Il Cav. sceglie la via meno rischiosa per gestire la “vertenza” coi finiani

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Il Cav. sceglie la via meno rischiosa per gestire la “vertenza” coi finiani

17 Giugno 2010

Meglio puntare all’obiettivo che "impiccarsi" al calendario di Montecitorio. Della serie: cambia poco approvare il disegno di legge sulle intercettazioni entro luglio o a settembre, ciò che conta è che il testo sia quello approvato all’unanimità dall’ufficio di presidenza del Pdl e votato al Senato. Davanti ai vertici del partito e dei gruppi parlamentari convocati a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi sceglie una via mediana ma senza "cedimenti" a chi come i finiani vorrebbero rimettere in discussione quelle parti del provvedimento sulle quali, da giorni hanno riaperto la vertenza con la maggioranza.

Del resto la disponibilità ad un’apertura sui tempi dell’iter parlamentare gli era già arrivata ieri mattina dall’alleato di ferro Umberto Bossi e lo stesso premier all’assemblea di Confcommercio aveva mandato segnali distensivi all’inquilino di Montecitorio. Il che non vuol dire "smontare" un disegno di legge sul quale si discute da due anni, bensì non forzare troppo la mano con la manovra già incardinata alla Camera, evitando al tempo stesso possibili rilievi del Colle da un  lato e della Consulta dall’altro, oltretutto in un momento nel quale opposizione, Anm, media e perfino l’Osce caricano i cannoni della protesta.

Sul piano politico, è il segnale che si preferisce puntare a consolidare l’equilibrio all’interno del Pdl, tenendo aperta la porta del dialogo con Fini ma senza rischiare di dover riaprire quella coi colonnelli di An. Per questo, il premier ha dato mandato ai suoi, calendario permettendo, di trovare la ‘quadra’ per approvare il ddl insieme alla riforma universitaria e alla manovra economica, dossier considerati prioritari e sullo stesso piano.

La mossa del Cavaliere fa discutere e in Transatlantico si presta a varie interpretazioni. I finiani non si sbilanciano ma intravedono lo spazio per una ”ulteriore riflessione sul testo” e c’è perfino chi, tra i più oltranzisti, si spinge a dire che questo "è l’inizio di un cedimento".  Tra i berlusconiani , invece, c’è chi individua lo spazio per alcune modifiche sui punti più controversi e chi legge la linea del Cav. come un modo per blindare il testo e "stanare"  chi rema contro.

Come? Ad esempio con un nuovo passaggio nell’ufficio di presidenza del Pdl per mettere di nuovo ai voti ogni eventuale modifica al provvedimento. Insomma, si osserva nella maggioranza, si tratta di un passo indietro nella forma e un passo avanti nella sostanza. In altre parole, il punto non è il tempo ma il contenuto della legge e il ragionamento di fondo è che il nuovo passaggio nel parlamentino del partito consentirebbe al Cav. di mettere alla porta chi ha votato contro, "perché violerebbe la disciplina di partito e le sue decisioni prese a maggioranza”.

Se il finiano (moderato) Andrea Augello non interpreta l’idea in chiave anti-finiana sottolineando che se anche "il ministro Alfano dovesse individuare alcuni cambiamenti di natura tecnica al ddl, il testo dovrebbe passare di nuovo all’ufficio di presidenza del Pdl",  Ignazio La Russa, coordinatore nazionale, esclude che Berlusconi abbia parlato di modifiche al ddl e ribadisce che "per noi il testo uscito dal Senato è quello definitivo, perché frutto di una serie complessa di aggiustamenti che abbiamo accettato di buon grado. Poi, il Parlamento è sovrano e non possiamo certo evitare che vengano apportati degli emendamenti".

Negli ambienti pidiellini sono sostanzialmente due le ipotesi che circolano sulla road map del ddl: la prima è che nel provvedimento potrebbero essere insierite due o tre modifiche chieste dai finiani e che riguardano la durata degli ‘ascolti’; tempi e modalità delle intercettazioni ambientali; la possibilità di poter intercettare anche i ‘reati satelliti’ (l’usura) come se fossero reati di mafia. Punti sui quali aveva messo i suoi "paletti" anche il Capo dello Stato. Se queste modifiche dovessero andare in porto, magari in commissione Giustizia, l’esame in Aula potrebbe avvenire in tempi brevi, al punto che non si esclude la possibilità di votarlo nelle due settimane in cui la manovra economica resterà all’attenzione delle commissioni competenti al Senato.

Poi, la  quarta lettura a Palazzo Madama potrebbe essere rapidissima. In questo modo, si spiega nel Pdl, le intercettazioni potrebbero vernire approvate prima dell’estate. Per capire la direzione di marcia sarà interessante vedere come oggi il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno (finiana doc) leggerà la sua relazione sul ddl, cioè in che modo imposterà il discorso.

Intanto Berlusconi insiste sulla necessità di una norma che regolamenti l’uso delle intercettazioni senza penalizzare nè l’attività investigativa nè quella dell’informazione pur tutelando il diritto alla riservatezza dei cittadini sancito dalla Costituzione. "Siamo tutti spiati, ormai non c’è più la libertà di parola, questa non è vera democrazia", scandisce davanti alla platea di Confcommercio caldeggiando così l’approvazione del ddl. Un provvedimento contro cui si oppone "una piccola lobby di magistrati e giornalisti", ma con "150 mila telefoni sotto controllo", incalza, "la situazione è intollerabile".

Replica stizzita dell’Anm secondo cui quella del premier è "solo una vulgata", mentre il leader del Pd Bersani lo definisce un "terrorismo ad personam inaccettabile".

Oggi alla Camera, si apre un’altra pagina del dossier.