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Nuovo tonfo delle Borse, Milano maglia nera europea

Il Cav. sonda le parti sociali sulla road map anticrisi e bacchetta Tremonti

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Giornata divisa in tre. Complicata. Il vertice governo-parti sociali, il nuovo tonfo delle Borse, il battibecco con Tremonti. Berlusconi prova a tenere il punto, dice che  non c’è alcuna connessione tra il discorso in Parlamento e il trend dei mercati che “reagiscono per ragioni proprie, distanti dalla realtà economica e dalla politica”; si concentra sulla nuova fase di concertazione che vuole aprire con Confidustria, pmi e sindacati, ma il barometro di Palazzo Chigi segna ‘perturbazioni”, non solo per la crisi.

Il tavolo con le parti sociali. Trenta sigle da un lato, il premier e il governo dall’altro. Primo incontro di una serie che nelle intenzioni del Cav. dovrebbe in augurare un nuovo metodo, una “nuova stagione” come l’ha definita Maurizio Sacconi, incentrata su “una forte condivisione delle responsabilità” . Il che significa: parti sociali che non si limitano a presentare le richieste all’esecutivo, bensì coinvolgimento e responsabilizzazione nella fase di realizzazione di tutto ciò che da qui in avanti si farà per portare l’Italia fuori dalla crisi.

Proposte a confronto, quelle del governo coi sei punti sottoscritti dalle sigle del mondo produttivo e sociale: a settembre la sintesi (e possibilmente l’intesa). Incontro interlocutorio, come era prevedibile, servito più ad annusarsi che ad entrare nell’operatività. E a ben guardare seppure il fronte è compatto attorno a un documento comune, non tutte le sigle parlano a una voce sola. Se aperture e disponibilità arrivano dalla Cisl e seppure con toni più prudenti da Confidustria, è la Cgil a chiudere a qualsiasi ipotesi di riforma dello Statuto dei lavoratori  dal momento che la questione era stata osteggiata fin dalla sua presentazione e ora, riproporla, per Susanna Camusso “è una provocazione”.  Strada in salita anche se l’impegno di tutti è sull’obiettivo Italia. I sei punti sottoscritti dalle parte sociali sono considerati dal governo come “base” per un’intesa. Se ne conosceranno gli esiti (tempi e modi) tra un mese.

Borse col segno meno. I mercati restano in piena turbolenza, Piazza Affari maglia nera in Europa (ma non è andata meglio alle altre Borse) e lo spread tra titoli italiani e tedeschi continua a salire. A complicare le cose in una giornata ad alta tensione, è stato il black out informatico che ha mandato in tilt la Borsa di Milano, ma dopo due ore impiegate a risolvere il guasto, la chiusura è negativa. E’ la reazione al discorso del premier in Parlamento? Berlusconi smentisce, quel discorso – ha ripetuto ieri – era rivolto ai cittadini affinché non si lasciassero spaventare da chi in questo momento ha messo l’Italia nel mirino della speculazione. 

Per molti analisti, invece, la correlazione c’è e la reazione dei mercati si spiega col fatto che a livello internazionale ci si aspettata dal Cav. una linea più netta e dettagliata, in particolare l’intenzione di anticipare quanto con la manovra è stato spalmato in tre anni per raggiungere il pareggio di bilancio (2014). E del resto è la stessa sollecitazione che la Bce rivolge all’Italia quando Trichet invita Roma ad anticipare le misure per il risanamento. Dal canto suo, Berlusconi è convinto che “la Borsa ha una sua vita assoluta scostata da quella che è la realtà economica”, invitando chi ha investito in titoli azionari a “tenerli nel cassetto”. 

Botta e risposta Berlusconi-Tremonti. La tregua è stata siglata ma le frizioni restano. E stavolta non serve ricorrere a retroscena o scenari possibili perché tutto si compie davanti a microfoni e telecamere, nella conferenza stampa che segue il vertice con le parti sociali. Il ministro del Tesoro non aveva visto di buon occhio la decisione di riferire in Parlamento sulla crisi e con lui buona parte della Lega. Ieri il battibecco tra i due conferma un certo nervosismo.

Comincia Tremonti che parla del nuovo metodo di concertazione non solo “Italia su Italia” ma anche tra il governo e gli organismi economico-finziari europei. Cita la Commissione europea, il Fmi e l’Ocse, ma il, Cav. lo interrompe aggiungendo “Anche la Bce…”. Il ministro replica stizzito: “Credo sia molto importante, ma non coinvolgibile in questa fase...”.  Controreplica del premier: “Informabile, però, sì…”. Tremonti va avanti nel discorso, mentre il Cav. guarda ironico alcuni collaboratori seduti davanti a lui. E la Lega, oggi da che parte sta? Si divide tra i due – spiega un deputato padano -, anche se resta il disappunto dimostrato negli ultimi mesi per la linea rigorista dell’inquilino di via XX Settembre e per i tagli agli enti locali. Non è un caso se il capogruppo a Montecitorio, Reguzzoni è tornato a chiedere in tempi rapidi la revisione del patto di stabilità per i comuni virtuosi.  

Le opposizioni. Se Bersani e Di Pietro vanno avanti a testa bassa insistendo il primo sul governo tecnico e dunque sul passo indietro del Cav. e il secondo su “al voto subito” con annessa mozione di sfiducia, anche ieri come del resto il giorno prima in Parlamento, chi marca una differenza è ancora Casini. Ai giornalisti, il leader Udc dice che sicuramente “c’è il timore che il governo non ce la faccia ma, dopo aver chiesto per tre anni le dimissioni e votato contro le fiduce al governo, pensiamo che bisogna smetterla con la litania delle dimissioni. Se c’è questo governo, almeno governi”. Niente governi tecnici, dunque.

Rilancia la proposta di una commissione per rilanciare la crescita ma non chiude la porta alla maggioranza. Due segnali in due giorni non sono poca cosa e a Gaetano Quagliariello non sfugge la diversità di toni e contenuti che “hanno caratterizzato l'atteggiamento delle forze di opposizione sia durante il dibattito in Parlamento, sia ieri a margine degli incontri con le parti sociali”. Indubbiamente restano da capire strumenti, tempi e modo per una collaborazione rispettosa dei ruoli di ciascuno e tuttavia, il vicepresidente dei senatori Pdl dà atto al leader Udc di “aver dimostrato concretezza, senso di responsabilità e soprattutto di non aver chiesto, di fronte alla virulenza della crisi che la fisiologia della democrazia venga alterata”.  

Un doppio passo in avanti verso il partito dei popolari italiani? Anche questo lo sapremo a settembre.

 

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4 COMMENTS

  1. Punto di domanda
    “Forte condivisione delle responsabilità” non vuol dire proprio nulla; è la conferma del fatto che tirano a campare e non hanno una progettualità coerente o alcuna intenzione di rilancio del paese. Berlusconi è poi un disastro su ogni fronte. Ai sindacati ha snocciolato il compendio di luoghi comuni (fasulli) sullo stato di robustezza del bilancio italiano e sulla posizione più fortunata del paese rispetto all’Europa. Le sciocchezze non finiscono. Ha avuto l’ardire di sostenere che “la Borsa ha una sua vita assoluta scostata da quella che è la realtà economica”. Balla colossale. Come il mercato possa prescindere da una valutazione della siturazione del paese o dalla constazione dell’encefalogramma piatto dello sviluppo francamente mi pare oscuro. Il nulla assoluto.

  2. Perturbazioni?
    Queste sono le perturbazioni?? Allora che succederà se per caso il piano annunciato per settembre toccherà anche i privilegi della casta e dei poteri forti ? Oppure sotto “liberalizzazione”, “tagli delle auto blu”, “riduzione delle province” si intenderà, come solito e come temo, l’aumento delle accise sul carburante, tasse locali, condoni, contributo di soliderietà magari anche da quelli che non arrivano a fine mese.

  3. Armageddon
    Ormai mi ha convinto: il nostro Premier, Berlusconi, non capisce niente di economia. Purtroppo per il nostro paese e per tutti noi. Mi chiedo se la giornalista Lucia Bigozzi abbia una qualche capacità critica nei confronti del suo beneamato Cav. o sia pagata solo per scrivere “veline” dove si citano provvedimenti, fatti che, ahimè, vengono smentiti dalla cruda realtà nel giro di poche ore. Le consiglio di leggere l’articolo di Giannino presente peraltro sullo stesso Occidentale. In ogni caso se nulla verrà fatto, con buona pace del Cav. e di tutti noi, Settembre lo vedremo sì, ma nelle sembianze di un Armageddon finanziario mai visto, che spazzerà via Berlusconi, la Bigozzi e purtroppo gran parte della ricchezza del nostro paese.

  4. via dall’euro e dalla schiavitù verso la Germania
    Non serve a nulla “parlare con i sindacati e con la sinistra”.
    Il governo dovrebbe sì tagliare la spesa pubblica ma questo indipendentemente dalla crisi attuale. Tagliare la spesa pubblica col consenso dei sindacati e della sinistra è poi una cosa che fa ridere i sassi.
    La crisi attuale in realtà deriva essenzialmente dall’euro che è una moneta di cartapesta e le cui autorità monetarie si identificano in un gruppo di burocrati idioti che non sanno neppure aprirsi la patta dei calzoni senza un cicisbeo di turno.
    La moneta unica produce instabilità per i paesi periferici che non siano allineati perfettamente al paradigma tedesco perchè la BCE regola la sua politica monetaria in modo da assecondare gli interessi dell’economia tedesca anche a scapito delle altre economie.
    I tassi dei paesi periferici sono destinati a non rientrare fintantochè si continuerà a rimanere nell’euro.
    L’unica soluzione è uscire dall’euro e convertire i conti da euro in lire o in fiorini, ducati, quello che vi piace di più.
    La permanenza nell’euro sta facendo solo danno al paese. L’esempio di Grecia e Portogallo dovrebbe essere ormai chiaro. Questi paesi non hanno guadagnato nulla ad assecondare le richieste dei burocrati di bruxelles. Sono sempre lì sull’orlo del default.
    E sarà lo stesso per l’Italia qualunque manovra si faccia.
    E’ l’euro il problema e dobbiamo liberarcene.

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