Il Cav. non molla e sfida tutti in Aula ma nel Pdl si lavora a un piano B

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Il Cav. non molla e sfida tutti in Aula ma nel Pdl si lavora a un piano B

08 Novembre 2011

Glielo chiedono tutti. Amici, alleati, nemici. Perfino Bossi per bocca del fidato Calderoli (il movimentista Maroni lo ha anticipato di 24 ore dichiarando che la maggioranza non c’è più) e a favore di un nuovo esecutivo targato centrodestra, poi puntuali le smentite. Berlusconi ribalta tutto: non me ne vado, voglio vedere in faccia chi mi tradirà.

Pure la frase sibillina di Gianni Letta sul fatto che qualsiasi governo arriverà – ammesso che arrivi – non cambieranno gli impegni economico-finanziari dell’Italia con l’Europa, la Bce e il Fmi, a un certo punto della giornata ha fatto pensare che il Cav. fosse sul punto di incamminarsi verso il Colle. Lo stesso Ferrara (gran consigliere) dopo giorni a insufflare il coraggio dei combattenti che se devono cadere devono farlo in piedi, ieri ha rivelato quanto saputo da uomini vicini al leader: è pronto a mollare dopo il passaggio parlamentare.

No. Il Cav. sfida tutti: i governi nascono e muoiono in parlamento e se qualcuno dei suoi ha intenzione di sfiduciarlo dovrà votargli contro, alla luce del sole. Dopo una giornata convulsa di contatti tra Arcore e Roma, il premier rientra nella Capitale e convoca lo stato maggiore del Pdl per preparare la battaglia parlamentare, coi numeri che vanno e vengono sulle montagne russe dei defilati (in procinto ed effettivi). Dice di non essere attaccato alla poltrona e tuttavia di essere consapevole che a questo governo non c’è alternativa perché la sinistra-centro è divisa e dunque incapace di portare a compimento la lista degli impegni con l’Europa. In effetti mezzo Pd, a cominciare dal responsabile economico Fassina, vorrebbe cestinare la lettera di Palazzo Chigi a Bruxelles e Di Pietro è già pronto per il falò in piazza. Con Casini che sta lì in mezzo: gli andrebbe bene pure un governo guidato da Gianni Letta ma non vuole rinunciare al feeling col Pd.

Del resto, è la stessa Europa a far sapere che in questa fase, un governo di unità nazionale non servirebbe a granchè. Anche per questo il Cav. continua a combattere, attende il voto di fiducia sul maxiemendamento (oggi approda al Senato) per guardare in faccia quanti pensano o si sono già riciclati nelle file centriste, per verificare – voti alla mano – se c’è ancora strada e se c’è, procedere con le riforme. Ne è convinto.

Ma non è l’unica exit strategy. Coi suoi il Cav. starebbe lavorando a un piano B. Intanto, vuole vedere in faccia quanti vorrebbero tornare al tempo dei partiti della prima Repubblica e quanti,  invece, guardano ai riti wodoo della seconda Repubblica portati fino all’estremo sacrificio in Aula.

In buona sostanza, si cercherà di capire se tra queste due opzioni c’è una soluzione intermedia che vuol dire una cosa sola: allargare la maggioranza ed evitare il voto anticipato che resta comunque l’unica via, qualora il tentativo non andasse a buon fine. Ma come?

La chiave è: da un lato siglare un’intesa sul nome di un autorevole esponente della maggioranza al quale affidare il timone del governo, dall’altro un forte ancoraggio alle misure anti-crisi certificate dall’Ue. Su questa base, poi, verificare chi ci sta. Tre mosse in una: sminare il campo minato degli scontenti che da agosto chiedono un cambio di passo sulla politica economica, tentare di portare a compimento la legislatura, inchiodare Casini e Bersani alla responsabilità di elezioni anticipate in un momento come questo. Elezioni che solo Di Pietro e Vendola reclamano veramente nello schieramento di centrosinistra.

Le opposizioni preparano l’ennesima mozione di sfiducia puntando sui malpancisti pidiellini, e nei rumors di Palazzo si dice che già oggi sul voto al rendiconto generale dello Stato per il quale la linea è l’astensione, potrebbe spuntare fuori. E’ difficile dire come andrà. La notte potrebbe aver portato consiglio a indecisi e delusi. E da qui al redde rationem in Aula, lo scenario potrebbe cambiare ancora. A vantaggio del Cav. o contro di lui. Definitivamente.