Il Cav. non si ricandida, lancia Alfano e gela Tremonti: “Cambieremo la manovra”

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Il Cav. non si ricandida, lancia Alfano e gela Tremonti: “Cambieremo la manovra”

08 Luglio 2011

Qualcosa si era già capito, nella ritualità dei simboli, due settimane fa al Consiglio nazionale del Pdl. L’incoronazione di Alfano a segretario politico e quel suo braccio sollevato dal Cav. davanti alla platea degli eletti, non solo ha segnato un nuovo inizio, ma ha sancito un ideale passaggio di consegne tra il capo e colui che ha scelto come delfino. Alfano, appunto. Non Tremonti, dal quale il Cav. sembra sempre più distante. Oggi c’è qualcosa di più. Nell’intervista a Repubblica, Berlusconi conferma ciò che a più riprese aveva lasciato intendere, detto e non detto, accennato, azzardato.

Nel 2013 non si ricandiderà premier del centrodestra e fin d’ora dice che a farlo sarà "Alfano. Io se potessi lascerei già ora…". Si dice convinto che lo accetterà pure Bossi. Lui, Berlusconi, farà campagna elettorale per aiutare Angelino. "Farò il padre nobile, cercherò di costruire il Ppe in Italia. Ma a 77 anni non posso più fare il presidente del Consiglio". Non gli interessa neppure il Quirinale – "non è per me" – al quale candida fin d’ora Gianni Letta. "E’ la persona più adatta, anzi è una grande persona. E’ un buono e ha ottimi rapporti anche con il centrosinistra. Avrebbe anche i loro voti".

E Tremonti? Il Cav. non si sottrae alle domande, dopo settimane di faccia a faccia, tensioni, pressing sul Prof. di Sondrio intenzionato a blindare una manovra che sempre di più si chiama "manovra Tremonti". Le sue risposte lasciano trapelare una certa insofferenza per il comportamento del super-ministro "che parla solo ai mercati" ed è "l’unico a non fare gioco di squadra". Di lui dice che "pensa di essere un genio e crede che tutti gli altri siano dei cretini. Lo sopporto perché lo conosco da tempo e va accettato così".

Quasi una lenta presa di distanza sulla quale può aver pesato anche la vicenda di Marco Milanese, deputato Pdl e strettissimo collaboratore di Tremonti fino a qualche settimana fa, finito sotto inchiesta (quella sulla P4) e per il quale i pm di Napoli hanno chiesto l’arresto. Ciò che emerge dalle intercettazioni e dalle testimonianze di alcuni imprenditori è il quadro a tinte fosche di un uomo che avrebbe ‘orientato’ nomine e incarichi, che abitava in una casa pagata da un imprenditore, dove soggiornava anche il ministro dell’Economia, il quale ha dichiarato a sua volta, che ci stava solo tre giorni a settimana e non più adesso. Nessun reato, ovvio, piuttosto una questione di opportunità per chi raccomanda al Paese rigore e prudenza.

Ma il punto non è questo, il punto è che tra Berlusconi e Tremonti qualcosa si è rotto. Lo si capisce anche quando a Repubblica il Cav. ribadisce che Tremonti accetterà la candidatura a premier di Alfano perché altrimenti "dove va? Anche nella Lega hanno un po’ preso le distanze". Un caratteraccio, certo, ma il capo non ha gradito quel "cretino" rivolto a Brunetta da Tremonti durante la conferenza stampa sulla manovra finanziaria. "E’ emblematico. Brunetta, giustamente, parlava ai nostri elettori. Lui invece parlava solo ai mercati". Ed è proprio sulla manovra che
il premier si sofferma per dire che nonostante la blindatura di Tremonti e il fatto che "dobbiamo tenere conto delle circostanze", quel testo verrà modificato durante l’iter parlamentare. Sulle tasse "qualcosa faremo comunque" e ribadisce che in un periodo di crisi "il governo non ha messo le mani nelle tasche degli italiani come invece hanno fatto altri Paesi europei". Tuttavia, quel testo sarà rivisto: "Lo modificheremo. Correggeremo il superbollo sulle autovetture e qualcosa sulle tasse la faremo".

Resta però da convincere Tremonti. Il Cav. non sembra preoccupato più di tanto e l’ultima frase dell’intervista dice molto su cosa avverrà in Parlamento dalla prossima settimana. Indipendentemente da Tremonti. "Lui è preoccupato dei mercati. Lo capisco. Ma io gli ricordo sempre che in politica il fatturato è composto dal consenso e dai voti. A lui il consenso non interessa, a noi sì. Quindi, fermi restando i saldi, noi la manovra la cambieremo in Parlamento". Forse, è anche per questo che la scalata a Palazzo Chigi, per Tremonti, potrebbe essere come quella dell’Everest.