Il Cav. e Bossi voltano le spalle a Casini e scongiurano le elezioni
25 Agosto 2010
Si tira dritto con l’obiettivo di proseguire il programma di Governo. Niente annessioni centriste, quindi, e niente voto anticipato. Il Senatùr ieri ha fatto un passo indietro ma ha "strappato" l’esclusione dei centristi dalla maggioranza.
"Si va avanti così senza Casini e senza l’Udc, per realizzare il programma". Bossi lo ha detto poco dopo aver lasciato Villa Campari, la residenza di Silvio Berlusconi dove oggi pomeriggio, sullo specchio del Lago Maggiore, si è tenuto l’incontro per fare il punto sulla coesione della maggioranza.
Bossi chiude la porta in faccia a Casini, dunque, ma assicura che smetterà di agitare lo spettro delle elezioni anticipate per tenere ben saldo il governo: resta questo l’unico modo per varare le riforme necessarie al Paese. E’ ciò che emerge dall’incontro a cui hanno partecipato anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e i vertici del Carroccio: Roberto Calderoli, Roberto Cota e Federico Bricolo.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto la sua intervenendo al meeting di Comunione e Liberazione: "Credo ci sia un’operazione per fare fuori Berlusconi e dobbiamo capire come muoverci". "Non è un complotto" ma un "progetto politicamente legittimo" per "sostituire Berlusconi". È comunque un’ iniziativa fatta alla luce del sole "contro la democrazia".
L’esito dell’incontro sembra aver disteso i nervi a molti, a partire dal fronte centrista. "Finalmente sembra calare il sipario sul teatrino della politica alimentato nel mese di agosto dalle convulsioni del Pdl", ha detto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. "È positivo che si sia accantonata la scorciatoia delle elezioni anticipate, vera e propria fuga dalle responsabilità di governo". "Per quanto ci riguarda – ha rimarcato – continuiamo sulla strada intrapresa, che ha dimostrato efficacia politica e serietà istituzionale. L’opposizione repubblicana non può concorrere allo sfascio dell’Italia, ma all’assunzione di provvedimenti utili ai cittadini: niente sconti per le leggi che non servono e appoggio agli interventi necessari per il paese".
La linea decisa oggi pomeriggio è piaciuta anche ai finiani, con Italo Bocchino che ha espresso soddisfazione per le parole di Bossi: "La maggioranza ha gli stessi voti della prima fiducia, solo che ora i soggetti che la formano non sono più tre ma quattro: Pdl, Fli, Lega e Mpa. È velleitario sostituire Fini con Casini", ha detto il presidente dei deputati di Fli che ha visto la possibilità di elezioni anticipate allontanarsi come un puntino all’orizzonte. Quanto al nodo dell’allargamento della coalizione all’Udc, Bocchino rilancia – in nome della "logica tatarelliana" – l’apertura all’area moderata, vale a dire a "tutte quelle forze che politicamente e culturalmente sono alternative al centrosinistra". Così anche Benedetto Della Vedova, vicino al Presidente della Camera, che, tirato un sospiro di sollievo, ha assicurato il sostegno all’esecutivo da parte dei parlamentari finiani.
Sul versante del centrosinistra non ci sono stati forti sbilanciamenti. "Il Partito democratico si rivolge alle forze di centrosinistra per stringere un patto di governo", ha dichiarato al Tg1 il segretario del Pd Bersani, "lanciamo un appello a tutti coloro che sono preoccupati per la nostra democrazia e che pensano che le regole vengono prima del consenso". Dall’ufficio di Presidenza del Gruppo del Pd alla Camera, Francesco Boccia aveva già sottolineato che "dopo l’ennesimo vertice, abbiamo solo chiaro che governo e maggioranza sono in crisi e che la quadra tanto cercata da Bossi non c’è", invitando Berlusconi e la maggioranza a presentarsi in Parlamento per fare fronte alle emergenze economiche e sociali del Paese. Come era prevedibile invece, affermazioni più severe sono arrivate dall’Italia dei Valori. Per il capogruppo Idv al Senato Felice Belisario il summit della maggioranza è stata "una pagliacciata inutile" che è servita al Cavaliere per allontanare il rischio di elezioni anticipate, per avere il tempo di approvare il processo breve e "sistemare i suoi guai con la giustizia".
Dal Pdl arrivano invece messaggi di soddisfazione, con il vice presidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli che commenta: "È prevalsa la realpolitik di Berlusconi, perchè la Lega voleva andare al voto". "Credo che a questo punto – ha aggiunto – ci si confronterà in Parlamento". Anche dal presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto arrivano segnali di ottimismo: "Dalla riunione del Presidente Berlusconi con la Lega emerge l’intento positivo di continuare a governare tenendo conto del voto del 2008 e dei gravissimi problemi che si ripropongono a livello dell’economia internazionale. Di conseguenza i 5 punti recentemente proposti costituiscono la materia di una duplice verifica parlamentare: quella che deve avvenire attraverso una mozione, e quella che si estrinsecherà attraverso la presentazione di conseguenti disegni di legge".
Il governo va avanti, dunque, con la chiusura formale ai centristi. Ma dopo aver fatto uscire Casini (e Rutelli?) dalla porta principale staremo a vedere se, una volta tornati in Aula per riprendere il lavoro a partire dai singoli provvedimenti di riforma, alla fine non si decida di far rientrare l’Udc dalla finestra.
