Il Cav. fa pressing su Tremonti. Pdl: Alfano in pole, ipotesi Cicchitto alla Giustizia

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Il Cav. fa pressing su Tremonti. Pdl: Alfano in pole, ipotesi Cicchitto alla Giustizia

01 Giugno 2011

Il pressing su Tremonti, la ‘novità’ sul Pdl, la verifica in Parlamento voluta da Napolitano, il rapporto con Bossi. Quattro tavoli aperti sui quali Berlusconi e i suoi devono muoversi con prudenza, specie dopo la lezione dei ballottaggi. Quattro tavoli da ‘chiudere’ prima della verifica parlamentare (20 giugno) che, visto il clima, può diventare un passaggio chiave per la maggioranza.

La cifra del rilancio dell’azione di governo si chiama riforma del fisco e stavolta il Cav. è intenzionato a tradurla in provvedimenti a sostegno di imprese e famiglie. Il rigore nei conti è la via maestra ma accanto, vanno adottate misure per la crescita. Lo chiedono gli elettori, lo ha ribadito Confindustria, lo ha confermato il governatore di Bankitalia Draghi. Dunque è il momento che Tremonti allenti i cordoni della borsa e Berlusconi lo fa capire quando dice che il ministro del Tesoro “propone, non decide”. Ed è chiaro che una riforma del genere non può essere a costo zero.

Frase che si può leggere in due modi: da un lato l’idea che la maggioranza abbia pagato nell’urna una politica finora in gran parte incentrata sul contenimento della spesa pubblica, dall’altro l’ipotesi, alquanto improbabile ma che comunque resta sullo sfondo delle congetture post-elezioni di un governo tecnico che avrebbe nel titolare di via XX settembre uno dei possibili leader. Almeno questa è la duplice lettura che gira negli ambienti  del centrodestra nella ridda di commenti che anche ieri hanno tenuto banco nei palazzi della politica. A tarda sera Palazzo Chigi con un comunicato ufficiale conferma la piena fiducia del premier nell’operato del Professore di Sondrio: una mossa per mettere a tacere quanti nelle parole del Cav. individuano un raffreddamento del rapporto tra i due.

La cosa che il premier non avrebbe gradito – rivelano nei ranghi della maggioranza – è il ‘mini-summit’ del ministro del Tesoro con Bossi, Maroni e Calderoli a margine del Consiglio dei ministri al quale Berlusconi non ha partecipato perché impegnato in Romania. D’altra parte anche nel Carroccio l’umore non è certo alle stelle e il Senatur ieri ha usato toni che nel Pdl hanno destato più di un sospetto.  E’ in quel “il governo per ora va avanti” ma non con la tranquillità di prima, o “bisogna vedere quale riforma del fisco” o ancora nelle dichiarazioni di Salvini convinto che “la Lega non è nata a destra e non morirà a destra, figuriamoci se morirà per Berlusconi” che si appuntano i dubbi e le incertezze.

In realtà, nessuno nel centrodestra scommette veramente sull’idea che il Carroccio possa staccare la spina al governo e del resto gli stessi lumbard sanno bene che questo implicherebbe per loro una robusta marcia indietro su dossier strategici (federalismo, decentramenti degli enti pubblici, riforma costituzionale con l’istituzionale del Senato federale), ma le perplessità nascono dal fatto che proprio l’alleato di ferro in questa fase così concitata, possa in qualche modo puntare su una “fiducia a tempo” basata proprio su come le riforme verranno impostate nell’agenda di Palazzo Chigi. Certo è che la consapevolezza di fondo ruota attorno a un concetto molto semplice: questo è il momento decisivo per la legislatura, l’esecutivo e il centrodestra e per questo occorre agire con la testa e non con la pancia.

L’altro tavolo sul quale il Cav. è deciso a lavorare è il Pdl. Alle fibrillazioni post-voto si sono aggiunte quelle, mai sopite negli ultimi mesi, sul rilancio del partito, la sua organizzazione e soprattutto il radicamento sul territorio. Le elezioni hanno dimostrato che c’è bisogno di un ripensamento che apra una nuova fase e questo non solo dal punto di vista operativo ma anche per evitare che il confronto interno , pur necessario, si trasformi in un redde rationem o che malesseri e personalismi possano prevalere sul progetto politico. 

E che la situazione sia estremamente fluida lo si è visto anche ieri con la riunione degli ex An La Russa, Matteoli e Gasparri orientati a ricostituire dentro il partito un’area di riferimento, soprattutto di fronte all’ipotesi che Alfano (ex Fi ) possa ricevere le redini del Pdl. C’è poi il movimentismo del sindaco di Roma Gianni Alemanno che invoca il congresso e ipotizza un rapporto federativo con Miccichè e la Polverini ma anche con Fini e Fli, gli scajoliani che per il momento stanno alla finestra dopo aver preparato un documento sul rilancio del partito e ancora, i ministri di Liberamente che chiedono un cambio di passo e di consegne a via dell’Umiltà. Berlusconi sa bene che tenere esposto a lungo il partito a spinte interne senza ricondurle nell’alveo di una linea unitaria può complicare il delicato quadro di insieme e non a caso ieri sera ha annunciato che oggi nell’ufficio di presidenza ci saranno “novità”. E’ bastata questa parola per alimentare nuove congetture, ma al netto delle ipotesi, ci sarebbe un piano al quale il Cav. starebbe lavorando. Le indiscrezioni rilanciate dalle agenzie di stampa al termine di un’altra giornata carica di tensione, confermano l’attenzione su Alfano per la guida del partito. Non è ancora chiaro se come ‘reggente’ con il compito di riscrivere lo statuto (e magari lavorare su primarie e congressi), oppure come new entry al fianco di La Russa e Verdini, dopo le dimissioni di Bondi.

Lo schema che si andrebbe delineando prevede anche la designazione di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati, alla guida del ministero di via Arenula mentre al suo posto a Montecitorio potrebbe subentrare Maurizio Lupi. Per Scajola sarebbe  ipotizzata la carica di vicepresidente della Camera (oggi assegnata a Lupi). Un piano sul quale si sarebbe cominciato a ragionare già ieri sera nella girandola di contatti e riunioni per preparare il vertice di oggi. Al punto che La Russa avrebbe visto Alfano e sostanzialmente dato il proprio via libera all’operazione, nello stesso momento l’altro coordinatore Denis Verdini avrebbe fatto il punto della situazione con il premier. Per i due attuali coordinatori si potrebbero profilare incarichi legati all’organizzazione e al settore della propaganda del partito, oppure potrebbero restare ai piani alti di via dell’Umiltà fino a quando lo statuto non verrà modificato. Vedremo oggi le mosse del Cav.  

E’ in questo clima che il centrodestra si sta avvicinando alla verifica parlamentare chiesta da Napolitano dopo la nomina dei sottosegretari e l’ingresso dei Responsabili a Palazzo Chigi. I capigruppo di Montecitorio l’hanno fissata per l’ultima settimana di giugno: venti giorni di tempo per ricompattare le file della maggioranza, dalla Lega alla ‘terza gamba’ della coalizione. Un passaggio strategico per non esporre il fianco a nuovi veleni e sospetti che potrebbero poi palesarsi nel voto parlamentare mettendo a rischio la stabilità della maggioranza. Da un lato il Carroccio che tuttavia non può forzare più di tanto né flirtare ad esempio con Pd e Udc sulla modifica della legge elettorale visto che proprio i lumbard hanno lasciato sul terreno del voto una buona fetta di consensi, dall’altro i Responsabili che attendono la seconda fase dell’allargamento della compagine di governo ma che anche per questo non possono permettersi di compiere passi falsi, specie in Parlamento. Non foss’altro per la garanzia di una ricandidatura nel 2013.

Spetta al Cav. rimettere le cose a posto, nel governo , nella maggioranza e nel partito. Oggi a Palazzo Grazioli potrebbe aprirsi la fase due del Pdl. Ma una cosa è certa: non c’è più tempo da perdere, è ora di agire. Lo hanno certificato gli elettori, quarantottore fa.