Home News Il Cav. rassicura Bossi sul federalismo e disegna la nuova road map del governo

"Nessun dissidio con Tremonti"

Il Cav. rassicura Bossi sul federalismo e disegna la nuova road map del governo

Non c’è che dire, quella del Milan è una stagione che dà tante soddisfazioni a Berlusconi. E’ per questo che ha voluto incontrare i "ragazzi" rossoneri per salutarli e dirgli che la loro vittoria sul campo da gioco fa bene a tutta l’Italia. Ma è facile immaginare che il campionato più duro per il premier sia quello giocato sul campo minato della politica, dove il Cav. si è ritrovato da solo a centrocampo.

Così, subito dopo la fine delle feste natalizie, il fischio d’inizio ha dato il via ad una partita che Berlusconi è costretto a giocare su più fronti: presunti dissapori col ministro dell’economia Tremonti, i numeri e la tenuta della maggioranza, il rischio di elezioni anticipate e il federalismo tanto caro alla Lega di Umberto Bossi. Dunque, giornata politica all’insegna della mediazione.

Le voci fatte circolare da Libero e Il Giornale sui dissidi col ministro dell’Economia le ha messe subito a tacere in un intervento in diretta telefonica a Studio Aperto: "Tutte chiacchiere al vento, la maggioranza e il governo sono solidi e capaci". Il premier sfoggiava uno dei suoi migliori sorrisi così, pieno di ottimismo, non ha ritenuto indispensabile partecipare alla "cena degli ossi" a Calalzo, nel cuore delle Dolomiti, dove si sono incontrati Bossi, Calderoli e Tremonti per discutere di federalismo e del nodo delicato delle elezioni anticipate.

Già poche ore prima, ai microfoni dei cronisti, il Senatùr aveva affermato che l’esecutivo rimarrà dov’è, ma dopo un colpo al cerchio non si è risparmiato quello alla botte, spiegando che alcuni giorni è ottimista nei confronti del governo mentre in altri è più favorevole alle elezioni. Il che potrebbe suonare più o meno così: si approvino i decreti attuativi sul federalismo e il Carroccio non staccherà la spina all’esecutivo.

Un’ipotesi che il Cav., deciso a mantenere saldi i rapporti col Carroccio, non sta sottovalutando. Sta infatti continuando a lavorare all’allargamento della maggioranza in vista dell’ultima data utile per varare i decreti sul federalismo: il 28 gennaio. Una data importante che segna il termine dei diciassette giorni decisivi per il futuro della legislatura. L’11 gennaio, invece, la Consulta inizierà la discussione che decreterà il via libera o la bocciatura del 'legittimo impedimento', che ora consente al premier di non presentarsi in tribunale.  

Insomma, ha detto Berlusconi nell’intervista a Studio Aperto, l’Italia ha bisogno di tutto, tranne che di elezioni anticipate e l’ostentata sicurezza "che entro la fine di gennaio in Parlamento ci saranno le condizioni per consentirci di portare a termine la legislatura e il programma” si può leggere come la reale possibilità di imbarcare transfughi nella maggioranza. Secondo indiscrezioni, infatti, durante le feste natalizie il premier avrebbe messo gli occhi su una trentina di parlamentari dei quali almeno 10 potrebbero essere "tirati dentro" per rendere il governo più stabile e scongiurare il voto anticipato. Una scelta obbligata, considerando anche le dichiarazioni del ministro della Semplificazione Calderoli, secondo il quale "il guaio della maggioranza sono i numeri, perciò dico a Berlusconi che o recupera i numeri in Parlamento, e lo fa in fretta, oppure è meglio andare al voto".

Poi il premier, durante l’intervento a Italia 1, dopo la dura critica all’opposizione ("senza idee e senza leader, sa dire solo stupidaggini e sa solo calunniare e ingannare"), ha annunciato anche i "tre interventi bandiera" del governo in materia di cultura e ricerca, giovani e sicurezza dei cittadini. "Lavoreremo a un programma di interventi strategici di modernizzazione del Paese già decisi, avviati e in parte realizzati che andranno completati nel corso della legislatura".

Dunque, i prossimi interventi dell'esecutivo saranno formulati in materia di Piani casa, di investimenti sulle infrastrutture, di semplificazione, digitalizzazione della pubblica amministrazione, di liberalizzazioni e di un piano per il nucleare. Tutte questioni importantissime, che sicuramente saranno discusse non prima della metà di gennaio: i giorni, cioè, in cui potrebbero ribaltarsi le carte in tavola, costringendo il governo a riscrivere la road map di una nuova strategia.

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