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Scontro finale

Il Cav. svela il ‘patto’ per farlo fuori dalla politica, Fini si schiera con l’Anm

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L’avviso ai naviganti di Berlusconi e il controavviso di Fini. E’ sul terreno della giustizia da riformare che si gioca lo scontro tra schieramenti  e quello – forse definitivo – tra  giustizia e politica. Il campo  della sfida sono le amministrative con lo start up del fine settimana e gli effetti evidenti nel dibattito parlamentare. Tanto che Di Pietro si è già portato avanti: un esposto presentato oggi ai carabinieri contro il Cav. a proposito del ‘patto’ tra pm e Fini denunciato dal premier.

Domenica e Milano il premier ha aperto la corsa alla ricandidatura di Letizia Moratti a Palazzo Marino e per buona parte del suo intervento ha mostrato il passo di chi non retrocede di fronte all’attacco mediatico-giudiziario che vorrebbe eliminarlo dalla scena politica. Anzi, la controffensiva del Cav. ha fatto seguito alla ‘campagna’ di certe procure che centellinano a certi giornali testimonianze e intercettazioni sul Rubygate (da quelle illegali sulle conversazioni private del premier alle novelle girl di Arcore) e, c’è da stare sicuri, caratterizzerà molto di questa sfida elettorale che peraltro lo stesso Berlusconi considera un 'test nazionale' per governo e maggioranza. Al ‘piano’ per buttarlo già da Palazzo Chigi e per via giudiziaria, il Cav.  replica che se questo è il disegno la riforma della giustizia si farà con lui e pure senza, perché “abbiamo la maggioranza del paese e in parlamento” e se c’è chi da diciassette anni persegue il solito obiettivo, questa volta fallirà come è successo per tutte le altre.

Riformare la giustizia è ancor più “indispensabile e urgente per tutti i cittadini”, una delle priorità dell’agenda di governo insieme alla revisione dell’architettura istituzionale e alla riforma del fisco che il centrodestra intende portare a termine entro il 2013, a prescindere dalle forze – politiche e non – che si oppongono al cambiamento.  L’affondo più energico lo riserva alle manovre della sinistra che in passato ha tentato, oggi tenta e lo farà anche domani “con una nuova eversione cercando di dare una spallata al governo eletto dagli italiani”. Esattamente come – è il passaggio clou del Cav. – “come hanno tentato di fare con la dispora di Fini cercando di farci perdere la maggioranza, contro il voto degli italiani”. Lo hanno fatto il 14 dicembre in Parlamento, ma le ‘manovre’ di cui parla il premier, rimandano a quello che definisce “un patto scellerato tra Fini e i magistrati”.

Concetto che negli ultimi mesi ha più volte manifestato ma domenica ha aggiunto alcuni dettagli riferendo che dell'esistenza del ‘pactum scelleris’ gli ha parlato direttamente uno dei “giudici che avevano partecipato alle discussioni” con il presidente della Camera.  Fini replica a strettissimo giro bollando le parole del Cav. come “intollerabile escalation di mezogne” e lo sfida a dimostrare quanto va sostenendo. Ma oggi ha fatto di più: ha rcevuto nel suo ufficio a Montecitorio i vertici dell’associazione nazionale dei magistrati, in servizio permanente effettivo contro il presidente del consiglio se si chiama Silvio Berlusconi, per ribadire che la magistratura è “un pilastro di legalità e dello stato di diritto” perché “nell'architettura costuituzionale voluta dai padri costituenti la magistratura, non solo ordinaria, rappresenta il vero pilastro a salvaguardia dei principi di legalità a difesa di tutti i cittadini".

Dunque la terza carica dello Stato si schiera senza indugi dalla parte delle toghe e al presidente del sindacato Luca Palamara (insieme al vice Cascini) avrebbe espresso apprezzamento per la ‘posizione istituzionale assunta dall'Anm’ sottolineando che, secondo quanto riportato alle agenzie, “il rispetto reciproco tra le istituzioni è la premessa indispensabile per la salvaguardia dello stato di diritto e per la leale collaborazione tra poteri dello stato". Palamara a Fini ha detto che i magistrati non vogliono farsi trascinare sul terreno politico di scontro, ma dimentica di ammettere un dato ormai storico: quanto certe procure hanno cercato di perseguire in tutti questi anni con inchieste, processi, una miriade di perquisizioni nelle aziende del Gruppo, acquisizioni e verifiche, va esattamente in quella direzione. L’iniziativa di Fini scandisce un’altra giornata incandescente nei Palazzi della politica: da un lato il centrodestra che stigmatizza accusando il presidente della Camera, come fa il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, di essersi da mesi infilato politicamente nel fronte giustizialista insieme alla sinistra e ai dipietristi, mentre il ministro Gianfranco Rotondi risponde alla sfida lanciata da Fini al Cav,. e si spinge a vaticinare che del ‘famigerato patto tra pm e Fini, presto parlerà la fonte che lo rivelerà a tutti gli italiani”.

Dall’altra parte della barricata, la sinistra che con Bersani dice che tutto ciò che dice o fa Berlusconi fa male all’Iitalia e Di Pietro che stamani è andato dai carabinieri a denunciare il premier convinto che “occorre che la magistratura valuti fino a che punto Berlusconi non abbia attentato ad organi costituzionali nel loro insieme: alla Camera, perché il presidente rappresenta la Camera nel suo insieme, e all'intero assetto costituzionale, perché c'è anche una ipotesi di vilipendio alle istituzioni e viene fuori in modo evidente il suo ruolo di mandante morale e politico”.  Nuova querelle, clima avvelenato. 

Berlusconi va avanti e stavolta è chiaro che intenda farlo fino in fondo dando seguito alle riforme per le quali lui e la sua maggioranza sono stati eletti. Stavolta si gioca il tutto e per tutto. Lo sa e non è un caso se proprio nella sfida per Milano la città dove i futuristi di Bocchino al ballottaggio daranno libertà di voto ai propri elettori (un modo subdolo di non escludere convergenze col candidato della sinistra Pisapia) ha deciso ancora una volta di metterci la faccia guidando la lista del Pdl. Un modo diretto per confermare un altro concetto sul quale il Cav. non ha lasciato spazio alle interpretazioni: il berlusconismo non è alla frutta come dicono Bersani, Fini e Casini. Per questo nella roccaforte del centrodestra fissa l’obiettivo: superare le 53mila preferenze delle ultime elezioni. 

Messaggio per gli avversari politici vecchi e nuovi, per l’alleato di ferro Bossi, ma pure per quanti dentro la galassia pidiellina in questa fase sono più concentrati a ragionare del dopo che dell’ora. Magari a cena.

 

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2 COMMENTS

  1. le dichiarazione di
    le dichiarazione di Berlusconi sono del tutto verosimili:
    anche io ad esempio sono perseguitato da anni, c’è un patto scelerato stretto ai miei danni da Papa e Guardie Svizzere!

  2. E si, questa legislatura e
    E si, questa legislatura e tutta piena piena di riforme, quante saranno? dieci, venti! e tutte epocali poi! Non è un caso che nel mondo si parli del nostro paese appunto per sottolineare questa grande verve riformistica, e non piuttosto per ironizzare su gaffe, escort e barzellette!

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