Il Cav. pensa a un patto sociale per la crescita e dà battaglia agli speculatori
02 Agosto 2011
Un patto sociale per la crescita e per la coesione nazionale. Il Cav. rilancia, fa suo l’appello di Napolitano, ascolta quello delle parti sociali e oggi in Parlamento sfiderà gli ‘speculatori’, quelli che giocano sui mercati internazionali e quelli che nei Palazzi della politica (e non solo) studiano ribaltoni e governi alternativi. Dal vertice notturno di maggioranza esce il testo per fronteggiare la tempesta finanziaria, rimettendo al centro l’economia. C’è lo stato maggiore del Pdl, c’è Tremonti che stamani andrà a Bruxelles a parlare con Junker; manca Bossi a Palazzo Grazioli, ma il mandato per Calderoli e Maroni è netto: difendere il ministro dell’Economia.
Chi ha lavorato alla bozza dell’intervento (spunti da ministri, vertici del Pdl e dal ghostwriter Giuliano Ferrara) rivela che si compone di due parti. La prima più tecnica, e qui il Cav. svilupperà un ragionamento che poggia su un concetto: il sistema economico italiano è solido, le banche non hanno problemi di liquidità e gli input che arrivano dall’economia reale sono incoraggianti. I conti pubblici sono in ordine, il trend migliora e la manovra approvata in una settimana anche col contributo di parte dell’opposizione, taglierà ancora il deficit raggiungendo il pareggio di bilancio nel 2014. Sul fronte dei mercati, nonostante lo spread tra titoli italiani e tedeschi resti alto, la domanda di Btp sta crescendo.
Il che non vuol dire ‘va tutto bene madama la marchesa’, né Berlusconi può permettersi di sostenerlo a spada tratta, specie in questo momento. Anzi, c’è la consapevolezza – filtra dall’inner circle del Cav. – che per rivitalizzare la crescita ci sia ancora molto da fare e per questo serva un patto condiviso, serva stabilità. E’ la risposta all’appello delle parti sociali e alle sollecitazioni del Colle: oggi il premier proporrà un patto che passi sì dal rilancio economico (compresi la riforma del fisco e del lavoro), ma anche da una dimostrazione pratica di coesione nazionale. “Qui non c’è in ballo la sorte del governo, bensì quella dell’Italia”, è il convincimento della maggioranza.
La sfida è rivolta alle parti sociali (convocate per domani a Palazzo Chigi) e all’opposizione affinchè “ciascuno faccia la propria parte con senso di responsabilità”. Nel suo discorso al Parlamento il premier punterà a rassicurare gli italiani e i mercati internazionali, e tuttavia metterà in guardia chi vorrebbe approfittare del momento in modo strumentale, lavorando a ipotesi di ‘scorciatoie’ di governi tecnici per far cadere l’esecutivo e dunque “lavorando contro gli interessi del paese”, spiegano da via dell’Umiltà. Sul piano politico, il Cav. dirà che questa maggioranza ha dimostrato di avere i numeri per andare avanti e che sarà così fino al 2013.
Ma quale sarà la road map? Secondo molti esponenti pidiellini, il premier nel suo discorso riprenderà parte dell’agenda delineata dal ministro Sacconi nell’intervista al Corsera – nella quale c’è chi legge una sorta di viatico verso Via XX Settembre –, compreso il capitolo privatizzazioni e liberalizzazioni, insistendo tuttavia di più su alcuni punti: il piano per il Sud, proprio oggi il Cipe darà il via libera a risorse per 7,5 miliardi di euro; la riforma del lavoro e quella del fisco. Il Cav. dirà che la legge delega servirà a ridurre la pressione fiscale su lavoratori e imprese, con maggiori benefici per le famiglie numerose.
Sul fronte del lavoro, l’obiettivo a cui guarda il Cav – assicurano i suoi – è fare in modo di portare sull’Italia nuovi investitori e investimenti, rendendo più facile e appetibile scegliere di farlo. Non è escluso che il governo riproponga una revisione dello Statuto, finora rimasta nel congelatore. Discorso a parte poi sui costi della politica: qui il Cav. sa di dover far qualcosa anche per contrastare l’onda anomala dell’antipolitica. Lo farà proponendo una razionalizzazione degli enti locali che tocchi da vicino pure le Province, e questo nonostante il no leghista.
Il vertice notturno a Palazzo Grazioli è servito anche a capire da che parte sta andando la Lega che sull’economia sta lavorando a un piano da sottoporre alle parti sociali. Ciò che appare chiaro è che il Carroccio fa quadrato attorno a Tremonti e respinge tentativi di cambiare cavallo in corsa. Un mandato chiaro che Bossi avrebbe affidato a Calderoli e Maroni insieme al messaggio per il Cav. Può sembrare un paradosso se si pensa che fino a poche settimane fa proprio la Lega era quella che mostrava segni di maggiore insofferenza per la linea di Via XX Settembre, ma in politica tutto ha il suo perché e il ‘quid’ leghista è che con Tremonti il feeling non si è mai del tutto spezzato, motivo per cui – è il ragionamento in soldoni – con lui si può sempre ragionare e mediare.
Secondo alcuni dei suoi fedelissimi il premier oggi dirà che col ministro dell’economia c’è piena condivisione (nonostante qualcosa tra si sia incrinato), ma c’è anche chi aggiunge un sibillino “per ora, poi a settembre si vedrà”. Intanto si lavora all’oggi e si ragiona su ipotesi tra le quali quella di anticipare le misure del piano triennale di rientro contenute nella manovra, collegandola a nuovi provvedimenti per far ripartire la crescita. Tutto nel giorno in cui le Borse registrano nuove flessioni e Tremonti fa il punto con le autorità di settore. E’ il segnale più evidente che a questo punto servono due: un messaggio chiaro al paese e provvedimenti concreti per portarlo fuori dalla ‘tempesta perfetta’. Quella finanziaria.
