Il Cav. non può essere di lotta e di governo e il Pdl non si ricostruisce con le tessere

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Il Cav. non può essere di lotta e di governo e il Pdl non si ricostruisce con le tessere

28 Dicembre 2011

Non so fino a che punto i cosiddetti mal di pancia nel Pdl evolveranno in una aperta rottura con il governo Monti. Sta di fatto che è a dir poco disorientante l’atteggiamento di chi prima vota fiducia e provvedimenti e poi si pente di averlo fatto.

E neppure è confortante lo zigzagare di Silvio Berlusconi tra appoggio e critiche all’esecutivo quando dovrebbe, invece, offrire una seria e coerente linea strategica ad un partito che, francamente, mi sembra stia sprecando l’ultima occasione per divenire qualcosa di più di un ribollente calderone di risentimenti.

Il Cavaliere cavalca l’onda di preoccupazioni (per usare un eufemismo) che sta maturando nel Paese a fronte dell’inevitabile recessione che avanza a passi spediti e nello stesso tempo pensa a come tornare in sella disarcionando Monti al momento opportuno. Forse, come al solito, è mal consigliato. Se questa è la sua linea, comunque, stia pur certo che non pagherà. O butta giù il governo o lo sostiene fino alla fine lealmente pretendendo (come peraltro ha già fatto capire) di essere consultato sulle misure più significative che certo non può apprendere dai giornali. Altro non mi sembra che possa fare.

Ho l’impressione che la tentazione di mettere in atto la prima ipotesi sia forte; ma è tutt’altro che debole la seconda perché Berlusconi è consapevole che al momento l’alternativa elettorale significherebbe condannare il centrodestra alla marginalità e, dunque, alla catastrofe. Se soltanto si profilasse l’ipotesi del voto anticipato decine di parlamentari lascerebbero il Pdl per andare ad ingrossare le truppe di Casini. E non creda il Cavaliere che basti il suo appello per frenare l’emorragia. Occorre ben altro. E lo abbiamo scritto in tempi non sospetti.

Per essere chiari: il partito dovrebbe trasformarsi in ciò che non è mai stato finora. Inutile ribadire il concetto che i lettori dell’Occidentale conoscono assai bene. Se ciò non avverrà nelle prossime settimane, allora tutto sarà vano e quasi certamente perduto. Insomma, non è con le tessere e i congressi che si dà un’anima al Pdl ed una linea politica. Né assecondando alcune pulsioni interne francamente impolitiche che preludono all’implosione del soggetto senza immaginare, nel contempo, una sua ricomposizione.

È su questo, ritengo, che Berlusconi ed i suoi dovrebbero riflettere approfittando della "tregua" forzata e discutibile imposta dalle circostanze. Naturalmente senza perdere di vista l’attività del governo al quale va fatto intendere – ma da tutti i partiti politici – che non può fare quello che vuole prescindendo dal confronto parlamentare.

Ho la sensazione che nella compagnia messa su da Monti ci sia più d’uno che abbia in testa qualcosa di più della compartecipazione a cui è stato chiamato. Non è un mistero che ministri particolarmente attivi immaginino di crearsi movimentini personali cui legare i propri destini una volta esauritasi l’esperienza governativa. Che lo facciano dopo è del tutto legittimo; che ci lavorino adesso è quantomeno censurabile politicamente e moralmente.

Il Cavaliere dovrebbe tener conto degli appetiti che si stanno manifestando e che Casini (guarda un po’) asseconda spudoratamente immaginando di traghettarli nel suo Polo sottraendo per questa via altri spazi di manovra politica ed elettorale al Pdl. Non mi sembra, dalle dichiarazioni natalizie degli esponenti berlusconiani, che di tutto questo si abbia adeguata contezza.

E allora?

L’invito interessato al Pdl che mi sento di fare si articola in tre punti. Eccoli.

Primo. Appoggi Monti avanzando proposte concrete per la crescita e non gli permetta di aggiungere altre tasse. I cittadini capiranno e apprezzeranno.

Secondo. Ricostruisca il centrodestra secondo un modello federale, riconoscendo alle diverse e rilevanti componenti autonomia nell’unità, prima che il Pdl vada in pezzi.

Terzo. Avanzi una proposta di riforma istituzionale organica agli altri soggetti politici e la spenda nel Paese per far capire quali sono le sue reali intenzioni una volta ristabilita la normale dialettica democratica.

In questo momento non credo ci sia altro da fare. Sempre che non si voglia far saltare il coperchio con tutta la pentola. Non mi sembrerebbe una buona cosa poiché a farne le spese sarebbe il Pdl stesso additato al pubblico ludibrio come irresponsabile e fomentatore della crisi economica e sociale. Oltretutto non saprebbe difendersi. Come ha dimostrato, grazie anche a ben conosciute quinte colonne interne, quando il governo Berlusconi è stato accusato di aver fatto impennare lo spread e di aver messo in ginocchio la Borsa. In questi giorni il copione si ripete, ma a Palazzo Chigi non c’è il Cavaliere. Ci fosse stato un partito vero a sostenere il governo e a far sentire la propria voce quando si offriva il destro all’opposizione per taluni discutibili comportamenti pubblici e privati, probabilmente non saremmo arrivati al punto in cui siamo.