Il Cav. e Bossi vanno avanti, i futuristi scoprono l’incidente preventivo
07 Novembre 2010
Il vertice Berlusconi-Bossi, il monito di Napolitano, la minaccia di Bocchino. Tre istantanee di ciò che si muove dopo l’avviso di sfratto di Fini al Cav. cui si aggiunge un altro passaggio-chiave: il vertice di oggi tra il ministro Tremonti e la maggioranza, finiani compresi, sulla legge di stabilità. Da Arcore la Lega rinnova l’asse di ferro con il Pdl e la parola d’ordine è : si va avanti, con o senza Fini.
Il Senatur incassa dal premier la garanzia che il pacchetto sul federalismo arriverà al capolinea entro Natale e si offre di tentare l’ultima verifica col presidente della Camera nel tentativo di scongiurare l’apertura della crisi che i futuristi agitano come elemento inevitabile se Berlusconi non salirà al Colle col le dimissioni in tasca. Di più: il capogruppo alla Camera Bocchino fa intendere che lo spazio per le mediazioni è ridotto al lumicino e vaticina che “entro un mese ci sarà un incidente” che provocherà la caduta dell’esecutivo. Non dice su cosa ma la novità è che adesso per i futuristi esiste anche l’incidente “preventivo”.
Allo stato dei fatti la domanda è: in queste condizioni come e per quanto il governo andrà avanti? La maggioranza fa quadrato attorno al premier e ribadisce la linea col vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello: nessun passo indietro, se il presidente della Camera rititerà la delegazione di ministri, viceministri e sottosegretari si torna in Parlamento con un programma e un voto di fiducia. Come a dire: se i finiani hanno deciso di staccare la spina lo facciano davanti al Paese assumendosi la responsabilità politica di mandare a casa l’esecutivo con un voto di sfiducia.
Una posizione che lascia intravedere la strategia della maggioranza nel caso in cui i finiani lascino Palazzo Chigi: il Cav. infatti sarebbe orientato a sostituirli e a tirare dritto, anche perché le condizioni di Fli sono considerate “irricevibili” e l’idea di un Berlusconi-bis (che comunque il presidente della Camera da Perugia non ha esplicitato) così come vorrebbe Fli, significherebbe avventurarsi in una crisi al buio. Meglio il passaggio in Parlamento dove si chiarirà una volta per tutte il destino della legislatura, pure se il rischio – osservano alcuni pidiellini – è affrontare una guerriglia parlamentare sui singoli provvedimenti che i futuristi già da ora dimostrano di voler mettere in pratica applicando la tattica delle mani libere. Se il premier punta a stanare i finiani con il voto in Aula, tuttavia non può non fare i conti con i numeri delle Commissioni. Fondamentale sarà la riunione di maggioranza con Giulio Tremonti.
Oggi il ministro dell’Economia dovrà far quadrare i conti con le tante richieste che arrivano dai gruppi provando a blindare il testo e a evitare altri incidenti, come quello di una settimana fa in commissione Bilancio sui fondi Fas, coi finiani che hanno votato l’emendamento dell’Udc mandando sotto la maggioranza. E se il voto dei finiani è fondamentale per la commissione Bilancio, lo stesso vale per quella Bicamerale che ha all’esame i decreti sul federalismo. Gli uomini del presidente della Camera ribadiscono che sulla legge di stabilità non ci saranno sorprese ma è altrettanto chiaro che l’intenzione è quella di “verificare cosa ci sta dentro la legge”.
Quanto basta per capire che nonostante i buoni propositi confermati anche alla luce del monito di Napolitano sulla “inderogabilità” della legge finanziaria, il percorso non è di certo in discesa. A questo si aggiunge la dose quotidiana di tatticismo cui i futuristi non rinunciano. La linea per ora è: attendiamo che Berlusconi parli ufficialmente, prima di assumere le nostre determinazioni e se le condizioni di Fini resteranno lettera morta il ritiro della delegazione dal governo è inevitabile.
In queste ore le diplomazie leghiste sono al lavoro per tentare un recupero in extremis anche se negli ambienti del Carroccio non si nasconde una certa insofferenza rispetto al rischio che questa fase possa trascinarsi in un rimpallo continuo fino alla fine dell’anno rallentando i passaggi strategici dell’agenda di governo. Meglio andare al voto dal momento che – è il ragionamento di fondo – il disegno futurista “è solo quello di logorare Berlusconi e Bossi, magari preparando nel frattempo il terreno al pateracchio di un esecutivo di transizione con Casini, Rutelli e Bersani”, sbotta un dirigente lumbard.
Ci sono poi le fibrillazioni a Palazzo Madama con la minaccia del senatore Massidda (rinnovata anche ieri) di passare dal Pdl a Fli, una mossa che abbasserebbe il quorum della maggioranza determinando una situazione di sostanziale parità nel conteggio dei voti rispetto alle opposizioni. Insomma un quadro ancora tutto da capire. Se il presidente della Camera ha azionato il timer dell’assalto finale a Palazzo Chigi chiedendo le dimissini del Cav. fuori dal Parlamento, non è detto che tutti i suoi uomini decidano di seguirlo fino in fondo e soprattutto in Aula, è il convincimento nelle file della maggioranza.
La priorità sono “gli interessi del Paese e le riforme che questo governo intende portare a termine”, e al netto dei tatticismi di Fini “vedremo quanti avranno il coraggio di staccare la spina perché la discontinuità che tanto viene invocata significa solo una cosa: tradire il mandato elettorale”. Palla al centro.
