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Centrodestra in fibrillazione

Il Cav. lancia l’Opa sulle candidature, panico nel Pdl. Ex An con la valigia

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Progetto in tre fasi: riprendersi la scena politica, dettare i tempi della campagna elettorale e mettere il sigillo sulle candidature. Se nei primi due casi il Cav. sta dimostrando di riuscirci bene – dall’annuncio del ritorno in campo no si parla d’altro, col centrosinistra che sta già sparando a palle incatenate - è sulla terza fase che in queste ore nel Pdl si fa i conti con uno stato d’animo diffuso a varie latitudini: il panico. Con l’aggiunta di un’incognita che col passar delle ore diventa sempre più verosimile: l’uscita soft degli ex An ( o buona parte di loro) per ricostituire una lista di Destra federata col partito di Via dell’Umiltà.

Sono bastate le parole del Cav. nella ‘Telefonata’ con Belpietro (Canale 5) a scatenare il panico tra deputati e senatori: solo il 10 per cento di quelli che già stanno in Parlamento saranno ricandidati. Uscita a gamba tesa che subito dopo costringe Palazzo Grazioli al dietrofront con una nota nella quale si spiega che le riconferme stanno in quel 50-60  per cento di candidati provenienti dal mondo del lavoro e delle professioni al quale il Cav. sta già lavorando (oltre 20 per cento dagli enti locali e 10 per cento dal mondo della cultura, come scrive Il Giornale). Insomma, se questo è lo schema, a stare fuori toccherebbe a chi fa politica di mestiere. Un bel dilemma, perché al palo resterebbero una quota non irrilevante di dirigenti del partito. Anche molti di quelli che in questi giorni stanno cercando di rientrare nelle grazie del Cav. Ed è su questo che si concentrano i contatti, le proteste, le raccomandazioni, i posizionamenti e pure i maldipancia all’indomani di un altro fine settimana politico al fulmicotone, tra le dimissioni annunciate di Monti e le esternazioni del Cav. da Milano.

Certo è che questa volta, ancora prima dei programmi gli elettori – quelli convinti e i delusi da convincere – guarderanno ai candidati. E non può certo bastare un’operazione nuovista tout court. Non a caso Alfano (a Porta a Porta) si augura che Berlusconi ci presti molta attenzione. Una sollecitazione, tuttavia che conferma come e quanto il segretario del partito e chi tra i maggiorenti del Pdl aveva sposato la sua linea più morbida dei confronti di Monti da un lato e dall’altro più orientata a un rinnovamento vero e profondo del partito (dalle primarie poi affossate dal ‘capo’ che le aveva proposte alla selezione dei candidati), in questo momento sia sotto attacco. Dal ‘caso’ Dell’Utri col seguito di fior di parlamentari schierati col senatore e non col segretario definito ‘senza attributi’ nell’ormai famosa intervista a Rep. al ‘caso’ Monti.

Nel salotto di Vespa Alfano non ha attaccato frontalmente il premier, tentando un distinguo dalla linea berlusconiana che specie nel ritrovato asse con la Lega di Maroni, sembra orientata proprio a cavalcare l’antimontismo. Del resto, oggi, lo stesso Berlusconi ha puntato l’indice contro la linea di Palazzo Chigi troppo schiacciata sul diktat della Germania, inaugurando di fatto uno dei filoni della campagna elettorale. Non c’è dubbio che in questo modo, sarà possibile recuperare un po’ di astensionismo e i voti di quell’elettorato deluso dal sostegno alla politica rigorista dei Prof, ma il tema vero è un altro: se questo è lo schema, c’è la strategia ma manca la visione, manca un progetto di governo del paese. Perché il prossimo governo non potrà non fare i conti con l’Europa e la Merkel; e certamente cavalcare la ridotta del ‘decidiamo noi a casa nostra’ porterà a un arroccamento, a una chiusura che rischia di vanificare gli sforzi che il paese ha compiuto in questo anno difficilissimo. In questo senso l’asse con la Lega potrebbe rivelarsi un boomerang, dal momento che Maroni sembra sempre più intenzionato a prendersi le regioni del Nord e a ricominciare da lì, senza cioè alcun coinvolgimento in una possibile dimensione di governo nazionale.

Se si guarda in controluce quello che sta accadendo in questi giorni concitati, appare sempre più chiaro come il Cav. stia realizzando quello che fino a qualche settimana fa era solo uno scenario che in molti davano per archiviato: lo spacchettamento del Pdl. A leggere le dichiarazioni ufficiali e i commenti ufficiosi nel back stage della politica, si può comprendere come il percorso impostato da Berlusconi e i suoi fedelissimi sia quello di ricostituire una sorta di Forza Italia, separarsi consensualmente dagli ex An (che in questo modo e vista l’Opa del Cav. sulle liste, avrebbero maggiore margine per una riconferma in Parlamento) per raccogliere più consensi, gestire le candidature, riconquistare la scena politica con l’affondo sui ‘tecnici’ in uscita da Palazzo Chigi e radicalizzare la campagna elettorale rendendola di fatto, un referendum su Berlusconi e Bersani.

Se sarà veramente così – e  i segnali ci sono tutti -  la corsa del Cav. e di Forza Itala2.0 sarà sicuramente travolgente dal punto di vista mediatico e forse del consenso (l’obiettivo è salire sopra il 20 per cento) ma potrebbe essere destinata a rivelarsi nient’altro che una corsa per limitare il danno, per riguadagnare qualche spazio, per esserci al meglio che si può. Non per vincere.

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8 COMMENTS

  1. Bananas
    La vicenda Berlusconiana mi ricorda un po’ “Il dittatore dello stato libero di bananas” del genio Woody Allen: nelle prossime settimane il grande capo stabilirà che la lingua ufficiale dell’italia diventerà lo svedese e che la biancheria intima deve essere indossata all’esterno in modo visibile. A quel punto voi continuerete ad acclamarlo girando con le mutande in testa (e parlando svedese).

  2. Non è più lui
    Anche questa improvvida uscita sul 10% di parlamentari uscenti da riconfermare dimostra che ha perso il tocco. Una volta prima l’avrebbe fatto e poi l’avrebbe annunciato.

  3. solo il 10%? Ovvio!
    E c’è chi si lamenta che il Cavaliere salverà solo il 10% degli onorevoli? Ma, scusate, quanti ne dovrebbe salvare dal momento che la stragrande parte è entrata nel partito solo per gli interessi personali, per intascare soldi e basta? Traditori e basta! Forse il 10% è persino troppo! Mi auguro che scelga bene e che i candidati siano davvero persone degne ed onorevoli nella vita, con spirito di sacrifico e di abnegazione, pronti a sacrificare cinque anni della loro vita per un grande servizio allo Stato. Politici nel vero senso della parola, al servizio della “Polis”, fino allo sfinimento. Non per rubare, non per riempirsi le pance, non per diventare ricchi in banca, ma per diventare ricchi nella loro coscienza, ricchi di un grande servizio reso alla Patria e agli uomini nel rispetto della legge di Dio. Ricchi di quella ricchezza interiore che si accumula nel cuore quando si opera la carità cristiana, essendo la politica – quella vera – la più alta forma di carità.

  4. Procedere separati e colpire uniti
    Mi pare che l’operazione in tre fasi che Berlusconi sta portando avanti abbia il grande merito di chiarire il quadro politico nazionale.
    Non capisco perchè si debba sempre ricorrere ad argomentazioni macchinose e di “vecchia politica” per interpretare quanto Berlusconi sta portando avanti dal suo ritorno in campo.
    Chi non fa politica di mestiere ha capito che:
    a) l’attuale PdL pretende di tenere insieme ideologie troppo diverse;
    b) lo spirito originario che mosse 20 anni fa Berlusconi è genuinamente “liberale”;
    c) l’attuale ingarbugliata situazione impone di ritornare a questa base di partenza;
    d) ne discende l’opportunità che l’anima “clericale” e quella “statalista” si organizzino in gruppi autonomi e separati dall’anima “liberale”;
    e) la maggioranza degli italiani è sempre stata ed è tuttora anticomunista (chiamiamo le cose come stanno senza girare intorno alle parole) ed ha paura (oggi come 50 anni fa) di essere rapinato dei propri risparmi;
    f) il timore che la divisione dell’attuale PdL in 3 parti possa far perdere le prossime elezioni è comunque ampiamente compensato da un’esigenza di chiarezza e di comprensione da parte dell’italiano medio;
    g) che poi si debba proprio perdere è tutto da vedere! Si può procedere separati e colpire uniti in nome di alcuni principi condivisi, non ultimi quelli della libertà e dell’anticomunismo.
    Penso che anche questa volta Berlusconi stia interpretando i desideri e le paure di tante persone. Altro che schiantarsi contro un muro!

  5. C’è poco da dire
    C’è poco da dire , il rinnovamento che, avrebbe dovuto fare Alfano, svecchiando il pdl da personaggi che ambiscono solo a mantenere la poltrona, lo sta facendo ancora una volta il Cav,che come sempre vede meglio e prima di altri….

  6. Se si prevedono fughe di
    Se si prevedono fughe di deputati dal PdL figuriamoci a quanto ammonteranno le fughe degli elettori. Allo stato attuale credo che non raggiungerà il 15% ma dal centro potrebbero arrivare novità a creare una scissione netta e risultati elettorali ancora più drammatici.
    Berlusconi è arrivato oltre tempo massimo quando il punto di non ritorno era già stato ampiamente superato. Nelle ultime vicende la grande delusione è Alfano.

  7. analisi
    È quello che meritano i politici del PDL: dovevano ribellarsi prima al capo. Alfano, che mi pare comunque una brava persona, ha fatto la figura della marionetta. Se dovesse verificarsi uno stravolgimento delle candidature non sarà certo un dramma, anche se ciò confermerà che il PDL, o come si chiamerà, non è un partito normale, dato che deciderà tutto Silvio (questo offre anche dei vantaggi, per carità, “partito normale” non ha una connotazione totalmente positiva). L’uscita degli ex-AN, nella misura in cui questo comportasse una diminuzione dell’ideologia statalista, potrebbe essere un fatto positivo. Molti liberali refrattari ai post-fascisti potrebbero anche riavvicinarsi al partito. Comunque, a proposito di liberali, manca purtroppo in Italia un partito liberal-conservatore, è questo il problema. Un partito di destra liberale “orleanista”, che non sia quindi berlusconian-personalistico.

  8. Occorre impegno ed entusiasmo
    Concordo con Rothbard: sentiamo la mancanza di un partito liberale MALAGODIANO, anticomunista ed antifascista, laico e perciò completamente autonomo – seppure del tutto rispettoso – nei confronti del clero. Dai banchieri di Monti a quelli di Malagodi c’è un abisso! Rileggiamo la storia degli anni ’50 e ’60 su Malagodi (il libro di Orsina edito da Rubettino è un capolavoro al proposito e meriterebbe di essere non solo letto, ma meditato)con le sue battaglie, purtroppo perse, contro la nazionalizzazione dell’energia elettrica e contro l’istituzione delle Regioni e capiremmo perchè ci siamo (ci hanno, anni di famigerato centro-sinistra,)ridotto al punto in cui siamo.
    Non possiamo impegnarci per correggere gli errori di questi ultimi 50 anni? Senza fare i servi di un’Europa che non c’è?

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