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Grandi manovre e al centro le riforme

Il Cav. prepara la strategia per le regionali e pensa a Casini. Ma non solo

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Il vertice sulle regionali tra i tre azionisti della maggioranza  Berlusconi, Fini e Bossi lascia il passo al primo faccia a faccia (domani) tra il Cav. e Casini dopo il divorzio consumato sull’altare del Predellino. E non poteva che essere così perché il premier vuole testare fino in fondo le reali intenzioni del leader Udc, non solo in chiave alleanze sui candidati governatori ma anche sul capitolo riforme (giustizia in testa)  e, in prospettiva futura su un'intesa più stabile propedeutica a un coinvolgimento dei centristi nella compagine di governo.

Del  resto, l'idea che il Cav. accarezza da tempo è proprio questa e le prossime ore diranno se continuerà a restare tale o seppure ci saranno accelerazioni già a partire dal puzzle delle regionali.  La decisione di rinviare il vertice di maggioranza alla prossima settimana è stata presa di comune accordo con l’ex presidente di An e il Senatur, come spiega il premier quando dice che “non c’era nulla di urgente”. Una decisione che al tempo stesso, consente agli sherpa dei rispettivi partiti di approfondire ulteriormente il lavoro sulle candidature che sta procedendo a rilento anche per le fibrillazioni interne al Pdl e con l’alleato, su alcune piazze strategiche: dalle regioni del nord (Lombardia, Piemonte e Veneto) alle caselle ancora aperte su Lazio e Campania. 

Si spiega così la convocazione a Palazzo Grazioli, ieri sera, dei tre coordinatori e dei capigruppo e vice di Camera e Senato  calibrata su una ricognizione dei nodi ancora da sciogliere. Ma sul tavolo non poteva non esserci l’altro tema del momento, le riforme come del resto segnala la presenza all’incontro del Guardasigilli Alfano. Tema che per il Cav. resta prioritario. A vertice concluso Denis Verdini dice che la giustizia non era il punto all'ordine del giorno e che la riunione si è concentrata sulla trattativa con l'Udc rispetto alla quale Berlusconi ha chiesto il mandato ai suoi.

L’altro fattore che ruota attorno al capitolo regionali è quello degli assetti interni al governo che potrebbero portare a new entry a seconda di chi  tra i ministri ma soprattutto tra i sottosegretari (ad esempio Crosetto se sarà candidato in Piemonte o Cosentino se correrà in Campania)  sarà impegnato in prima persona della campagna elettorale e di chi, tra i governatori uscenti, sarà invece chiamato a Roma. Uno scacchiere che tuttavia si comporrà non prima di Natale, quando il quadro delle candidature sarà definito e quando si potranno capire meglio (dopo il 15 dicembre per quanto riguarda lo scudo fiscale)  i margini di manovra per la politica economica nei primi mesi dell’anno e dunque in vista delle regionali.

L’unica “pratica” che ormai pare a buon punto riguarda la nomina di Gianni Letta a vicepremier, mentre per gli assetti di governo (in particolare il ministero della Salute al quale saranno assegnati due sottosegretari)  qualcosa di più concreto potrebbe accadere dopo le regionali.

Il faccia a faccia di domani con Casini sarà preceduto da un passaggio importante:  la riunione dell’Ufficio di presidenza del Pdl fissata per oggi pomeriggio. Sarà quella la sede politica - è il ragionamento che circola negli ambienti del centrodestra – nella quale  Berlusconi chiederà ufficialmente al partito un mandato ampio per trattare con Casini e giocare tutte le sue carte. Al Cav. infatti non è sfuggito il modo in cui il leader centrista ha salutato l’uscita di Rutelli dal Pd. L’ex co-fondatore del partito democratico pochi giorni prima dell’addio a Bersani & compagni, aveva detto che se ne sarebbe andato non subito e non da solo, ma così non è stato. Anzi si è verificato l’esatto contrario, un po’ per il pressing dalemiano che mal digeriva una situazione di tira e molla, un po’ perché insieme all'ex sindaco di Roma non sono uscite consistenti truppe democrat. Per questo Casini ha detto al potenziale alleato “avanti, insieme arriveremo al 14 per cento”. A guardar bene, un modo sottile per dire a Rutelli di ripassare da via dei Due Macelli quando avrà in tasca il 7 per cento dei consensi.

Il Cav. dunque ha compreso che l’ipotesi del “grande centro” almeno in questa fase non ha numeri e forza per concretizzarsi, ragion per cui vuole battere il ferro finchè è caldo. In questo contesto,  il premier avrebbe tutta l’intenzione di procedere senza indugi e verificare se un’alleanza su scala nazionale sia una prospettiva  a portata di mano o se invece si riveli impraticabile. Compito non facile, perché i segnali che arrivano dai centristi non vanno nella stessa direzione, malgrado la disponibilità mostrata a ragionare sul ddl intecettazioni in discussione alla Camera (con gli "emissari" di Casini inviati al seminario della Consulta Pdl sulla giustizia) : mai alleanze con la Lega va ripetendo Casini che insiste sul concetto delle mani libere e l’ipotesi di accordi a macchia di leopardo nelle regioni dove col Pdl si troverà la quadra su candidato e programmi. Con in più il fatto che nel primo incontro con Bersani, Casini ha ragionato anche di come fare opposizione al governo Berlusconi.

Ma qual è la chiave del Cav. per ottenere un mandato ampio dai suoi per trattare con l'Udc e non irritare troppo la Lega? Secondo i rumors di Palazzo, Berlusconi deve anzitutto rassicurare il partito sul fatto che nelle regioni del Nord ci sarà un ticket col Carroccio e che qualunque governatore leghista sarà incoronato, verrà marcato stretto da un uomo forte del Pdl. Ragionamento che varrebbe anche per la Lombardia, regione che Bossi non considera affatto chiusa sul nome di Formigoni. E se il governatore uscente anche ieri ha ribadito che l’ufficializzazione della sua candidatura “è praticamente già stata data” , nei ranghi del Carroccio si fa notare che se così fosse realmente, l’inquilino del Pirellone non avrebbe bisogno di ripeterlo ogni giorno. Non solo, la lettura in chiave leghista sul rinvio del vertice Berlusconi-Fini-Bossi  rimanda all’incontro di ieri in Abruzzo tra il Cav. e lo stesso Formigoni (all’inagurazione della nuova Casa dello studente). Occasione che Berlusconi avrebbe utilizzato per fare pressing  su di lui magari prospettandogli in cambio la guida di un ministero di peso (si parla della Salute ma anche dell'Istruzione).

Certo è che il Senatur in questo momento sta giocando la sua partita su più tavoli, dal federalismo fiscale alle regionali passando per la finanziaria. Non a caso il botta e risposta tra Maroni e Bossi con il primo che dice di essere pronto a votare con l'opposizione se il governo non darà più risorse per la sicurezza (e le forze dell'ordine) e il secondo che lo bacchetta rimarcando che Maroni fa quello che dice il partito e il partito sta con il premier, tra i deputati padani viene letto come pura tattica. In altre parole un gioco delle parti in cui il vero destinatario del messaggio è il ministro Tremonti chiamato ancora una volta ad allentare i cordoni della borsa (specie su un tema come la sicurezza sul quale il Carroccio ha investito e incassato gran parte del suo consenso). La Lega dunque alza il prezzo e il prezzo più immediato per tenere unita la maggioranza potrebbe essere proprio la poltrona più alta del Pirellone, oltre ovviamente al via libera sulla giustizia e le altre riforme in cantiere che il Cav. intende portare a compimento entro la legislatura.

Ipotesi quella della Lombardia al Carroccio che, tra l'altro, potrebbe far digerire a Bossi l'eventuale accordo con l'Udc. Di contro, anche l'intesa coi centristi potrebbe passare da una presidenza di regione al Nord e in questo caso la piazza dove il partito di Casini ha più appeal è il Piemonte con la possibile candidatura di Michele Vietti e un ipotetico vice leghista. Più complicato sarebbe, invece, riaprire la partita su altre regioni come ad esempio il Lazio dove in pole position c'è Renata Polverini leader Ugl (gradita al presidente della Camera) o la Campania dove nel Pdl le acque restano agitate, coi finiani che non vedono di buon occhio la potenziale investitura di Cosentino.

Insomma il puzzle è fatto di mille tasselli, ciascuno dei quali tiene in ballo altre caselle. E come in un gioco di scatole cinesi, spetterà a Berlusconi trovare il bandolo della matassa tenendo presente che l'appuntamento nelle tredici regioni al voto in primavera diventerà inevitabilmente un test politico, per lui e per il governo. Che il Cav. non può permettersi di ipotecare.




 

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1 COMMENT

  1. intercettazioni comprese?
    si e’ dimenticato il lavoro alle intercettazioni,con tutti i miliardi che hanno dato a chi si erano fatti passare per dei altri,ai arresti,licenziamenti,processi,intercettazioni e’ tutto finito?Come mai che avete regalato i miliardi?per lo piu’ e per l’appunto a chi si e’fatto passare per me e non vi da lavoro!

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