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Miccichè lascia il Pdl

Il Cav. striglia Tremonti: manovrina e riforma fiscale prima dell’estate

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A Palazzo Chigi Silvio Berlusconi dà tre notizie. Una manovra da 3 miliardi sul bilancio 2011 entro luglio, una “cura” manutentiva dei conti e il varo della delega al governo per la riforma fiscale. Notizie, perché fino a ieri il dossier fiscale era appeso ai pochi (e in molti casi confusi) rumours trapelati dai vertici di Palazzo. Il premier ci mette un punto sopra, dopo il Consiglio dei ministri preceduto da un faccia a faccia a quanto pare teso con Tremonti. Ma ci sono altre due date da evidenziare nelle tre settimane di ‘fuoco’ per il centrodestra: il 22 giugno la verifica parlamentare chiesta da Napolitano e il Consiglio nazionale del Pdl per la ratifica della nomina di Alfano a segretario politico. In mezzo “l’annuncio” di Bossi a Pontida (il 19), propagandato dalla Lega come uno dei passaggi clou per la maggioranza. 

Davanti ai microfoni e ai taccuini, il Cav. smorza le polemiche confermando che col ministro dell’Economia c’è intesa piena sul percorso da qui ai prossimi due anni, tenendo ferma la barra del pareggio di bilancio nel 2014. Eppure nelle riunioni a ripetizione - presente Bossi -, il pressing per allentare i cordoni della borsa è stato serrato e resta agli atti la frase del Cav. su Tremonti che “non decide ma propone”. Il premier dice che col Professore di Sondrio “abbiamo ripetutamente parlato in termini molto civili e rispettosi” e se polemiche ci sono state è perché la stampa ha dato notizie “destituite di fondamento”. Un modo per allontanare i sospetti sul suo rapporto col titolare di Via XX Settembre non sempre sereno, specie nelle ultime settimane e stando alle ‘voci’ di Palazzo pure ieri nel faccia a faccia preliminare al Cdm tra i due ci sarebbero stati toni accesi col premier deciso su misure a favore della crescita pur nel rispetto degli obblighi di bilancio e col ministro fermo sul no alla riduzione delle tasse.

Complessivamente, la manovra economica dovrebbe pesare 10 miliardi da qui al prossimo anno. Di questi, il premier ha spiegato 3 miliardi serviranno per la manutenzione dei conti 2011 per reperire risorse da destinare ad alcune misure e tra queste le missioni all’estero e parte del mille-proroghe. Per il resto il governo è orientato ad andare avanti con manovre pari allo “0,6-0,70 per cento del Pil”, spiega il premier e dunque nell’ordine di 6-7 miliardi all’anno. Questo consentirà di arrivare ad un intervento complessivo che cumulato negli anni sarà nell’ordine di circa 40 miliardi, cifra già circolata in questi giorni.

Prima della pausa estiva sarà varata anche la delega sulla riforma fiscale, collegata alla legge di Stabilità che sarà approvata tra settembre e ottobre, strumento col quale Palazzo Chigi intende arrivare alla riduzione delle tasse entro il 2013. Resta in campo anche l’ipotesi di trasferire la tassazione dalle persone alle cose (cioè sui consumi) prevedendo una diminuzione dell’Irpef e un ritocco al rialzo dell’Iva. “'Non facciamo nulla di preoccupante ma solo quanto è stato concordato con l'Europa” per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2014 assicura il premier che poi ricorda come in tutti i Paesi i deficit siano lievitati per l’effetto crisi, l’Italia ha chiuso il 2010 con un disavanzo al 4,6% del Pil, “meglio di noi ha fatto solo la Germania. La Gran Bretagna è al 10,5%, la Polonia al 7,9%, per non parlare della situazione di Portogallo, Spagna e Irlanda”. Infine sulla correzione dei conti ribadisce la linea per i prossimi anni: “Dobbiamo fare esattamente quello che abbiamo già fatto nel 2008, 2009 e 2010, ossia un intervento che non raggiunge un punto di Pil”.

Berlusconi ne ha anche per la Lega che con la storia del trasferimento al Nord di due ministeri e la fuga in avanti di Calderoli che ha depositato in Cassazione la richiesta di una legge di iniziativa popolare, ha creato non poco scompiglio, prima e dopo i ballottaggi a Milano e Napoli. Non c’è alcun trasferimento di dicasteri, al massimo si tratta di uffici di rappresentanza, taglia corto proiettando l’azione dell’esecutivo al 2013 e confermando che la maggioranza è solida e va avanti. Nessun problema neppure per la verifica parlamentare sulla quale Berlusconi si dice convinto che non servirà la fiducia dal momento che Napolitano ha chiesto una comunicazione ai due rami del Parlamento e se poi fosse necessaria “non sarebbe un problema”.

Ostenta sicurezza il Cav., ma le fibrillazioni nella maggioranza restano e ieri si è aggiunto il caso Miccichè. Il sottosegretario incontra il premier per comunicargli l’uscita dal Pdl sua e dei suoi uomini (dieci deputati e quattro senatori) per formare il gruppo parlamentare di Forza del Sud. Obiettivo per ora impossibile perché non ci sono i numeri previsti dal regolamento ma intanto il trasloco sarà nel gruppo misto, poi col movimento Noi Sud di Adriana Poli Bortone potrebbero esserci convergenze. Miccichè se ne va pur garantendo sostegno al governo e alla maggioranza perché – dice – la Lega non può dettare l’agenda politica. In realtà, fanno notare alcuni deputati pidiellini, la mossa potrebbe significare da un lato il tentativo di lasciarsi le mani libere se la situazione dovesse precipitare, dall’altro ‘condizionare’ le scelte di Palazzo Chigi per il Sud. Insomma, una separazione con molte incognite, almeno per il momento.

Il Cav. fa un accenno anche al partito per dire che il Consiglio nazionale del Pdl si riunirà i primi di luglio (tra il 1 e il 4) con all’ordine del giorno la ratifica di Alfano a segretario politico e per ribadire che la situazione “è tranquilla”. Messaggi rassicuranti e tuttavia i movimenti interni, le cene correntizie, i tentativi di rimettere in discussione gli equilibri o quelli di riposizionamento sono cronaca di questi giorni e dei prossimi dal momento che adesso c’è un uomo solo al comando (politico) al quale il Cav. ha affidato pieni poteri.

Infine un passaggio sui referendum, non senza polemiche, quando Berlusconi dice che non andrà a votare e un nuovo affondo alla stampa ricordando che lui i giornali non li legge più perché leggerli “significa solo disinformarsi”.  Un vecchio refrain che Giuliano Ferrara catalogherebbe tra i “monologhi” di cui la gente si è stufata. Ma il Cav. non se ne cura, pure dopo la batosta di Milano e Napoli.

 

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1 COMMENT

  1. Folli.
    La caduta dell’attuale governo causerebbe all’Italia danni incalcolabili.
    Sembra che la sinistra, sostenuta dal vento di follia di centri sociali, neo comunisti, ex magistrati e compagni, preferisca il caos per raggiungere l’obiettivo di abbattere Berlusconi.
    Forse gli esempi di Grecia, Spagna Portogallo, Irlanda non sono sufficienti a farli ragionare.

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