Il Cav. sonda il Pd per cambiare la legge elettorale dopo il ‘ni’ di Bossi

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Il Cav. sonda il Pd per cambiare la legge elettorale dopo il ‘ni’ di Bossi

06 Febbraio 2012

Il Cav. mette in campo una nuova strategia. Che punta dritta al 2013 con un titolo di testa e un co-protagonista: riforme (dal sistema di voto alla giustizia) e Bersani. Dopo il ‘ni’ di Bossi che un giorno minaccia Formigoni, poi ci ripensa e l’altro l’alleanza col Pdl, Berlusconi calibra l’agenda dei prossimi mesi: ribadisce il sostegno a Monti, apre al dialogo col Pd in parlamento sul alcuni dossier e conferma la candidatura di Alfano alla premiership.  

Non è un mistero né una novità il tentativo di sedersi attorno a un tavolo coi democrat per ragionare su alcuni dossier strategici che nel tempo del governo tecnico tocca alla politica aprire e portare a compimento preparando il terreno a quando la politica tornerà protagonista a tutti gli effetti: le elezioni politiche. Da settimane gli emissari del Cav., quelli del leader democrat e gli uomini di Casini lavorano lontano dai riflettori al capitolo riforme. Con alcuni risultati già evidenti: al Senato Quagliariello (Pdl) e Zanda (Pd) hanno firmato il testo per la riforma dei regolamenti parlamentari primo passo verso la riforma istituzionale e domani si aprirà il tavolo delle riforme alle quali proprio il Pdl chiama le altre forze della maggioranza.

I partiti prenderanno le reciproche misure nel convegno al quale ci saranno i big di Pdl (Quagliariello, Cicchitto,Verdini, Gasparri, La Russa, Matteoli, Alemanno, Meloni, Calderisi, Nania), Pd (Violante), Udc (Adornato)  e Lega (Calderoli). Tema: ipotesi di legge elettorale. L’iniziativa è in un certo senso una risposta alle sollecitazioni del Colle affinchè le forze politiche affianchino l’azione del governo impegnato sul fronte economico con un percorso “indipensabile” di riforma della politica e delle istituzioni. E’ un primo passo che per il momento registra una disponibilità bipartisan, anche se restano le divergenze non tanto sul da fare ma sul come farlo. Il centrodestra punta a portare avanti riforme istituzionali (che hanno la priorità con il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero di parlamentari, maggiori poteri all’esecutivo) e modifica del sistema di voto. Il Pd, invece investe di più sulla revisione del ‘porcellum’, proponendo un sistema misto ispanico-tedesco. Nel Pdl, si ragiona piuttosto sul modello spagnolo.

Nell’intervista a Libero, Berlusconi apre al dialogo col Pd indicando la necessità di fissare in una soglia di sbarramento più alta la chiave della riforma per non disperdere il voto dei cittadini “in una miriade di partiti e partitini” fra i quali, assolutamente a sorpresa, mette anche quello di Bossi. Successivamente corregge il tiro e soprattutto il titolo del quotidiano che spara in prima pagina il ‘suo’ patto col Pd, evidenziando che si trattava di una conversazione informale con un “ragionamento sul filo del paradosso” trasformato in un pensiero netto e preciso, insomma in una linea politica.

Correzioni a parte, resta il fatto che le prove tecniche di dialogo in particolare col Pd e pure col Terzo Polo sono sul tavolo come percorso di fondo ma al tempo stesso – secondo alcuni berluscones – anche come tattica in vista delle prossime amministrative. E seguendo questa analisi, la tattica sarebbe indirizzata al Carroccio, da sempre riottoso a mettere mano alla legge elettorale. Le reazioni dei lumbard confermano il fastidio: prima Bossi che si rimangia la minaccia a Formigoni, poi dice che se Berlusconi non si ricandida nel 2013 meglio perché così la Lega sarà il primo partito al Nord; poi Calderoli che ci mette su il carico da novanta quando ammonisce l’ex alleato su un fantomatico ‘piazzale Loreto’ o quando afferma che Alfano non può essere candidato premier perché siciliano. Padanate in libertà, ma che danno chiaro il senso del caos che regna dalle parti di via Bellerio e nella base del partito come la vicenda del maroniano Tosi peraltro indica: prima annuncia la lista (col placet di Maroni) poi viene stoppato dal Senatur che a sua volta e forse per la prima volta ammette l’esistenza di un problema nel movimento e il problema è “capire cosa vogliamo noi, se vogliamo diventare il primo partito della Padania”.  

Chiaro che il dialogo sulla riforma elettorale per il Cav. non può che essere in primis col Pd (dalla difesa del bipolarismo in giù), ma lo spazio ci potrebbe essere pure sul delicato tema della riforma della giustizia. Berlusconi ne è convinto quando sottolinea che adesso le condizioni sono cambiate e il fatto che l’altroieri alla Camera una quarantina di deputati democrat abbiano votato (a scrutinio segreto) l’emendamento leghista sulla responsabilità civile dei magistrati, ne rappresenta un’ulteriore conferma.  

Nell’intervista a Libero c’è un ultimo passaggio che salta agli occhi: la conferma dell’investitura di Alfano alla premiership del centrodestra. Il Cav. ribadisce che non si ripresenterà nel 2013 per Palazzo Chigi rilanciando la candidatura del segretario del Pdl. Ma lui, assicura, non se ne starà con le mani in mano. E l’atteggiamento dialogante col Pd è un primo segnale, oltreché una novità politica al tempo del governo tecnico.