Il blog del direttore

Il Cav. sbaglia ricetta: monolitici si perde

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La ricetta berlusconiana per salvare il partito è esattamente l’opposto di ciò che davvero serve al Pdl per cercare di rimettersi in piedi. “Dobbiamo essere monolitici” dice l’ex leader, mentre è vero il contrario: se quel poco che resta del partito si solidifica in un unico blocco indistinto nel nome di un berlusconismo ormai tramontato, basterà un solo, nuovo colpo di maglio elettorale per mandarlo in frantumi una volta per sempre. Un partito vero, normale, non può essere monolotico dopo l'impressionante serie di sconfitte e di errori (almeno da Milano in poi) di cui il Pdl è stato protagonista. E senza più Berlusconi il Pdl è costretto ad essere un partito vero e normale.

“Solo uniti si vince” dice l’ex premier, e ancora sbaglia. La classe dirigente del Pdl non è fatta di soldatini di piombo (o almeno non dovrebbe). Questo è esattamente il momento  di portare luce del sole una discussione anche tumultuosa sia sul passato che sul futuro del partito. E’ il momento di mostrare ai cittadini che il Pdl non è una voce solista ma un coro, magari ancora stonato, con timbri e coloriture diverse. Proprio perché non c’è una soluzione preconfezionata alla crisi del centro-destra e del paese (a meno di non voler prendere per buone proposte alla “Totó e i falsari”) tutte le idee e le proposte dovrebbero avere libero corso, dovrebbero essere ammesse alla discussione e anche allo scontro. Altro che simulare una unità di facciata, ci vuole l’opposto: mostrare ai potenziali elettori lo sforzo di un partito che cerca una nuova strada e che per farlo si affida - se ci sono - a tutte le energie disponibili, anche quelle critiche o eretiche.

Si dice: c’è Alfano, è lui il segretario del partito e garante della sua unità. Benissimo, ma Alfano quel ruolo non se l’è conquistato nel fuoco di uno scontro congressuale, gli è stato conferito dall’alto. É stata forse una scelta giusta e opportuna in quel momento, ma ciò non toglie che ora possa essere legittimamente messa in discussione in una leale battaglia di idee e di proposte (se ce ne sono).

Monolitici si va in frantumi , uniti (sul nulla) si perde. Battere la falsa moneta dell’unanimismo non servirà a riconquistarsi il favore degli elettori. Se qualcuno ha in tasca qualche moneta d’oro politico sonante, la spenda ora.

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10 COMMENTS

  1. bravo
    finalmente una voce seria e responsabile. Ma non c’è nessuno all’interno del PDL che dica chiaramente ai boiardi incatenati alla poltrona che è ora di sgombrare?
    Lo spacchettamento permetterebbe di interpretare meglio le varie ideologie, o sensibilità come si dice iprocritamente, che unite in unico programma permetterebbe a tanti elettori di trovare lo sbocco alle proprie idee e evitare la tentazione dell’astensione. Il prossimo parlamento dovrà eleggere un nuovo capo dello stato e sarebbe utile evitare un’altra sciagura.

  2. Caro Direttore,il PdL non so
    Caro Direttore,il PdL non so se contiene qualche persona valida,probabilmente si,lo spero.
    Ma solo se Berlusconi viene espulso potrà esserci qualche speranza.
    Credo che ormai gli italiani non lo possano più sopportare,e ogni volta che parla stecca,e poi dice che è stato frainteso.Penoso.

  3. Megalomania
    D’accordissimo, Direttore. Per salvarsi, il PdL deve necessariamente farsi palestra di idee (e, soprattutto, deve abbandonare questa cosa che non si può sentire della costruzione dell’area moderata).

    Così, in una botta di megalomania, in cui faccio fatica a riconoscermi, provo a proporre il mio “Manifesto della Rinata Anima Libertaria del PdL” (riconosco che sul nome di questa cosa ci sarà ancora un po’ da lavorare).

    A rileggerli, per il vero, i singoli punti si dimostrano tragicamente esposti in scarsezza d’ordine. Data l’ora, però, faccio appello alla pazienza di chi vorrà leggerli, affidandomi al magico potere della proprietà commutativa.

    Infine, considerando che, nonostante il nome (Partito delle Libertà), la creatura berlusconiana ha oramai abbandonato da parecchio tempo qualsiasi credibile riflessione libertaria, mi pare necessario, prima di attaccare alla porta dell’amato Occidentale il frutto delle mie riflessioni, aggiungere un prologo di fondamentale importanza:

    Prologo: Arridatece Martino !!!.

    Manifesto della Rinata Anima Libertaria del PdL

    (1) Vogliamo che l’Europa sia solamente un gigantesco mercato unico e non una opaca oligarchia autoreferenziale in grado di eterodirigere il destino dei singoli Stati.

    (2) Siamo per la pluralità dell’offerta politica e fiscale sul nostro continente e sosteniamo la libera concorrenza tra le Nazioni federate in vista della possibilità di attrarre il migliore capitale umano e fisico disponibile. Promuoviamo, di conseguenza, la libertà, in capo a ciascun cittadino europeo, di risiedere nel contesto statale che meglio approssima il suo ideale di vita e lavoro.

    (3) Pretendiamo il ritorno alla moneta merce e l’abbandono delle assurde pratiche di leverage bancario che hanno portato, in particolare negli ultimi 100 anni, a cataclismi di natura economica e sociale dagli intollerabili costi umani. Sosteniamo la chiusura delle Banche Centrali che, del sistema di riserva frazionaria, sono le supreme garanti. Siamo contrari allo sciocco feticcio che la deflazione sia un male e non intendiamo più continuare ad essere oggetto di esperimenti di inflazione pilotata.

    (4) Siamo contro qualsiasi tipo di intervento pubblico nell’economia (dai sussidi ai dazi alla manipolazione dei tassi di interesse), perché causa di distorsione dei meccanismi di allocazione delle risorse. Questi ultimi devono rimanere, per il tramite del sistema dei prezzi, saldamente in mano ai cittadini ed alle scelte di consumo che essi, inseguendo le proprie personali aspirazioni, devono poter liberamente esprimere.

    (5) Siamo per la drastica riduzione della presenza dello Stato nella vita delle persone ed a favore del principio di sussidiarietà e crediamo alla volontaria adesione degli uomini e delle donne a forme associative di autotutela contro gli accidenti del mondo. Denunciamo il fallimento dei moderni sistemi di welfare sotto i profili economico, sociale e psicologico e ne promuoviamo il completo superamento.

    (6) Siamo per la privatizzazione della Sanità e della Pubblica Istruzione e promuoviamo la libertà, in capo a ciascuna famiglia, di poter scegliere, per i propri figli, l’orientamento educativo più aderente alle proprie convinzioni.

    (7) Siamo per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti in tutte le sue forme, perché esso è la prima causa della formazione di oligarchie permanenti in grado di interporsi tra i cittadini e la gestione del potere. Promuoviamo la libera contribuzione dei privati ai movimenti politici.

    (8) Siamo convinti che le tasse siano, di per sé, un furto. Concediamo, tuttavia, che la loro esistenza sia in qualche modo giustificata da una serie di funzioni minime che lo Stato deve necessariamente svolgere (difesa e giustizia, in primis). Per esse, fissiamo l’aliquota unica al 20%. Ci schieriamo per l’abolizione del sistema delle detrazioni.

    (9) Siamo a favore della tradizione e pretendiamo di non doverci sentire, nel quotidiano, stranieri in casa nostra. Bocciamo il multiculturalismo e lo ius soli e non crediamo nella accelerazione della concessione della cittadinanza a persone provenienti da territori extraeuropei.

    (10) Crediamo in pochi, fondamentali diritti, tra cui la vita, l’integrità fisica e la proprietà. Rifuggiamo l’odierno illusionismo che ha trasformato lo Stato in una concessionaria di privilegi di ogni sorta.

    (11) Siamo convinti che l’uguaglianza sia solo di fronte alla legge e (per chi ci crede) di fronte a Dio. Sosteniamo che l’appoggio a qualsiasi altra forma di uguaglianza sia irriducibile nemico della libertà di uomini e donne.

    (12) Siamo a favore del riconoscimento delle radici cristiane del continente europeo.

    (13) Siamo per la vita.

    P.S. Solo formattando mi rendo conto che i punti sono 13. Mannaggia! Questo richiede l’urgente revisione del nome di questa cosa che diventerà, allora: Manifesto non Scaramantico della Rinata Anima Libertaria del PdL.

  4. Lancio il solito messaggio…tutti a casa!
    Uniti o divisi e’ assolutamente necessario mandarli tutti a casa.
    Loro sono il peggio del peggio, dicono di essere liberali e hanno fatto solo politiche socialiste, dicono di essere democratici e sostengono un governo che non solo non e’ mai stato eletto ma che si regge sui voti dati per fare l’esatto contrario di quello che fa’.

    Uniti o divisi che siano, vanno mandati a casa tutti! Solo dando un messaggio chiarissimo alle prossime elezioni (sempre che si mantenga questo instituto) sara’ possibile ricostruire un proposta alternativa ai socialisti.

    Se anche questi personaggi si facessero portavoce di nuove proposte politiche, noi sappiano che di loro non ci si puo’ fidare, questa e’ gentaglia che ritiene che il voto ricevuto sia una delega in bianco per fare quello che vogliono.

    L’Italia non ha futuro se non capiamo che prima di tutto i parlamentari del PDL devono diventare nel piu’ breve tempo possibile ex parlamentari.

    Almeno i parlamentari del PD sono socialisti che si vendono per socialisti, in altre parole non sono falsi come quelli del PDL…. certo non che loro siano democratici.. ma non si puo’ costruire un’alternativa credibile ai socialisti affidandoci a dei delinquenti!

  5. congratulazioni
    Molto bravo, Giancarlo. Spero ti diano ragione i vertici del PDL, altrimenti te la daranno i fatti.

  6. Stimato direttore
    Stimato direttore, ho condiviso vittorie e sconfitte del centrodestra italiano dal 1994. Sono tre-quattro anni ormai che però non mi ci riconosco più. Assisto sgomento allo sfilacciamento di una coalizione, all’eutanasia di un partito e al tramonto di quel progetto conservatore liberale che avrebbe dovuto allineare il nostro Paese alle altre democrazie occidentali. E tutto ciò ha in definitiva un solo colpevole: Silvio Berlusconi. Inutile girarci attorno: non solo con B. non riusciremo mai ad avere un centrodestra serio ed autorevole, ma è ormai assodato che con B. si perdono le elezioni, in quanto ormai la sua immagine e i suoi trascorsi squalificano qualunque idea e qualunque persona gli stia vicino. Quando il prof. Vaciago si sente in dovere di dire all’ex premier che lui “non sa cosa sia la moneta”, capirà che io mi vergogno di aver per tanti anni riposto la mia fiducia in un personaggio del genere. Bisognerebbe ricominciare daccapo, con umiltà, riconoscendo gli errori compiuti e condividendo il percorso con Casini e quanti avranno interesse a costruire un polo conservatore moderato che abbia radici solide e autorevoli esponenti che lo rappresentino. Vorrei che la destra tornasse ad essere sinonimo di prudenza, onestà e competenza. E, mi permetta di dire, anche di cultura e di buona educazione! Ci sono persone perbene nel Pdl, cerchiamo di salvare qualcosa di un’esperienza politica che rischia di essere ricordata come fallimentare. Saluti conservatori.

  7. concordo
    Concordo con l’articolista, ma credo ormai sia tardi. Perché qualcuno nel PDL si ribella proprio ora? Non poteva farlo prima? L’unanimità c’è sempre stata perché i politici del PDL sono stati tutti “incaricati” da Berlusconi, diciamo la verità. Come può un politico ribellarsi a Berlusconi quando è stato nominato (senza merito politico) proprio da Berlusconi? Il PDL è come una piramide, ma un partito normale non dovrebbe essere così. Con la scusa di evitare le vecchie correnti dei partiti della prima repubblica si è configurato un partito monolitico personalistico. Io in generale preferisco la logica aziendale a quella pubblico-politica, ma nel momento in cui un imprenditore scende in politica non è più tale, diventa politico a tutti gli effetti, anche perché maneggia soldi pubblici. Pertanto Berlusconi ha sbagliato a voler trasporre la logica aziendale in politica: l’elettore è cosa diversa dal cliente. Comunque ci sono solo due vie. O il PDL si scioglie, e sarebbe la cosa migliore, sperando che nasca un vero partito liberale, magari guidato da Giannino. Oppure si cambia radicalmente la classe dirigente del PDL, Berlusconi compreso ovviamente. Ma non vedo come possa attuarsi questa seconda ipotesi, atteso che nel PDL non è mai esistita neanche un’opposizione interna esplicita. In un qualsiasi partito di destra moderna, dopo una grave sconfitta, i vertici sarebbero stati già defenestrati. Ve lo immaginate quanto sarebbe durato Berlusconi nel partito conservatore britannico o in quello gollista francese? È vero che il PDL è stato fondato da Silvio ma questo non giustifica un’immedesimazione totale persona-partito, anche perché dal momento in cui vieni eletto hai una responsabilità anche nei confronti degli elettori, e non solo nei confronti dei politici (tuoi debitori in quanto nominati, per un malinteso senso di fedeltà). Voglio dire che ciò che conta è che vinca il centro-destra, non che vinca Berlusconi. Altri articolisti di questo sito pare non abbiano ben chiara questa distinzione…

  8. Un partito conservatore
    In relazione a quanto pubblicato da Rothbard e da vari utenti che scrivono puntualmente sull’Occidentale criticando il Pdl per un deficit di liberalismo, vorrei portare alla luce un punto di vista diverso, non so quanto popolare tra quanti votano (o votavano) centrodestra.
    A mio avviso la questione irrisolta del Pdl è la tradizione politica di riferimento, le cosiddette “radici” e di conseguenza la linea politica e lo stile con cui il partito si presenta all’opinione pubblica. Oggi praticamente tutti nel centrodestra usano dirsi, quando non “alternativi alla sinistra”, “moderati”, “liberali”, “riformisti”. Nessuno si definisce invece “conservatore” e il deficit di conservatorismo nel Pdl è la spia di quella degenerazione libertaria (sul piano sociale) e socialista (in quello economico) che tuttora rende impossibile qualsiasi confronto con i vari partiti di centrodestra occidentali. Il Pdl, sotto la falsa immagine di partito “moderato”, è in realtà un partito “radicaloide”, esagerato, il cui garantismo peloso solletica comportamenti libertini e purtroppo anche palesemente disonesti.
    Bisogna dire in tal senso che l’apporto della “destra-destra” (AN) nei confronti della liberale FI è stato tutto fuorchè conservatore. Penso in tal senso a quel galantuomo di Domenico Fisichella, sacrificato malamente per inseguire la Lega e il suo estremismo ideologico e verbale. Oppure di intellettuali come Sergio Romano (per non dire di Montanelli e Travaglio) scaricati come “terzisti” o persino avversari.
    L’Italia avrebbe bisogno di un partito conservatore, realista. Un partito che sappia porsi, attraverso la propria classe dirigente, come modello per la nazione. Un partito di gente colta, competente, perbene – altro che Minetti e Santanchè! Altro che Scilipoti! Un partito che susciti perciò il rispetto e non la vergogna. Un partito che non condivida con le sinistre il populismo e la demagogia, ma che si intesti il ruolo di garante dell’ordine e della continuità, di un moderato progresso nel rispetto della tradizione. Sinceramente io mi aspetto oggi che un partito del genere possa realizzarsi solo fuori dell’area berlusconiana e possibilmente attorno ad un moderato vero quale Casini. Il quale non è immune da colpe, indecisioni e tentennamenti, che risultano tuttavia poca cosa rispetto allo scempio operato, su versanti diversi, da Berlusconi e Fini. Scrivo queste righe su l’Occidentale perchè, nonostante sia tuttora parte integrante del “berlusconismo”, potrebbe in futuro favorire la costruzione di un centrodestra diverso da quello attuale. Saluti.

  9. Non ne facciamo un capro espiatorio
    Beh … prima di cominciare a lanciare uova marce su Berlusconi, addossandogli la colpa di tutto ed il suo contrario, magari ripensiamo bene a come sono andate le cose negli ultimi vent’anni ed alle persecuzioni personali ed ai tradimenti cui abbiamo assistito. Magari prendiamocela con tutto quel magistraturame che ha dichiarato guerra a Premier e Governo, con Iago Fini che ha tradito la scelta di campo degli italiani (chiara come mai prima) del 2008, con il nullo Casini ed i suoi scherani che hanno intralciato l’azione governativa dall’interno prima (2001-2006) e dall’esterno, ma con solidi agganci interni, poi (2008-2011), con il quotidiano fogna e con quello morente che hanno seminato balle a non finire, fregandosene di buon gusto e legalità, con l’architettura repubblicana che rende impossibile governare. Silvio avrà anche prediltteo la gnocca, ma, a parte quello, poco può essergli seriamente imputato.

  10. Milionate di voti, monolitismo e ricette; per l’Italia?
    Grazie a Marco 03/06/12 00:31 e 04/06/12 16:26 per la sua chiarezza e la sua costruttiva moderazione. Già, tutte colpe di Berlusconi, anche nel recente, ad esempio per lo sfacelo di Bossi e Lega (comunque se ne pensi) e per il gioioso tiro a segno a Formigoni. Chi potrà domani infastidire non condividendo largamente? Sappiamo non Casini né Fini né Pisanu né Rutelli, non più Catricalà… e cento e cento ben educati. Mezzo miliardo è poi una bella cifra da dover profondere a un oppositore. È vero: Antonio Martino. Chissà perché lui e quanto dice e diceva viene trascurato; perfino qui. Ma c’è professore e professore.

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