferenza stampa – a mettere in cantiere i punti fissati nel tavolo aperto con Confindustria, pmi e sindacati.
Tremonti, tuttavia, non entra nel merito di cosa c’è nella doppia delega – fiscale e assistenziale – limitandosi a spiegare che adesso la necessità è valutare la tempistica. Poi ricorda l’obiettivo principale: fare una riforma dello stato sociale, in modo “da dare il giusto a chi ha bisogno e a non dare nulla a chi già sta bene” . Per questo insiste sul coinvolgimento delle parti sociali e del Terzo settore, proprio per “costruire una struttura di stato sociale moderno, sussidiario, che passa dai governi locali e dal mondo del no profit”.
Quanto all’obiezione mossa da più settori delle opposizioni e da numerosi analisti convinti che la delega fiscale e assistenziale sia nient’altro che una bella aspirazione del governo, il ministro del Tesoro chiarisce: “Abbiamo risposto dicendo da subito che se non ci fosse, ci sono comunque i tagli alle agevolazioni. Noi, comunque intendiamo fare la delega assistenziale che rappresenta un grande disegno sociale, perché in tempi dove i soldi non te li regale nessuno devi garantire per il futuro dei nostri anziani e delle famiglie ciò che puoi e che è giusto dare quando ce n’è davvero bisogno. Questa riforma è un investimento sul benessere delle persone che hanno meno”.
Ci saranno impatti riduttivi sui cittadini? Tremonti conferma, precisando con un esempio: la stretta sui falsi invalidi. “Se , siamo convinti di fare – a saldi invariati – anche la riforma fiscale perché non resterà saccheggiato il sacco delle agevolazioni che dovremo spostare su giovani e famiglie”. Il Cav. chiude con un battuta, che tuttavia fa intendere altro: “Palazzo Letta… scusate, Palazzo Chigi non chiude ad agosto…” dice rivolto al sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Un’indicazione chiara sul fatto che la prossima settimana potrebbe esserci un nuovo Consiglio dei ministri sulla crisi economica o comunque si tratta di un’ipotesi che resta in stand-by.
Opposizioni sugli scudi, con in testa il Pd. Bersani dice che è da da irresponsabili anticipare gli effetti della manovra senza apportare correttivi. Dalle file della maggioranza Gaetano Quagliariello osserva che la road map delineata stasera "dimostra che il governo sta affrontando con consapevolezza una crisi che è globale, assumendo iniziative di ampio respiro senza cadere nel panico".
Se il discorso alle Camere era servito a rassicurare gli italiani sulla solidità dei titoli di Stato e azionari di casa nostra, la conferenza stampa di oggi è sembrata finalizzata a mandare segnali precisi ai mercati, legittimando di fatto l’ingresso dell’Italia nel piano di acquisto dei titoli europei. Un ingresso peraltro osteggiato nei giorni scorsi dalla Germania, ma che oggi Berlusconi è riuscito a portare a casa. Strategia comune europea, perché “siamo tutti sulla stessa barca”. Basterà a convincere i mercati?
